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 MA SIAMO DAVVERO TUTTI UGUALI?

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emmeci
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Maschio
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MessaggioTitolo: MA SIAMO DAVVERO TUTTI UGUALI?   Gio Giu 26, 2008 5:24 pm

Ricordo d’avere in passato impostato con questo titolo un argomento che ha suscitato alcune recriminazioni, quasi si fosse trattato di una domanda politicamente scorretta se non addirittura retrograda e immorale: da respingere comunque anche in base alle leggi dell’evoluzione. E ora il famoso biologo e genetista Edoardo Boncinelli conferma l’esistenza di questa diversità, proprio richiamando le basi evolutive della nostra specie.
Dice in sostanza che i cambiamenti che si riscontrano in noi uomini rispetto al passato – cambiamenti che sono di natura ambientale e non genetica - hanno portato non solo a variazioni di tipo anatomico-fisiologico (per esempio l’aumento della statura, la maggior durata e sanità della vita) ma a un apprezzabile “aumento della diversità”, che fa sì che gli esseri umani di oggi presentino caratteristiche molto più variabili dal punto di vista comportamentale e culturale, al di là dunque dei progressi dovuti allo sviluppo della medicina e dell’igiene. Con il procedere della civiltà – dice - l’uomo ha fatto allentare la morsa della selezione naturale, e oggi sono in vita tanti individui che senza il progresso della medicina sarebbero morti …..Dunque dobbiamo essere consci e soddisfatti della diversità. Ma come si concilia questo con la proclamata uguaglianza di tutti gli esseri umani e la condanna di ogni residuo di razzismo?
Qui si manifesta l’insufficienza non tanto della teoria evoluzionistica quanto, in un orizzonte ancora più ampio, di tutte le concezioni che considerano l’uomo come un essere completamente spiegato da leggi naturali, cioè da leggi che comportano oggettività e misurabilità delle funzioni e dei comportamenti, così come per tutti gli esseri viventi e non viventi dell’universo: concezioni che hanno avuto efficacia a tagliare le ali alla fantasia e alla superbia dell’uomo (privandolo della convinzione di essere diverso da tutti, fino a considerarsi non solo figlio di Dio ma fatto a sua immagine e somiglianza), ma che hanno anche avuto conseguenze deprimenti sulle facoltà creative dell’uomo, che non è una specie distinta dalle altre solo per qualche percentuale di genoma – ma per uno scatto evolutivo che ha comportato lo sviluppo della conoscenza e soprattutto della coscienza morale. Il fatto è che l’uomo può cercare la verità fuori della natura e rivoltarsi contro la natura, considerandola regolata da leggi non solo sbagliate ma addirittura cattive. E’ questo il “salto quantistico” dell’evoluzione umana, quello che a un certo momento ha portato l’uomo a porre domande che hanno trasformato l’evoluzione in rivoluzione, e anche se nessuno ha dato risposta, esse hanno effettivamente trasformato l’uomo in un essere diverso da quelli naturali: domande come “qual è la verità? qual è il bene assoluto?” E sono queste che, al di là di ogni diversità genetica o culturale, fanno della nostra specie una sola specie, dando una paradossale conferma delle teorie darwiniane. Vi immaginate un animale che, come nel celebre film di fantascienza, si alza dal branco a mugolare “qual è la verità?”, “qual è il bene assoluto?”
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CALLICLE

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Maschio
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MessaggioTitolo: Re: MA SIAMO DAVVERO TUTTI UGUALI?   Dom Mag 20, 2012 2:03 pm

emmeci ha scritto:
Ricordo d’avere in passato impostato con questo titolo un argomento che ha suscitato alcune recriminazioni, quasi si fosse trattato di una domanda politicamente scorretta se non addirittura retrograda e immorale: da respingere comunque anche in base alle leggi dell’evoluzione. E ora il famoso biologo e genetista Edoardo Boncinelli conferma l’esistenza di questa diversità, proprio richiamando le basi evolutive della nostra specie.
Dice in sostanza che i cambiamenti che si riscontrano in noi uomini rispetto al passato – cambiamenti che sono di natura ambientale e non genetica - hanno portato non solo a variazioni di tipo anatomico-fisiologico (per esempio l’aumento della statura, la maggior durata e sanità della vita) ma a un apprezzabile “aumento della diversità”, che fa sì che gli esseri umani di oggi presentino caratteristiche molto più variabili dal punto di vista comportamentale e culturale, al di là dunque dei progressi dovuti allo sviluppo della medicina e dell’igiene. Con il procedere della civiltà – dice - l’uomo ha fatto allentare la morsa della selezione naturale, e oggi sono in vita tanti individui che senza il progresso della medicina sarebbero morti …..Dunque dobbiamo essere consci e soddisfatti della diversità. Ma come si concilia questo con la proclamata uguaglianza di tutti gli esseri umani e la condanna di ogni residuo di razzismo?
Qui si manifesta l’insufficienza non tanto della teoria evoluzionistica quanto, in un orizzonte ancora più ampio, di tutte le concezioni che considerano l’uomo come un essere completamente spiegato da leggi naturali, cioè da leggi che comportano oggettività e misurabilità delle funzioni e dei comportamenti, così come per tutti gli esseri viventi e non viventi dell’universo: concezioni che hanno avuto efficacia a tagliare le ali alla fantasia e alla superbia dell’uomo (privandolo della convinzione di essere diverso da tutti, fino a considerarsi non solo figlio di Dio ma fatto a sua immagine e somiglianza), ma che hanno anche avuto conseguenze deprimenti sulle facoltà creative dell’uomo, che non è una specie distinta dalle altre solo per qualche percentuale di genoma – ma per uno scatto evolutivo che ha comportato lo sviluppo della conoscenza e soprattutto della coscienza morale. Il fatto è che l’uomo può cercare la verità fuori della natura e rivoltarsi contro la natura, considerandola regolata da leggi non solo sbagliate ma addirittura cattive. E’ questo il “salto quantistico” dell’evoluzione umana, quello che a un certo momento ha portato l’uomo a porre domande che hanno trasformato l’evoluzione in rivoluzione, e anche se nessuno ha dato risposta, esse hanno effettivamente trasformato l’uomo in un essere diverso da quelli naturali: domande come “qual è la verità? qual è il bene assoluto?” E sono queste che, al di là di ogni diversità genetica o culturale, fanno della nostra specie una sola specie, dando una paradossale conferma delle teorie darwiniane. Vi immaginate un animale che, come nel celebre film di fantascienza, si alza dal branco a mugolare “qual è la verità?”, “qual è il bene assoluto?”

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Caro Amico emmeci,


quello che scrivi , dal punto di vista dei cambiamenti, si basa su dei dati reali; quarant’anni or sono i numeri di scarpe maschili più vendute erano: in misure francesi il 41 e il 42 (7 e 8 inglesi), oggi sono il 43 e 44, ciò è segno che qualcosa, nella struttura fisica è cambiato, perlomeno per ciò che riguarda i piedi.
Per ciò che concerne l’uguaglianza, fatto salvi i diritti civili e politici, la rifiuto in blocco, perché spesso è omologazione e schiacciamento verso il basso.
In definitiva credo che nella differenza [ e nell’interazioni fra le differenze] sia insita la vera possibilità di crescita; dal punto di vista biologico non so risponderti in modo preciso, certo che i messaggi chimici che riceviamo dalle persone, con cui veniamo a contatto, sono differenti, quindi ne deduco che differenti siano, biologicamente, le persone.

Di conseguenza ciò che ci distingue dagli animali rimane solo la capacità di interrogarci, poi se ciò avviene, con velocità minore, anche nelle altre specie lo ignoro.

Callicle





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MessaggioTitolo: Re: MA SIAMO DAVVERO TUTTI UGUALI?   Mer Dic 26, 2012 9:55 pm

Quando si parla di “uguaglianza” tra gli uomini, si intende che essi hanno “uguali diritti”, come è sancito dalla costituzione francese prima ed americana poi.
Biologicamente si può parlare di “uguaglianza” solo se identifichiamo i parametri di riferimento, il che non è facile.

Parlare di “etnie” è abbastanza scontato: gruppi di individui che si sono evoluti, partendo da date di circa 60.000 anni fa, ma anche anteriori, in ecosistemi diversi.

Lo specismo è un altro parametro di discussione: cosa distingue l’uomo dagli altri animali? La conclusione è: ben poco. Senza dover accennare ai primati, anche molte specie evolute come felini, canidi, uccelli ... presentano caratteri quali la capacità di associazione, pensiero astratto, sentimenti, ..... Che uno di essi si chieda “qual è la verità? quale il bene assoluto?” dimostra solo che l’uomo è capace di porsi delle domande inutili. Gli animali lo sanno benissimo e quindi non hanno ragione di chiederselo. ;o))))

L’errore più comune è quello di pensare alla nostra specie come qualche cosa di diverso dalla natura, capace di superarla e di modificarla a suo piacimento.
L’uomo, per sua natura, è, appunto, un fenomeno naturale, non diversamente dai dinosauri, ha modificato il pianeta con la sua presenza. Il pianeta però non se n’è accorto. ;o)))))

emmeci ha scritto:
Ricordo d’avere in passato impostato con questo titolo un argomento che ha suscitato alcune recriminazioni, quasi si fosse trattato di una domanda politicamente scorretta se non addirittura retrograda e immorale: da respingere comunque anche in base alle leggi dell’evoluzione. E ora il famoso biologo e genetista Edoardo Boncinelli conferma l’esistenza di questa diversità, proprio richiamando le basi evolutive della nostra specie.
Dice in sostanza che i cambiamenti che si riscontrano in noi uomini rispetto al passato – cambiamenti che sono di natura ambientale e non genetica - hanno portato non solo a variazioni di tipo anatomico-fisiologico (per esempio l’aumento della statura, la maggior durata e sanità della vita) ma a un apprezzabile “aumento della diversità”, che fa sì che gli esseri umani di oggi presentino caratteristiche molto più variabili dal punto di vista comportamentale e culturale, al di là dunque dei progressi dovuti allo sviluppo della medicina e dell’igiene. Con il procedere della civiltà – dice - l’uomo ha fatto allentare la morsa della selezione naturale, e oggi sono in vita tanti individui che senza il progresso della medicina sarebbero morti …..Dunque dobbiamo essere consci e soddisfatti della diversità. Ma come si concilia questo con la proclamata uguaglianza di tutti gli esseri umani e la condanna di ogni residuo di razzismo?
Qui si manifesta l’insufficienza non tanto della teoria evoluzionistica quanto, in un orizzonte ancora più ampio, di tutte le concezioni che considerano l’uomo come un essere completamente spiegato da leggi naturali, cioè da leggi che comportano oggettività e misurabilità delle funzioni e dei comportamenti, così come per tutti gli esseri viventi e non viventi dell’universo: concezioni che hanno avuto efficacia a tagliare le ali alla fantasia e alla superbia dell’uomo (privandolo della convinzione di essere diverso da tutti, fino a considerarsi non solo figlio di Dio ma fatto a sua immagine e somiglianza), ma che hanno anche avuto conseguenze deprimenti sulle facoltà creative dell’uomo, che non è una specie distinta dalle altre solo per qualche percentuale di genoma – ma per uno scatto evolutivo che ha comportato lo sviluppo della conoscenza e soprattutto della coscienza morale. Il fatto è che l’uomo può cercare la verità fuori della natura e rivoltarsi contro la natura, considerandola regolata da leggi non solo sbagliate ma addirittura cattive. E’ questo il “salto quantistico” dell’evoluzione umana, quello che a un certo momento ha portato l’uomo a porre domande che hanno trasformato l’evoluzione in rivoluzione, e anche se nessuno ha dato risposta, esse hanno effettivamente trasformato l’uomo in un essere diverso da quelli naturali: domande come “qual è la verità? qual è il bene assoluto?” E sono queste che, al di là di ogni diversità genetica o culturale, fanno della nostra specie una sola specie, dando una paradossale conferma delle teorie darwiniane. Vi immaginate un animale che, come nel celebre film di fantascienza, si alza dal branco a mugolare “qual è la verità?”, “qual è il bene assoluto?”
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