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 "Che cos'è la metafisica?"

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trismegistus
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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Mer Ago 08, 2007 4:44 pm

Avrei una questione, presa direttamente da "Che cos'è la Metafisica" di Martin Heidegger: che cos'è secondo voi il niente?

Questa la propongo Io: riuscite logicamente ad identificare il niente?
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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Mer Ago 08, 2007 8:26 pm

Personalmente non riesco ad identificare il niente. Proprio per questo ho una visione atea, ciò che non si vede non si può identificare si può solo ipotizzare e, perciò, inventare direi. Neutral
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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Mer Ago 08, 2007 9:17 pm

Posso dire, heideggerianamente parlando che la domanda presenta difficoltà nella sua stessa impostazione oltre che nella richiesta; nel senso che nel domandare si dà quasi per scontato di trattare un oggetto ma così facendo identificando il Niente con l'Ente commetto un'errore logico andando contro il principio di non contraddizione, poiché presumo l'essere come non essere, ma se è allo non può essere non è, quindi il domandare che cos'è il niente presenta già difficoltà nella sua formulazione dato che nel "modo tradizionale" di porre le questioni, noi diamo per scontato di trattare oggetti od entità e questo non può essere il Niente, bisognerà quindi operare una nullificazione del Niente.
La metafisica ci viene in aiuto, considerando come di canonico che l'Essere è allora il Niente deve essere considerato come non essere, esso però è dentro l'Essere e non esternamente ad esso, altrimenti esso conterrebbe l'Essere stesso e quindi sarebbe assurdo.

Per quanto riguarda l'identificazione del Niente, penso che se non si capisce o non si riesca a formulare la domanda è altrettanto difficoltoso se non impossibile capire e determinare la risposta.

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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Gio Ago 09, 2007 12:28 am

[quote="Bige"]study Una riflessione notevole quella di Heidegger, autore del quale non ho ancora avuto il piacere di leggere i testi. Se non sbaglio il suo ragionamento può essere fatto discendere direttamente da Parmenide che fu il primo a stabilire: <L' Essere è in quanto è, il Non-essere non-è in quanto non-è>.quote]

Cambia però la concezione parmenidea dell'Essere, il che non è un dettaglio trascurabile.

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MessaggioTitolo: essere o nulla?   Sab Ago 11, 2007 11:00 am

Mi pare che il problema della metafisica, dato come base della discussione, si sia trasformato – sulle orme di Heidegger – in problema del niente, cioè in un invito a rispondere alla domanda: cos’è il niente?
Il niente è niente, dice Parmenide - e con lui Admin - l’essere è tutto, e solo di esso si può parlare, a meno di avvolgerci in continui errori che diventeranno, con Carnap, pseudo-proposizioni o proposizioni prive di senso. Anzi, se pronuncio la parola “nulla”, ho già nullificato quel nulla e l’ho trasformato in essere – e proprio questo decreta la sovranità dell’essere. In fondo, tutta la storia della filosofia occidentale – attraverso usi svariati di positivismo e di metafisica – è storia dell’essere alla quale sempre, in una maniera o nell’altra, si sacrifica il nulla. Che può apparire quasi magicamente come il nemico sconfitto (dal neoplatonismo al cristianesimo, fino a Hegel e lo stesso Heidegger). E, in effetti, proprio nel momento che lo si pensa, lo si è superato: è essere o quasi-essere, non il nulla. Ma allora perché Sigieri di Brabante, ancora prima di Leibniz, si è domandato: “perché l’essere invece del nulla?” Egli sembra avere un sospetto che il nulla avrebbe potuto trionfare…ed è una tentazione satanica o angelica, dato che proprio in tal modo sarebbe diventato essere, cioè Dio?
Sembra un gioco, di cui Dio o il demone della logica si servono per umiliare il nostro intelletto. E forse non resta che partecipare al gioco, anche se ci costa qualche tormento mentale, ossia mantenere la fede in una parola che può sempre essere posta in dubbio e in una certezza (la verità è l’essere e non il nulla) che si traduce in una corsa impossibile a dimostrarla. E questo ci deve bastare, cioè ci deve bastare il sapere che la verità c’è, a un passo oltre noi, e forse ci sfiora, ci invita a cercarla, anche se non sappiamo e forse non sapremo mai quale sia. (I religiosi protesteranno verso questo uso dell’ironia, ma, del resto, anche la religione – in particolare la fede dei mistici - non è riuscita a escludere la possibilità che Dio sia piuttosto nulla che essere).
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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Sab Ago 11, 2007 11:20 am

Heidegger disse che il nulle è nell'Essere, non potrebbe essere altrimenti, altrimenti se l'Essere fosse immerso nel nulla questo ci porterebbe a dire che esso non è tutto, allora si dice che il nulla ha un rapporto proporzionale nei confronti dell'Essere, ma se chiedendoci che cos'è noi arriviamo a nullificare il nulla e perciò il soggetto della nostra domanda, vene spontaneo chiedersi non perché l’essere invece del nulla ? (anche se questa è altrettanto spontanea) ma:
Noi possiamo pensare al Nulla?
Il nulla non è solo una sottigliezza logica dell'Essere posta per il solo gusto speculativo se siamo oppure no?

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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Dom Ago 12, 2007 6:28 pm

Capisco che il pensiero di Heidegger, per l’uso di termini nuovi e ricchi di echi, per certe fatidiche affermazioni ma anche per la sua misteriosa vaghezza – vorrei dire perfino per la sua “assenza di vera filosofia” - ci colpisca in maniera indelebile e nello stesso tempo ci spinga a riflettere e a chiederci, in certi momenti, se le sue proposizioni hanno un senso sublime o se, come direbbero i neopositivisti logici, non hanno senso. A cominciare da ciò che dice dell’essere, e ovviamente – quando usa questa parola – del nulla. Mi pare, alla fine, che ammetta il nulla non come negazione dell’essere (che non potrebbe essere toccato nel suo maestoso isolamento), forse come ciò che fa sì che gli enti sui quali si appoggia la metafisica siano di fronte all’essere un nulla, che la radura sia piena di erbacce e tutto questo possa giustificare l’interpretazione di Heidegger – dopo la svolta – come un ritorno all’ideologia religiosa o addirittura cattolica che lo aveva coinvolto da giovane o giovanissimo, con una ripresa in termini moderni (o ultramoderni?) dell’idea neoplatonica e poi agostiniana del nulla di fronte a Dio
Forse proprio su questo remoto background si erge la concezione stessa del Sein che travolge l’interesse riservato al Dasein e al problema del tempo, e si presenta come la rivelazione finale, aletheia, cioè verità. E se gli rivolgessimo la domanda che tu hai fatto a me (“Possiamo pensare al nulla?”) si potrebbe ipotizzare che risponderebbe che, pensando al nulla, noi in realtà pensiamo all’essere o meglio ci offriamo ad esso - stavo per dire alla grazia dell’essere – una luce che potrebbe redimerci: che è quanto, con mie parole avevo tentato di dire nel mio precedente intervento (“Proprio nel momento che si pensa il nulla – e naturalmente nel momento che lo si dice – lo si è superato. Il nulla è l’ombra dell’essere – così come gli enti sono ombre dell’essere, e in effetti – c’è differenza fra gli enti e il niente? O tutta l’ultima filosofia di Heidegger si avvia verso un nichilismo che mi piacerebbe poter definire mistico, tale che solo un evento radioso – una luce superiore a quella dei poeti ai quali si era aggrappato – sembra poterlo alla fine arrestare: la luce che ha creato le sue strane parole e può sembrare “divina”. Sì, credo che si possa concedere a Heidegger se non un’aureola di santo, l’alone di chi, sicuro di averci incantati, si atteggia a profeta.
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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Dom Ago 12, 2007 7:19 pm

emmeci ha scritto:
Sì, credo che si possa concedere a Heidegger se non un’aureola di santo, l’alone di chi, sicuro di averci incantati, si atteggia a profeta.

Profeta no, ed è altrettanto ingiusto definire la sua ultima filosofia tendente verso un nichilismo di stampo mistico; semplicemente vedo nella sua opera una revisione di punti fondamentali della Metafisica. Prendiamo a ricordo di questi la sua delucidazione tra il rapporto che intercorre tra l'Essere ed il Tempo, che dall'epoca di Agostino non aveva più avuto un significativo avanzamento teorico oltre che il qui menzionato problema del Nulla e del rapporto di questi ccon l'Essere, solo per citare due dei più famosi.

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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Mar Ago 14, 2007 8:02 am

Ammetto che l’interpretazione di Heidegger che ho disegnato può essere considerata arbitraria, anche se si leggono nuove conferme della sua giovanile adesione alla fede cattolica. Naturalmente quello che ho detto si riferisce soprattutto alle opere uscite dopo la “svolta”, quindi non ha riferimenti se non marginali ad “Essere e Tempo”. D’altra parte se ascolto quello che in quelle opere dice e come lo dice mi pare impossibile non pensare a un ruolo sacerdotale e profetico coscientemente assunto da questo “pastore dell’Essere”. Ricordo che fin dalla prima edizione italiana di “Essere e Tempo” (Fratelli Bocca 1953) mi aveva colpito l’espressione: “l’essere è il pretto trascendens”, un’allusione a ciò che mi è apparso sempre più chiaro negli anni, che cioè Heidegger è un filosofo tendenzialmente o intimamente religioso, che ha forse occultato questa sua religione per renderla non un’ennesima metafisica ma una supermetafisica, al riparo da tutti gli attacchi, corredandola di una esoterica terminologia che richiama gli sforzi dei cabalisti per arrivare al vero nome di Dio nell’insufficienza delle grammatiche e degli alfabeti, inventando termini che sorprendono e che non hanno neppure un rapporto con la filosofia (come giustamente afferma un filosofo commentatore), quasi che Heidegger anelasse a un altro linguaggio, superiore anche a quello degli amati poeti. E l’accusare il fatto che il tempo dell’uomo si è ridotto a una successione di istanti, il chiamare deiezione il modo di essere della storia dell’uomo, quasi che egli fosse decaduto dal suo essere autentico disperdendosi nella chiacchiera e nel sì impersonale….tutto questo mi sembra sostenere la mia pur discutibile tesi. E forse si tratta, come in tanti altri momenti del pensiero cristiano, di un ritorno dopo la caduta, se al vortice della deiezione Heidegger contrappone la possibilità di un’esistenza autentica, che si pone di fronte all’ineludibilità della morte - e siamo qui ancora nell’orbita di “Essere e Tempo”, mentre quando si è definitivamente attuata la svolta, i termini si fanno più imprevedibili e sibillini e il movimento verso la religiosità sembra ancora più netto: confusione denunciata fra Essere e ente, ammonimento che l’Essere è stato dimenticato - ma è forse piuttosto un deus absconditus, cioè un differire, da parte dell’Essere, la propria manifestazione nascondendosi nell’ente delle varie epoche… finché alla fine l’Essere è pensabile o rammemorabile solo come quell’arché dimenticata che regge tutta la storia della metafisica, accennando perfino – nelle ultime pagine scritte - non a una caduta della metafisica ma a un oltre la metafisica che si lascerà alle spalle (ma qui siamo al limite della comprensibilità) l’Essere stesso. ….Caro trismegistus, a me pare che questo modo di pensare e parlare sia caratteristico di un religioso, anzi di un quasi-mistico, che non si arrende alle parole mondane, che cerca il nome dell’assoluto e deve riconoscere che non lo si trova perché nessuno ne è degno. Certo Heidegger non vuole togliersi del tutto la maschera del filosofo: per pudore? perché forse non osa o non vuole svelarsi? perché non è sicuro di quello che afferma? O perché di fronte alla verità da lui concepita tutto precipita nell’insignificanza?
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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Mar Ago 14, 2007 9:34 pm

emmeci ha scritto:
Certo Heidegger non vuole togliersi del tutto la maschera del filosofo: per pudore? perché forse non osa o non vuole svelarsi? perché non è sicuro di quello che afferma? O perché di fronte alla verità da lui concepita tutto precipita nell’insignificanza?

Può anche darsi, dato che sarebb incorente con uello che fino a prima aveva sostenuto, non credo poi che fosse necessario togliersi la mscher da filosofo dato che anche personaggi come Bonhoeffer e Von Balthazar se ne fregiavano.
Non nego effettivamente che l'aria rligiosa c'è ma dopotutto la Metafisica è la terra di mezo tra un filosofare e un teologare, come per genio e folli anche qui il confine è sottile ed è possibile da ambo le parti sfociare dall'altra.

Citazione :
l’Essere è pensabile o rammemorabile solo come quell’arché dimenticata che regge tutta la storia della metafisica, accennando perfino – nelle ultime pagine scritte - non a una caduta della metafisica ma a un oltre la metafisica che si lascerà alle spalle (ma qui siamo al limite della comprensibilità) l’Essere stesso

Direi che questo è in sintesi uno dei grandi messaggi che Heidegger ci ha lasciati e che che saà motivo di future speculazioni.

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MessaggioTitolo: L'esperienza del nulla   Gio Ago 23, 2007 1:01 am

M. Il problema è: con che metro si misurano i progressi di un ricercatore? C'è un uomo così debole che non riusciva nemmeno a camminare. A poco a poco ha recuperato le forze e si è rimesso in piedi. Solo a questo punto sa di aver recuperato le forze, giusto? Il segno di aver fatto dei progressi è la tua decrescente propensione a frequentare la cosidetta gente "normale". Desideri e aspettative diventano sempre più deboli.
Fate delle domande, ma non relative alla vita mondana. Fate domande solo sulla conoscenza spirituale. Per raggiungere la conoscenza di Sé, o spiritualità, dovete provarne un ardente desiderio, un profondo bisogno. L'immagine del mondo che vi create attraverso i cinque organi sensoriali, moltiplicata per determinati fattori, determina i bisogni mondani. Come un pesce che tirato all'asciutto boccheggia spasimando per l'acqua: ecco come dovete volere la conoscenza di Sé.
Quando, in virtù dell'ardente desiderio di spiritualità, o conoscenza di Sé, le paratie dell'acqua si aprono, iniziate a rifiutare tutto, dalla scopa a Isvara, sino alla coscienza stessa. Vi sbarazzate di tutto.Nell'esistenza mondana , con il potere del denaro potete ottenere tutto. Allo stesso modo, con il potere dell'abbandono dell'io ottenete lo stato del Brahman, e abbandonando lo stato del Brahman ottenete lo stato del parabrahman. Nel primo stato diventate la coscienza manifesta; nel secondo, quello definitivo, abbandonate anche la coscienza. Al termine di questo processo siete il parabrahman.
V. Ho fatto l'esperienza del nulla, ma la domanda è: dove vado ancora da questo punto?
M. In questo nulla, che cos'è presente? Quel"tu" che era presente nel nulla e ha fatto l'esperienza del nulla, chi o che cos'è? Qualcuno o qualcosa ha fatto l'esperienza del nulla: che cos'è questo qualcuno o qualcosa?
V. Puro vuoto.
M. E l'esperienza in se stessa? Ha una forma, una figura?
V. No, nessuna forma o figura.
M.Ciò che non ha forma o figura, sei "tu"?
V. Non lo so. Ho fatto semplicemente questa esperienza, e ho percepito che qualunque pensiero e qualunque altra cosa era solo spazzatura. Il mondo è tutta un'assurdità, non ha senso. L'unica cosa che ho trovato con un senso è questo "nulla". Non riesco ad esprimerlo…..
M. Va benissimo così. Ma nell'equilibrio tra esperienza e non-esperienza, che cosa pensi di essere? Qual è la tua conoscenza rispetto alla tua identità? Che risultati hai ottenuto? Qual è il bilancio finale? In definitiva, a che conclusione sei arrivata riguardo al tuo Sé? C'è qualcosa, o anche tu non sei niente?
V. Io non sono niente.
M. Non usare il pronome "io". Che cos'è che non è niente?
V. Non lo so.
M. Hai mai praticato la meditazione?
V. Ho fatto un seminario di EST, quattro giorni di meditazione intensiva. Ed è lì che ho avuto l'esperienza del nulla.
M. Che cosa vuol dire EST?
V. Signfica "è " in francese. E' un'organizzazione che tiene corsi regolari.
M. La risposta che hai dato è corretta. Con questa risposta, non c'è nient'altro da dire. Sei profondamente convinta di questo?
V. Si. Ho percepito che questo nulla è davvero la realtà suprema di cui ero alla ricerca, ma non mi dà gioia perché non sento che mi nutre.
M. Se non c'è niente, non c'è niente nemmeno rispetto all'individuo ( nel senso che non rimane niente di individuale). Quindi, chi si sta lamentando, chi non è soddisfatto di questa esperienza, del nulla? Se c'è il nulla, deve essere un nulla totale. Non può esserci un individuo separato dal nulla che può ancora dire: " C'è il nulla". Questo individuo che non è soddisfatto della totalità del nulla, che cos'è? Chi è insodisfatto? Chi si lamenta?
Nel nulla, anche l'individuo si dissolve. Chi rimane quindi per lamentarsi? Chi non è soddisfatto?
V. Mi lamento perché…..non provo più interesse per niente, neppure per combattere le battaglie della vita come si fa sempre, come dei guerrieri.
M. Allora, l'individuo si è dissolto o no?
V. Non c'è niente, assolutamente niente.
M. Però c'è l'insoddisfazione! L'insoddisfazione deve essere provata da qualcuno!
V. Chi può vivere in questo mondo……
I. Quale chi? Questa è la domanda di Maharaj.
V. Il corpo fisico, La manifestazione fisica. Come fa a vivere, a sopravvivere, in una forma in questo mondo, se ha continuamente questo concetto di assoluto nulla?
M. Ritorno alla domanda di prima. Che cos'è che dovrebbe fare qualcosa in questo nulla? Che cosa rimane ancora in questo nulla che debba fare qualcosa?
V. Forse il nulla è solo l'inizio, una parte della ricerca come tutto il resto.
M. Qualcosa si è trasformato in niente. Che cos'è questo qualcosa che si è trasformato in niente? E' la coscienza "io sono", "io esisto", è questo concetto che si ' trasformato nel nulla. Che cosa rimane? Chi rimane?
V. Non rimane niente.
M. Risposta giusta al cento per cento. Quello che voglio capire è quanto sei radicata in questo nulla. Lasciamo perdere cos'è o cosa non è, parliamo di quello che è accaduto a te. Tu in quanto individuo, o presenza cosciente, ti sei dissolta nel nulla. Questo è tutto ciò che puoi dire.
Quando sei in quello stato, non c'è niente. Qualunque lavoro svolgi, qualunque cosa fai, è il lavoro e l'attività di quel bambino, figlio di una donna sterile, che non esiste come individuo.
V. No. Sento di essere un'osservatrice di tutta la faccenda: un immenso gioco, uno spettacolo.
M. E se colui che osserva si dissolve anch'esso nel nulla?
V. Non può, perché il corpo fisico rimane.
M. Risposta giusta al cento per cento. Per me, chi ha dato questa risposta è dissolto nel nulla, e non rimane nessuna individualità. Ma da quello che hai detto in seguito devo concludere che rimane ancora un'individualità. Perciò la mia risposta definitiva è che devi contiunuare a fare la tua sadhana. Nel saggio realizzato che fa l'esperienza del nulla non rimane nessuna individualità. In qualunque situazione, non ha più nessuno strumento per fare nessuna esperienza. Nel tuo caso, invece, dici che c'è il nulla e c'è anche l'individualità: le due cose sono incompatibili (si escludono a vicenda). Perciò, continua a fare la tua sadhana. Se sei davvero allo stadio in cui hai trovato il nulla, che cosa rimane che possa fare qualunque cosa nel mondo?
V. Non rimane niente. Ma a questo punto che cosa devo fare, suicidarmi?
M. Tu non ci sei neanche per morire!
V. Si, lo capisco. Non era neppure questa la risposta. Non c'è una risposta. Ma dove vado ancora da questo punto?
M. La signora mi ha detto che vi sono tanti tipi di questa pratica chiamata EST, che promette la liberazione in dieci o dodici giorni. Io non mi occupo più di queste cose. Sono pervenuto a questo nulla in cui la ricerca è finita, perché anche il cercatore è scomparso nel nulla di cui stiamo parlando. Non ho più nessun interesse per la ricerca. Prima ho sedotto la maya, e quando la maya si è consegnata a me non sapevo che cosa farmene e l'ho gettata via. Migliaia di scuole sono nate e sono scomparse, e altre migliaia si formeranno. Tutte si basano su qualche concetto. Ad esempio, una si basa sul concetto di intoccabilità, e questo concetto di intoccabilità puo' portare fino a un certo punto. Ma qualcuno è riuscito forse a realizzare la propria vera natura grazie a questo concetto? Quindi, nessuna di queste scuole serve a qualcosa. Il fatto supremo è scoprire la propria vera natura. In questo le scuole non possono aiutare, perché si basano tutte su qualche concetto.
V. Eppure questa scuola mi ha messa in contatto col mio senso dell'essere, e questa è la cosa importante.
M. Nel nulla di cui stiamo parlando l'individualità si deve dissolvere, in modo che non resti più qualcuno che è soddisfatto o insoddisfatto. Come potrebbe essere soddisfatto, dato che in questo nulla non c'è più niente che possa sentirsi soddisfatto? Quello che tu hai trovato non è la cosa reale, anche se le tue risposte sono corrette al cento per cento. Solo l'individuo che ha perso la sua individualità si fonde con il parabrahman. Lindividualità deve svanire. Il mondo intero va avanti basandosi su un concetto, l'"io sono", il concetto base dell'individualità
V. Ma se il concetto base è "io sono nulla", come fa il mondo a continuare ad andare avanti? E' questo che cerco di dire.
M. Se sei giunta alla conclusione di non essere, come possono nascere altri concetti, altre domande? Se sei davvero arrivata alla ferma conclusione che il senso dell'"io sono" non esiste più, come possono nascere altre domande?
V. Vuoi dire che non c'è nient'altro oltre il nulla?
M. C'è tutto quello che c'è, è pienezza ed è il nulla. Se non ho quel senso dell'"io sono" non ho nemmeno il concetto di essere un individuo. Allora la mia individualità si fonde con questo tutto o questo niente, e tutto è a posto.
V. M a non c'è un tutto, è un niente. Io non ho il senso del tutto. E' questo che cerco di dire.
M. Se c'è il nulla, come potrebbe esserci qualcuno che fa qualcosa? Supponiamo che sia il nulla: chi rimane per cercare qualcosa, fosse anche per cercare il tutto? In quel nulla, neppure tu ci sei. Quindi, chi è che vorrebbe qualcosa di più?
V. Non lo so.
M. Anche la tua risposta "non lo so" è corretta al cento per cento, perché nello stato in cui non sai, non sapevi nemmeno di esistere. Poi, questo senso dell'"io sono" si ' presentato senza che tu lo volessi. E tutto ciò che ora sai si è accumulato dal momento dell'arrivo di questo senso dell'"io sono". Nel tuo stato originario c'è il non-sapere.
V. Il problema è sempre: dove vado da questo punto?
M. Ma chi? La domanda è sempre: "chi" vuole andare da qualche parte? E' iniziato da quella completezza, e adesso il cerchio si è chiuso di nuovo. In quel nulla, anche noi siamo nulla. Quindi, chi c'è per andare da qualche parte? A chi rimangono delle domande? In quel nulla, tutto è nulla. Anche tu sei nulla. La tua domanda è come il figlio di una coppia senza figli che chiede: "Dove vado da questo punto?". Dove va? E da dove è venuto?
Quando nasce la conoscenza del Sé, non si pongono più i problemi di bene e male, sofferenza o non sofferenza, felicità o infelicità. Il problema semplicemente non si presenta.
Ci sono altre domande?
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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Sab Ago 25, 2007 2:20 pm

Citazione :
Quando nasce la conoscenza del Sé, non si pongono più i problemi di bene e male, sofferenza o non sofferenza, felicità o infelicità. Il problema semplicemente non si presenta.
Ci sono altre domande?

La conoscenza del sé non implica la risoluzione dei problemi successivi, una scoperta genera altri infiniti problemi e ad ogni modo non pone termine sulla dicotomia Essere e Non-Essere.

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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Mer Ago 29, 2007 9:09 pm

[che cos'è secondo voi il niente?]

Se l'esistenza è la "conseguenza di eventi" il niente, per definizione, non esiste in quanto "assenza di eventi"......

L'attuale modello teorico della materia prevede "salti quantici" della dimensione della "lunghezza di Planck".....In questi spazi si suppone l'assenza di eventi e, quindi, anche del tempo....Il niente, appunto....

Altri ipotizzano che in questi spazi possano annidarsi diverse dimensioni (e, quindi, eventi).....

Nel primo caso il tempo non scorre ma "va a scatti"....Tra uno scatto e l'altro potrebbe esserci il niente......

Se, invece, si ipotizza un modello "continuo" di materia e, quindi, un fluire degli eventi e del tempo il niente non esiste.....

La fisica teorica attuale rifiuta il "continuo", ma fatica a tenere in piedi il modello "discreto".....

Entrambi i modelli presentano dei paradossi logici e scientifici......
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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Mer Ago 29, 2007 9:30 pm

Bella spiegazione scientifica, però la Fisica non è la migliore e perfetta delle scienze, dato che, per riprendere l'esempio del continuo, la Matematica può percepire il continuo (basti solo la Teoria dei Numeri e degli Insiemi di Cantor) oltre che il nulla; però questa spiegazione non risolve la domanda poiché una scienza può solo studiare i fenomeni ad essa concernenti e quelli di una scienza di "gerarchia inferiore" (ovvero con minore grado di generalità e volendo anche di astrazione; per se è la gerarchia base, partiamo dal grado più alto verso quello più basso:
FILOSOFIA, MATEMATICA, FISICA, CHIMICA, BIOLOGIA, SCIENZE NATURALI/MEDICINA/UMANISTICA/ECONOMIA).
Essendo il problema di pura natura filosofica, esso non può essere spiegato dalla Fisica ma nemmeno dalla Matematica dato che il problema è di natura filosofica e quindi si necessità di una maggiore generalità, generalità che può dare la Filosofia.

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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Mer Ago 29, 2007 10:30 pm

[Essendo il problema di pura natura filosofica, esso non può essere spiegato dalla Fisica ma nemmeno dalla Matematica dato che il problema è di natura filosofica e quindi si necessità di una maggiore generalità, generalità che può dare la Filosofia.]

Più che di natura filosofica direi di logica del ragionamento.............
Ad esempio il problema se l'esistenza sia "casuale" o "causale" può essere affrontato matematicamente...............Faccio un esempio.

La legge empirica del caso prevede che all'aumentare della dimensione di un campione la frequenza statistica tende a coincidere con la probabilità...
Se consideriamo un campione di dimensioni infinite e un numero infinito di estrazioni, ognuna delle infinite combinazioni possibili ha uguali probabilità di verificarsi come di non verificarsi e tale probabilita vale infinito. Questo è un problema indeterminato matematicamente (infinito/infinito)..
Nel "discreto", essendoci serie e successioni, esistono diversi ordini di infiniti e, con i limiti, le forme indeterminate sono cmq risolvibili.......

Nel "continuo", invece, appare un paradosso logico poichè gli infiniti hanno tutti lo stesso ordine e, quindi, il verificarsi di una combinazione (nostra esistenza, ad es), come il non verificarsi sono certi alla stessa maniera......Il che equivale ad eguagliare una negazione e un'affermazione........

Concordo sul fatto che filosofia e, secondo me, psicologia, seguendo un percorso "logico", possono portare a ulteriori sviluppi..........
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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Gio Ago 30, 2007 12:46 am

Non concordo sul fatto di portare al discreto il continuo, questo provoca errori, approssimazioni, tipiche dell'informatica e non delle scienze classiche.
Ricorda un po' la Disputa degli Universali, delle categorie fondamentali, come è il caso delle due categorie che fondano la metafisica, l'Essere o il Non-Essere; ora il problema non è la dicotomia continuo-non continuo, poiché non di casualità bensì di causalità poiché l'Essere è atto e quindi dall'atto alla potenza e così ad infinitum si generano le successioni causali,il non essere è l'an-tiatto e quindi esso non racchiude la potenza ma un'anti-potenza che ad infinitum non genera successioni causali ma anti-successioni e quindi non generando le successioni non si ha lo scandire del tempo dell'Essere e viene meno quella relazione che Heidegger definisce in Sein und Zeit di Essere-Tempo.
Preciso poi che non v'è problema in un caso infinito/infinito, dato che la stessa Teoria degli insiemi ci insegna che esistono gerarchie di infinito (si prendano l'insieme dei numeri reali e dei numeri naturali, appartengono a due differenti gerarchie di infinito). C'è infine da aggiungere che secondo me la psicologia non porterà a ulteriori sviluppi su questo campo cosa che invece la Filosofia può fare, nel senso che la prima non appartiene al mondo delle Scienze Universali, alla Sophia, o meglio non possiede il rigore e la forza categorica per trattare gli Ideali o gli Universali, anzi in u certo senso sembra andare contro il concetto di Categoria e quindi di Universale, che invece in Filosofia e Metafisica gioca un ruolo primaria importanza se non indispensabile (CNS).

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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Gio Ago 30, 2007 11:12 am

[Non concordo sul fatto di portare al discreto il continuo.....

......questo provoca errori, approssimazioni, tipiche dell'informatica e non delle scienze classiche]

In realtà io tentavo l'operazione contraria, ovvero portare al continuo ciò che la scienza ritiene, per assioma, discreto, semplicemente perchè, con gli strumenti a disposizione, rileva tali proprietà..........
Mi rendo conto di schematizzare molto il ragionamento, ma ciò dipende dalla mia "forma mentis" e mi serve a non perdere il filo.....Secondo me esistono tre livelli di conoscenza..

Il "come" (epistemologia) ovvero descrizione dei fenomeni attraverso il metodo scientifico ;

il "cosa" (ontologia) descrizione dell'oggetto (o del soggetto) dei fenomeni

il perchè (escatologia)

Nella descrizione del "cosa" spesso la fisica si trasforma in metafisica e, talvolta, in vera e propria filosofia.....Qui le due scienze si incontrano, ma confliggono, perchè la prima pretende di estendere il metodo sperimentale perfino alle categorie del pensiero e la seconda non possiede tutti gli strumenti logici per affrontare il problema.......

Sul perchè la scienza rinuncia a qualsiasi tipo di approccio e mostra tutti i suoi limiti, salvo, appunto, ricorrere al discorso della "casualità" che (vedi darwinismo) spesso viene rigorosamente esteso anche a concetti complessi come la "coscienza"........
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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Gio Ago 30, 2007 11:56 am

marius1936 ha scritto:
Nella descrizione del "cosa" spesso la fisica si trasforma in metafisica e, talvolta, in vera e propria filosofia.....Qui le due scienze si incontrano, ma confliggono, perchè la prima pretende di estendere il metodo sperimentale perfino alle categorie del pensiero e la seconda non possiede tutti gli strumenti logici per affrontare il problema.......

Direi proprio che la Filosofia ha gli strumenti, dato che la Logica stessa è una branca della Filosofia e deriva da essa stessa.

Per non uscire troppo fuori tema, che né dici di aprire una sezione dedicata a Filosofia-Scienza?

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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Gio Ago 30, 2007 2:32 pm

Hai ragione.......
Mi sembra una buona idea........
Vai avanti tu che io ti seguo.....
Tieni presente, però, che, soprattutto per la filosofia, dovrò, gioco forza, mantenermi sul generico perchè non ho un sufficiente background culturale per affrontare tematiche legate ad autori specifici, se non con mie personali categorie di pensiero.....
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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Sab Set 01, 2007 12:43 am

Che cos'è la Metafisica?
Si potrebbe anche chiedersi,la Metafisica si fonda sugli Universali?
Le sue categorie fondamentali sono veramente così generali?

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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Sab Set 08, 2007 10:53 pm

Riprendo da Filosofia giudaica:

L'amico caro trismegistus scrisse:

a) Bisognerebbe tenere conto anche della Metafisica, in senso filosofico la quale si oppone a teologia e religione.

b) Trattando infatti dell'Essere come un oggetto, una categoria, perde la sua natura mistica e volendo sacra che gli attribuiva la religione, divenendo così un concetto, un'astrazione, come le altre, assorbita tutta
dall'Ontologia e dal problema dell'Essere (che la psicologia va ad
identificare con il super-io o il super-ego).

Rispondo solo alla prima parte a) x non confondere.

Anche qui noto una improprietà del linguaggio tecnico-filosofico, nulla di male per chì non è la sua professione.
Noto una M che vuol dare una certa priorità di valore alla "metafisica", e sta anche bene per chi ci crede.
Noto una specifica ridondante "in senso filosofico", forse l'amico nostro conosce la pittura metafisica del De Chirico ? Avrà voluto specificare "in senso filosofico" e non di corrente pittorica :-)
Noto una "opposizione" alla teologia e religione. Qui il discorso va corretto.
Primo, non ha senso nominare due termini di valenza simile nei confronti di un'opposizione, in quanto può la metafisica non opporsi alla teologia e non alla religione ?
Può la metafisica non opporsi alla religione e non alla teologia? In questa sede la teologia fa parte dell'insieme cognitivo religione ! Ogni religione ha una sua teologia piu o meno sviluppata. E una teologia può essere l'espressione dottrinale di alcune religioni.
Quindi vedrei appropriato l'opposizione metafisica-teologia.
Secondo, parlare di opposizione tra metafisica e teologia
vanno definiti i termini perchè il giudizio espresso abbia un senso per essere proposizione valida, così non ha senso.
Non ha senso perchè potrebbe essere una proposizione in opposizione contraria o contradditoria, e poi è da verificare se definiti i termini esista una condizione di opposizione o di subalternità. A volte nell'apparente logica comune sfugge !




In effetti non
esiste alcuna opposizione (contraria o contradditoria) tra metafisica e
teologia



In quanto esiste
un specie di subalternità della teologia alla metafisica.






(segue)




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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Dom Set 09, 2007 11:22 am

Esiste se pongo la metafisica come Metafisica, ovvero se essa diventa una razionalizzazione e uno studio delle categorie relative all'Essere (inteso come riferimento e nulla di più, ovvero come categoria e concetto astratto), all'Ontologia e all'Ermeneutica.
Intesa come razionalità, va contro l'idea teologica-religiosa di fede, poiché essa è spuria posandosi su un concetto di porre fiducia, la ragione invece non pone fiducia, ma ricerca l'essenza e la verità, verità che nel complesso non può però essere afferrata perché la risoluzione di un problema genera nuovi quesiti, in quantità infinita (ovvero una risoluzione genera altri problemi e così via).

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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Dom Set 09, 2007 11:54 am

Titto questo lo si discute dopo insieme al b) dell'altro.
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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Lun Set 10, 2007 10:07 am

arrigodc ha scritto:

In effetti
non esiste alcuna opposizione (contraria o contradditoria)
tra metafisica e teologia

in quanto esiste
un specie di subalternità della teologia alla metafisica.


La risposta è semplice e dentro la divisione di "metafisica":
se intendiamo l'oggetto della metafisica come
"ente in quanto ente" ed applichiamo dalla logica il concetto di estensione e comprensione dell'idea applicata ad ente troviamo una definizione di estensione di ente ed una di comprensione di ente quali sono per la prima il maggior insieme di oggetti (concreti ed astratti) che possono enumerare l'idea di ente ovvero "il di quanti lo si dice" esempio: "essere in sè, in toto" pertanto si chiama questa divisione della metafisica "ontologia o metafisica generale".
La seconda è l'applicazione della comprensione dell'idea di ente ed è l'insieme delle cose che sono rappresentate in una idea ovvero il che cosa vi si dice, esempio: in "uomo" si comprende la nozione di essere, di vivente, di essere sensitivo, di essere sensitivo e razionale
(animale razionale), quello di maschio, quello di
Trismegistus.
Così ci troviamo ad una definizione particolare di ente con la minor sua estensione e ciò che è della metafisica particlare.
Ora se l'oggetto di studio della metafisica generale è l'ente per l'ente o ontologia, nella metafisica particolare ci troviamo tanti enti quanti oggetti sono di studio (sempre "in sè" per distinguere l'approccio dell cosidette scienze) come l'uomo x antropologia razionae, il bello o l'estetica, il buono o l'etica, il giusto o del diritto, l'universo o cosmologia e D-o come teologia ( teologia razionale distinta dalla teologia rivelata).
Per cui non esiste opposizione tra teologia e metafisica.
shalom

Ontologia o metafisica generale = ente in quanto ente
Teologia (met. particolare) = ente in quanto D-o

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MessaggioTitolo: Re: "Che cos'è la metafisica?"   Lun Set 10, 2007 10:49 am

Ripeto:
l'importanza della conduzione di una definizione e della sua divisione,
questo lo sottolineava sempre già il buon Aristotele !
Ciò significa che da come si parte (postulati) così si finisce in differenti modi.

Non a caso abbiamo una terminologia tecnica precisa, esempio:
tauton x identico,
heteron x diverso,
diaphoron x differente,
heteron to heidei x differente per specie,
homoion x simile
antikeimeon x opposto,
enantion x contrario,
etc, etc,

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