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 Onnipotenza del pensiero

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MessaggioTitolo: Onnipotenza del pensiero   Sab Giu 14, 2008 10:33 am

No, non parlo dell’onnipotenza di Dio, cioè di colui che può aver ideato il disegno di questo universo e obbliga tutti, creduli e increduli, a non dimenticare il suo nome e a fare i conti con lui anche se nessuno l’ha visto e noi viviamo in un mondo – come si può dire – fisicalistico e secolarizzato….Parlo del nostro umano pensiero, di quello che germina in noi e dà a ognuno la possibilità se non la certezza di essere un padrone assoluto. Proviamo a chiudere gli occhi per metterci alla prova: non siamo liberi di pensare a tutto? Anche se abbiamo i polsi legati, anche se siamo stesi su un letto di dolore, anche se siamo prossimi a perdere i sensi o a bearci nell’insipienza – finché ci è dato pensare, chi può imporci dei vincoli, e come non crederci, al pari di Amleto, signori di uno spazio infinito? E’ questo forse il premio dei martiri o l’ultima grazia dei condannati? No, è un privilegio che accompagna tutti, nel bene e nel male, ed è proprio il fatto che possiamo pensare di essere pazzi, di essere morti, anzi di non essere mai esistiti ciò che dimostra tale immenso potere. E non abbiamo bisogno di chiederci da dove il pensiero ci viene, se ci è stato donato da angeli o diavoli, se la sua base è fisica o metafisica: il pensiero c’è, sostenuto da una fede superiore a ogni fede, perché può andare contro sé stesso, e anche schiacciato e vituperato, è pronto a risorgere.
Voi direte: ma che ci serve se non possiamo tradurre in realtà questa libertà di pensiero? A che serve pensare di essere signori di uno spazio infinito quando i nostri progetti possono essere in un istante vanificati e noi sparire come moscerini senz’ali? Eppure c’è un pensiero veramente sovrano e capace di sconfiggere tutto: è il pensiero dell’assoluto, che è ciò che ispira religiosi scienziati e filosofi e che forse ha spinto noi stessi a entrare nel forum. E non dimostra questo forum non solo la libertà ma l’onnipotenza del nostro pensiero? Tu credi che la verità sia soltanto fisica e tu, invece, con identica fede, che la verità è una verità dello spirito: ebbene, proprio la certezza di una verità assoluta dimostra l’onnipotenza del vostro pensiero. Insomma, è tale questo potere che è sempre capace, anche fra le spire di uno stato tirannico, di imporre alla mente la sua verità.
Ma perché, obietterete ancora una volta, se il pensiero è padrone, noi non possiamo agire sempre come vogliamo o come pensiamo? No, non perché ci siano degli agenti all’angolo della strada, ma perché, con tutto il rispetto che rivolgo al pensiero e che questo forum certifica, devo ammettere che c’è qualcosa di più audace e potente di esso, di fronte a cui il pensiero stesso riconosce la sua piccolezza fino a non contare più nulla: e non è la morte, che di fronte al pensiero non c’è, ma è la libertà di fare o non fare, di parlare o tacere, cioè la moralità, coi tormenti e le delusioni che essa comporta. Che valgono allora religioni, scienze e filosofie? Se il pensiero può giungere all’assoluto, esso si ferma di fronte a una porta sbarrata, sapendo di non essere nulla di fronte a quello che è un semplice gesto d’odio o d’amore.
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Lun Giu 16, 2008 9:35 am

Sì, Bige, questi forum sono per noi – apprendisti filosofi - quello che potevano essere una volta i vari atenei d’Europa che cercavano di accaparrarsi studenti o clerici vagantes, e quanti più ne avevano, tanto più cresceva la loro fama…e c’era chi, come noi, compariva ora qui ora là. Però non si trattava solo della fama dell’ateneo, ma anche di qualcosa di più nobile e serio, cioè del bisogno anzi dell’ansia di verità che assillava questi studenti e li faceva correre per l’Europa: tu dirai che magari era anche la strategia dei grandi pensieri cioè dei grandi poteri, Vaticano e ordini monastici in primis, che li assegnavano a questa o quest’altra sede, senza badare alla felicità dell’interessato, come è avvenuto – a quel che ricordo – per Giordano Bruno che, per liberarsi dagli ordini dell’ordine (domenicano), preferì peregrinare per l’Europa fino a finire come è finito. Ma cos’è la felicità in confronto all’onnipotenza del pensiero che si conquista l’immortalità?
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Dom Giu 22, 2008 9:56 am

La felicità c’è solo quando la si è perduta, Bige. E penso che anche i filosofi greci, che pure sembrano aver considerato la felicità come lo scopo ultimo della saggezza e della filosofia, la intesero in modi tanto diversi da far credere che fosse per loro piuttosto un miraggio che una realtà o al massimo una specie di narcosi. E non si dimentichi che la grecità è nata con la guerra di Troia e che la vetta della poesia e della coscienza greca è ravvisabile piuttosto in Eschilo che in Omero.
E, quanto all’era attuale….Claudio Magris avverte che oggi “tanta letteratura anche impegnata o drammatica agisce come un analgesico nei confronti della lacerazione della vita e della storia, elude il negativo, lo isola dentro un cordone sanitario…. È un po’ come inserire l’irriducibile sofferenza di un individuo in una statistica, sempre meno inquietante di un grido, mentre è stata soprattutto la grande arte d’avanguardia novecentesca a esprimere quel grido …Oggi il cosiddetto postmoderno tende a relegare il novecento e la sua disperazione formale ed esistenziale nel museo del passato, mentre noi siamo ancora in quel gorgo e se scorgiamo una riva – scrive lo scrittore inglese John Banville, è dal ponte di una nave che affonda.
Certo ognuno ha la facoltà e forse il diritto di essere felice se le condizioni glielo consentono, però dobbiamo riconoscere che, almeno in questo campo, il totalitarismo novecentesco è finito, e dunque.... non obbligatemi ad essere felice.
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Mar Giu 24, 2008 6:15 pm

emmeci ha scritto:
...non siamo liberi di pensare a tutto? Anche se abbiamo i polsi legati, anche se siamo stesi su un letto di dolore, anche se siamo prossimi a perdere i sensi o a bearci nell’insipienza – finché ci è dato pensare, chi può imporci dei vincoli, e come non crederci, al pari di Amleto, signori di uno spazio infinito? E’ questo forse il premio dei martiri o l’ultima grazia dei condannati? No, è un privilegio che accompagna tutti, nel bene e nel male, ed è proprio il fatto che possiamo pensare di essere pazzi, di essere morti, anzi di non essere mai esistiti ciò che dimostra tale immenso potere. E non abbiamo bisogno di chiederci da dove il pensiero ci viene, se ci è stato donato da angeli o diavoli, se la sua base è fisica o metafisica: il pensiero c’è, sostenuto da una fede superiore a ogni fede, perché può andare contro sé stesso, e anche schiacciato e vituperato, è pronto a risorgere.

...ed è nella dimensione del pensiero che l'uomo si può dichiarare "libero, sul trono e in catene" (Fenomenologia dello Spirito)...davvero un bel pensiero.

emmeci ha scritto:
Voi direte: ma che ci serve se non possiamo tradurre in realtà questa libertà di pensiero?

E cos'è la realtà se non quello che noi pensiamo che essa sia? Esiste forse qualcos'altro oltre a quella che va sotto l'occhio del nostro pensiero? Qualcuno lo può testimoniare...?

emmeci ha scritto:
Tu credi che la verità sia soltanto fisica e tu, invece, con identica fede, che la verità è una verità dello spirito: ebbene, proprio la certezza di una verità assoluta dimostra l’onnipotenza del vostro pensiero.

E che dire di coloro che hanno la certezza dell'impossibilità di una verità assoluta?

emmeci ha scritto:
Ma perché, obietterete ancora una volta, se il pensiero è padrone, noi non possiamo agire sempre come vogliamo o come pensiamo? No, non perché ci siano degli agenti all’angolo della strada, ma perché, con tutto il rispetto che rivolgo al pensiero e che questo forum certifica, devo ammettere che c’è qualcosa di più audace e potente di esso, di fronte a cui il pensiero stesso riconosce la sua piccolezza fino a non contare più nulla: e non è la morte, che di fronte al pensiero non c’è, ma è la libertà di fare o non fare, di parlare o tacere, cioè la moralità, coi tormenti e le delusioni che essa comporta. Che valgono allora religioni, scienze e filosofie? Se il pensiero può giungere all’assoluto, esso si ferma di fronte a una porta sbarrata, sapendo di non essere nulla di fronte a quello che è un semplice gesto d’odio o d’amore.

Non capisco...dunque la moralità, a tuo parere, non rientra nel pensiero?
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Gio Giu 26, 2008 8:16 am

Grazie per l’attenzione, Fato Avverso….Vedo che siamo d’accordo su tutto, salvo che sull’ultimo passo del ragionamento, che può sembrare effettivamente una decostruzione dell’intero edificio, perché blocca la potenza del pensiero di fronte a un semplice atto d’odio o d’amore….Non distruggendolo ovviamente, ma dimostrandone la pochezza di fronte al valore decisivo della moralità; e furono proprio i filosofi greci che pretesero di cooptare la moralità al pensiero dichiarando (a cominciare almeno da Socrate) che è impossibile che chi conosce che cosa è la virtù non la compia, dando così un’aureola a quella figura del saggio virtuoso e beato che ha rappresentato un nobile anche se manierato ideale della cultura europea, che dovette faticare per armonizzarlo con l’ideale del santo cristiano, molto più tormentato ma anche arricchito da una vita interiore gremita di dubbi.
D’altra parte, caro Fato Avverso, credo proprio che se l’uomo è qualcosa di diverso da un essere naturale (oggetto delle scienze fisiche e antropologiche) è perché è un essere morale, e la moralità è in un certo senso una ribellione alla natura. Un pensiero, questo, che potrebbe nutrirne altri per chi volesse estendere l’argomento a toccare non solo la dialettica di teoria e prassi ma quella, oggi più trendy, dell’evoluzionismo in confronto all’intelligent design…
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Gio Giu 26, 2008 2:34 pm

Sono senz'altro d'accordo con quanto affermi, ma dal mio punto di vista, non credo sia possibile scindere la moralità dal pensiero per poi porla come un ostacolo a lui. Anzi semmai credo che la moralità, o meglio l'esercizio dei valori morali sia l'atto che più di tutti emancipa la potenza del pensiero, e lo rende libero più che mai. La legge morale non è forse anch'essa un qualche cosa che non esce dalla semplice dimensione del pensiero?
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Ven Giu 27, 2008 10:42 am

A Fato Avverso: tornerò per un momento a quello che dovette essere un punto critico per gli idealisti tedeschi (primo fra tutti Fichte), che scoprirono in sé un io pensante in pericolo di solitudine, per l’impossibilità logica di dimostrare l’esistenza di altri io intorno a sé. E non so se veramente abbiano risolto questo problema, che hanno cercato di superare ricorrendo al concetto di io assoluto contro io empirico – un concetto che mi pare aggravi il problema (se io ho in me un io assoluto, perché ho bisogno che esistano altri io intorno a me?). Ma il problema (che in fondo si annodava a quello del solipsismo) trova effettivamente una giustificazione in ciò che chiamiamo pensiero: se uno non esce dalla sfera conoscitiva, è impossibile dimostrargli che gli altri esistano, ed è solo passando in in una sfera più ampia – la sfera morale - che si può affermare che l’uomo non può essere uomo se non tra uomini (o, in una ancora più ampia estensione, tra altri esseri viventi e perfino non viventi). Ho parlato di idealisti, ma il problema è precedente al loro avvento, è il problema dell’io penso, nato quando se ne interessò Cartesio, il quale poi ha dovuto aspettare tre secoli perché Husserl gli suggerisse di accettare l'intersoggettività dell’io penso.
Credo che sia meglio tagliare il nodo ammettendo l’impossibilità di dimostrare logicamente l’esistenza degli altri, e riconoscendo che la moralità rappresenta un grado superiore al pensiero: ciò che d’altra parte non richiede il ricorso a qualcosa come lo spirito, la religione, la mistica…perché può trovare conferma o giustificazione nell’evoluzionismo della natura in quanto questo venga accolto in tutta la sua potenza, cioè non limitandolo a una combinazione o ricombinazione di geni ma interpretandolo come ciò che scandisce uno sviluppo attraverso fasi o piani diversi e perfino rivoluzionari, quando passa dalla fisica alla chimica, da questa alla biologia e infine (infine?) al pensiero – mentre ogni fase presuppone la precedente e si apre a una nuova realtà. Ed è in questo senso che posso dire che la moralità oltrepassa il pensiero, perché può in ogni momento dimenticare A=A e accettare A=B, cioè trapassare ogni posizione in una posizione più alta: ciò che quasi mi farebbe pensare a una futura epoca evoluzionistica nella quale predomini la moralità anziché adattamento e caso….Ma questo potrebbe essere soltanto un segno di scarsa attenzione alla realtà o lo sfogo di un idealista deluso da un’inaffidabile "onnipotenza del pensiero".
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Ven Giu 27, 2008 4:23 pm

A parte il fatto che non era mia intezione ricadere nel solipsismo totale... Solo trovo macchinoso il voler distinguere moralità-pensiero quando il pensiero, per l'individuo, non può che invadere tutta la realtà - e questo, a mio parere, può essere tranquillamente affermato senza dover necessariamente accettare la teoria fichtiana -.

Per quanto riguarda la seconda parte del tuo discorso: Ma tu per pensiero intendi semplicemente il ragionamento logico? Perchè se allora è così, il tuo discorso comincia a tornarmi di più.
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Sab Giu 28, 2008 10:59 am

Se costringiamo il pensiero a sottostare a uno schema logico credo che gli togliamo l’aria per respirare ed arrivare un po’ più in alto di quello che può dire un fisico, professionalmente autorizzato a pensare in termini oggettivabili e funzioni ben definite, sistematiche e strutturate….Mentre per l’uomo qualunque, cioè vivo e pensante - qualche volta perfino creativo - la logica (A=A) conta poco e spesso non conta nulla. Prova ad analizzare una qualsiasi frasetta che senti suonare all’intorno: puoi vedere in essa logica e coerenza? E soprattutto, qual è quell’uomo che prima di cominciare a parlare ha consultato un manuale di logica o che soltanto si preoccupa della grammatica? Questo non significa che l’uomo deve parlare spropositato, ma che vive in sé grammatica e logica come strutture inconsce e obbligate a servire ad esprimere, quali in fondo sono nate e tuttora sono.
E la moralità ti pare che sottostia a ragionamenti logici? Forse la legge del taglione o una giustizia di pesi e contrappesi potrebbe essere considerata una moralità logica. Non solo: la moralità nelle sue più grandi espressioni può apparire non solo rivoluzionaria rispetto alle esigenze d’ordine (direi perfino castali) delle società storiche, ma addirittura rispetto alle necessità naturali, come ho in qualche modo accennato nel precedente testo in cui, senza voler dubitare delle verità della scienza ma solo delle sue pretese totalitarie, ho ipotizzato che forse è qui il punto nevralgico della teoria dell’evoluzione, qui dove essa – contrariamente a certi suoi eper-positivisti assertori - ha il coraggio di compiere dei salti di qualità.
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Sab Giu 28, 2008 12:26 pm

emmeci ha scritto:
Prova ad analizzare una qualsiasi frasetta che senti suonare all’intorno: puoi vedere in essa logica e coerenza? E soprattutto, qual è quell’uomo che prima di cominciare a parlare ha consultato un manuale di logica o che soltanto si preoccupa della grammatica? Questo non significa che l’uomo deve parlare spropositato, ma che vive in sé grammatica e logica come strutture inconsce e obbligate a servire ad esprimere, quali in fondo sono nate e tuttora sono.

Nessun uomo consulta libri di logica prima di iniziare a parlare...E con poco ragionamento ognuno di noi è in grado di arrivare a capire una qualsiasi regola di logica senza aver bisogno di studiarle. Ma questo non significa che ognuno di noi viva la logica come spontanea e acquisita; anzi, io vedo mancanza di razionalità quasi in ogni intervento, soprattutto quando le persone che parlano non sentono il bisogno di tener conto di logica e coerenza. Questo, naturalmente, è più che largamente concesso nella conversazione quotidiana, ma diventa un problema nel momento in cui si sente la necessità di risolvere un qualsiasi problema senza incappare in paralogismi inutili.

emmeci ha scritto:
E la moralità ti pare che sottostia a ragionamenti logici? Forse la legge del taglione o una giustizia di pesi e contrappesi potrebbe essere considerata una moralità logica.

Ok, da quanto ho letto mi è ora chiaro che tu, parlando di pensiero, ti riferisci soltanto al "ragionamento logico"; molto bene, ecco che allora si chiarifica il fraintendimento avuto fin dall'inizio della discussione; in questo caso allora direi che è legittima la tua divisione, ed è anche spiegato come mai io non comprendessi inizialmente cosa tu volevi dire: poichè all'inizio del discorso eri partito con accenti che sembravano voler suggerire una concezione del pensiero come di un qualche cosa di totalitario, tanto da identificare sotto il nome di pensiero tutti i contenuti mentali di qualsiasi genere. Infatti mi stavo appunto chiedendo, se pensiero è tutto ciò che è "presente" nella mente, come può la moralità starne fuori? In un secondo momento, invece, hai identificato il pensiero con il procedimento logico, tanto da portare il principio di identità come esempio, dimostrando che al contrario della logica la morale ammette anche una negazione di quest'ultima (e viceversa, aggiugerei io).

Come vedi -tornando all'argomento sopra- seppur il pensiero quotidiano esula spesso dalla logica, dalla razionalità e dalla coerenza, è sempre preferibile avere le idee chiare riguardo ai termini che vogliamo utilizzare.
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Sab Giu 28, 2008 5:55 pm

Credi davvero, Fato Avverso, che il discorso filosofico si distanzi molto da quello quotidiano, dove del resto gli empiristi logici lo scaricavano senza reticenze? E invece io credo che quello filosofico sia veramente un linguaggio quotidiano, solo un po’ raffinato, tanto da poter portare chi lo professa fino ad una cattedra universitaria. E, per tornare al nostro argomento, è proprio questo che dimostra l’onnipotenza del pensiero, perché il linguaggio scientifico ha dei precisi limiti e schemi da seguire, mentre quello filosofico può spaziare senza troppi riguardi verso le idee degli altri. E penso che ti sarai qualche volta stupito delle concezioni che certi filosofi hanno proposto nei loro venerandi volumi, concezioni che talvolta potrebbero apparire ancora più stravaganti di quelle usate dalle religioni di questo o quell’altro continente….E a questo punto tu penserai che io sono un nemico della filosofia o per lo meno della libertà concessa ai filosofi, e invece no, io credo che solo i regimi tirannici o totalitari (siano essi religiosi o laici) pongano dei paraocchi ai filosofi e li obblighino a pensare certe cose invece di altre…Dunque, viva la libertà filosofica, e con essa quella morale che della logica proprio non sa che fare, nonostante gli sforzi erculei di Kant per ridurla ad un’unica stringata formula della sana ragione.
Ma ho paura che così non ci siamo ancora intesi, perché io tolgo la sacralità della logica non solo alle concezioni morali, ma a quelle della semplice filosofia….Certo. è questione di che cosa si intende per logica: se essa deve obbedire a uno schema oppure seguire esclusivamente il bagliore della verità….Cioè, in fondo, se si modella sulla scienza, che ha bisogno di concetti saldi e precisi, o si apre senza paura trasformando i concetti così come hanno fatto tutti i veri filosofi e come dimostra la storia della filosofia: perché, se è vero che parlando con i ragazzi di Atene Socrate partiva dalla necessità di formulare concetti e insisteva tenacemente su questo, è anche dimostrato che il miglior allievo di Socrate li ha trasformati fino a farli diventare idee nell’iperuranio, senza con questo perdere il filo della logica (la sua logica). Come vedi ho un concetto della filosofia piuttosto ampio, che tuttavia (tanto per darti ragione almeno su quanto riguarda la coerenza) può riassumersi in pochi principi: 1) la verità assoluta c’è; 2) noi non la conosciamo; 3) noi possiamo anzi dobbiamo cercarla. Ed è solo nei tormenti di questa ricerca che si può individuare quel filo d’Arianna che almeno qualche volta può sembrare logico.
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Sab Giu 28, 2008 7:39 pm

emmeci ha scritto:
Credi davvero, Fato Avverso, che il discorso filosofico si distanzi molto da quello quotidiano, dove del resto gli empiristi logici lo scaricavano senza reticenze? E invece io credo che quello filosofico sia veramente un linguaggio quotidiano, solo un po’ raffinato, tanto da poter portare chi lo professa fino ad una cattedra universitaria.
E, per tornare al nostro argomento, è proprio questo che dimostra l’onnipotenza del pensiero, perché il linguaggio scientifico ha dei precisi limiti e schemi da seguire, mentre quello filosofico può spaziare senza troppi riguardi verso le idee degli altri. [...]
Ma ho paura che così non ci siamo ancora intesi, perché io tolgo la sacralità della logica non solo alle concezioni morali, ma a quelle della semplice filosofia….Certo. è questione di che cosa si intende per logica: se essa deve obbedire a uno schema oppure seguire esclusivamente il bagliore della verità….Cioè, in fondo, se si modella sulla scienza, che ha bisogno di concetti saldi e precisi, o si apre senza paura trasformando i concetti così come hanno fatto tutti i veri filosofi e come dimostra la storia della filosofia.

E' cosa assai diffusa quella di considerare la filosofia al pari della riflessione quotidiana. Crederai forse che dando così ampia libertà discorsiva alla filosofia la elevi, ma in realtà non potresti far cosa peggiore per lei, perchè la umili, la rendi pari alle chiacchiere. Seguire un metodo, cercare di essere corretti, precisi e coerenti non significa obbligarsi a non pensare con la propria testa, significa semmai voler dar forza e sostanza ai propri pensieri; se ami la filosofia non puoi che volere per lei che essa sia valida; e se ami i tuoi pensieri non puoi non volere che essi siano saldi, ovvero non potrai non dediderare di dare loro dignità razionale, senza lasciarli campati per aria. Almeno questo è il mio pensiero: la logica, la coerenza e la razionalità sono d'obbligo.

Possediamo la verità? No.
Conosciamo il modo per raggiungerla? No.
E allora cosa facciamo? Cerchiamo soltanto di essere coerenti nei nostri pensieri.
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Dom Giu 29, 2008 7:49 am

Soltanto la libertà di pensare è coerenza, o meglio senza libertà di infrangere qualsiasi schema logico (che poi è sempre pseudo-logico) non c’è ragione di aggrapparsi ad esso. Io mi aggrappo al pensiero solo perché so che potrò in qualunque momento lasciarlo, anzi forse l’ho già lasciato – è questa l’onnipotenza del pensiero, cioè la democrazia filosofica. Ma allora, chiederai, qual è il criterio che ci trattiene dal fare delle chiacchiere anziché dei validi ragionamenti?
E’ precisamente e solo il bagliore della verità che è in questa o quella frase ed è sempre oltre di noi, e non si lascia afferrare quasi fosse un potere giocoso od ironico, una specie di dio burlone, come esistono nelle mitologie dei popoli….D’altra parte non val la pena di sottrarci al gioco, perché la posta è altissima: è addirittura il raggiungimento della verità assoluta, ed è questo, unicamente questo, che ci spinge a rimanere sul campo. Perché in fondo non abbiamo altro: solo puntare o scommettere - come diceva Pascal - sulla verità. Solo che lui la verità l’aveva già in tasca prima di scommettere, cioè era quella fede religiosa cui non avrebbe mai rinunciato e che quindi rendeva la sua scommessa un abuso. (Un abuso matematico? logico? mah, fai tu. Per me era malafede, come quella di chiunque si appella alla fede per tacitare i dubbi e la voce degli altri: e devo riconoscere che oggi, almeno dalle nostre parti, non si ricorre più al rogo ma a un esorcismo che pare efficace, cioè all’accusa di relativismo….E va bene, accontentiamo di essere, se non coerenti, relativisti. D’altra parte mi pare, dalla tua ultima frase, che almeno in questo siamo sulla stessa lunghezza d’onda).
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Lun Giu 30, 2008 11:50 am

Ma tu accetteresti di buon grado un sistema filosofico in cui puoi rinvenire delle incoerenze ?
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Mar Lug 01, 2008 8:07 am

Non è questione di accettare o rifiutare, è così: la verità vive attraverso ciò che non è verità, chiamiamola pure incoerenza, e nessuno, se osa veramente pensare, può aggrapparsi, come uno scalatore di rocce, a sicuri e inviolabili punti d’appoggio: deve rischiare il passo successivo, seguire la forza del suo pensiero – quello che io chiamo l’onnipotente – senza farsi cogliere dalle vertigini ma cedendo caso mai all’utopia o alla speranza: la forza, cioè la logica del pensiero, è questa e questa s’impone – bon gré mal gré – al vero filosofo, e ci illumina ogni volta che leggiamo quello che ha scritto. Certo egli può resistere e ostinarsi su certe sue fissazioni - quante ne vediamo nei libri di filosofia, anzi in un certo senso ogni sistema filosofico è una fissazione, mentre la grandezza di una dottrina si dovrebbe misurare dalla libertà che lascia agli oppositori per non dire traditori del Verbo….Però guarda che questa libertà non significa incoerenza ma una forza superiore di coerenza, perché – a prescindere dal valore di quello che viene detto o scritto – essa è dettata avendo di mira la sola luce che noi abbiamo, cioè la luce della verità che, proprio mostrandoci quello che sembra una non-verità e che è forse il prezioso dono di un fato avverso, ha il favoloso potere di spingerci sulla giusta via.
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Mar Lug 01, 2008 11:07 am

Non so, non so perchè ma ho l'impressione che per incoerenza intendiamo due cose diverse....
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Gio Lug 24, 2008 9:45 am

Coerente per me non significa attenersi a uno schema, tanto meno a uno schema che si voglia definire “logico”, ma è ciò che punta a un fine assoluto – cioè all’assoluta verità – che naturalmente non potremo raggiungere, ma che basta a giustificare lo sforzo e dà una logica a ciò che diciamo….Tu dirai: ma come distinguo la validità di quello che penso, di questo passo verso un obiettivo che sempre mi sfugge? Forse è proprio l’affanno che senti, il dolore che hai dentro e che è dopo tutto simile a ciò che i religiosi chiamano fede, anche se si tratta di una fede che non è mai beata perché è una ricerca e non un possesso della divina verità. Divina? Ebbene, è una parola che può sostituire la parola assoluto per chi ha bisogno di un supporto in qualche modo visibile e coerente con quello che la tradizione ha fissato nell’enciclopedia del sapere. Anche se per me non è una ragione bastevole e tendo, come ho detto, a una coerenza che viene dal fine e non dal principio, cioè da quello che fugge simile a un fantasma o un dio buffone e che pure ha una tale forza da sostenere lo sciame degli uomini, o meglio degli esseri viventi e degli atomi dell’universo. In fondo, non credi che basti questo, cioè il sentire che quello che pensi abbia per un attimo il bagliore dell’assoluto, ciò che giustifica la filosofia?
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Gio Lug 24, 2008 10:40 pm

Mi piacerebbe, in fondo, che quel che in un attimo mi pare l'assoluto, davvero lo sia. Ma sarebbe un pò come ammettere d'essere illuminati, in un attimo, dalla luce di Dio in sogno. E' possibile? O forse aveva ragione quell'uomo che diceva che quel che in sogno la mente di quegli individui produce, nient'altro non è che un sogno.
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Ven Lug 25, 2008 8:01 am

Certo, la verità che noi inseguiamo può sembrare simile alla luce che attrae la farfalla notturna, ma d’altra parte che cosa abbiamo da sostituirle? La parola di Dio, che è sempre parola degli uomini?
Pensiamo a quanto doveva essere bello - forse anche un po’ inquietante, un po’ allucinante ma bello - quando si credeva che il cielo fosse pieno di angeli cinguettanti e in mezzo ad essi qualcuno che attendeva le nostre anime per accoglierle benevolmente e rallegrarle per l’eternità….…Poi nel cielo cominciarono a volare aerei e navette spaziali e Dio si ritirò sempre più in alto lasciandoci alla fine soli con i nostri guai e le nostre domande. E così io ho cercato di fare di necessità virtù e ho immaginato che Dio non fosse scomparso ma si fosse tanto innalzato che nessun attributo di quelli che le chiese gli offrono lo può più definire: era questo l’unico mezzo che avevo trovato per difenderlo dai nostri dubbi e dalle nostre accuse, il solo mezzo per poterlo salvare e manifestargli la nostra pietà….Già, perché la pietà è virtù degli uomini, non degli dei. Virtù degli uomini, oso dire, mentre essi continuano a torturarsi e svenarsi? Ebbene, forse un vantaggio l’abbiamo rispetto a un Dio: che finché non saremo morti noi possiamo sognare e rifiutare in sogno quel mondo che egli ha creato, forse per sostituirlo con un mondo migliore….che altro ci resta?
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Gio Giu 24, 2010 10:22 am

Cosa è l'onnipotenza del pensiero? è quel fenomeno immaginato, per cui il pensiero di per se ha la capacità di modificare la realtà senza passare attraverso ...
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Mer Apr 27, 2011 1:59 pm

Salve sono solo un ragazzo che come tanti desidera ciò che concerne il pensiero… Il senso della vita comune é esistere quindi non si pensi che la sola mente sia capace di realizzare, tutto può togliere come può ridare la vita quindi tutto é dotato di mente, ma siccome nulla si crea e nulla si distrugge dunque la realtà non é morte é l’eccesso conduce ad una ipotetica stabilità in quanto si crede che 1-1=0 in effetti sapendo che questo é materia per una forma di egoismo quello che realmente é considerato come uguale e quindi oggettivo cioè neutro è non materia. Perché l’uomo pur facendo parte di quel concetto notoriamente conosciuto come materia non riesce a identificarla non la percepisce realmente dovremo essere onniscienti eppure non ci ricordiamo di niente… Conosciamo la stabilità e riusciamo ad identificarla ma non ci é concesso di analizzarla ne facciamo parte eppure viviamo di limiti e di eccessi.
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MessaggioTitolo: Re: Onnipotenza del pensiero   Mer Giu 05, 2013 5:07 am

L'unico onnipotente è DIO . Voi sottovalutate la parola onnipotente . Onnipotente significa potere al livello più assoluto . Onnipotente significa costruire , mantenere e distruggere qualsiasi cosa. Onnipotente significa mangiare con i piedi sentire con
lo stomaco e respirare con le braccia . Onnipotente significa essere qui e dall' altra parte dell' universo nello stesso tempo .
Pertanto nessun pensiero all' infuori di DIO può essere onnipotente .
Grazie mille .
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