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 Mente, Io ed Anima

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arrigodc
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MessaggioTitolo: Mente, Io ed Anima   Lun Set 24, 2007 10:07 pm

Stefano ha scritto:

('drunken')
Si, il cervello fa parte della specie......

Cerco di spiegarmi ancora con un esempio.....
Io ho qualche anno meno di te ('Twisted Evil')
, ma molti avvenimenti del passato non li ricordo più.... ('No')

A volte i ricordi affiorano, ma, in certi casi, mi sembra quasi che la persona che ero 20 anni fa non sono io.....Non mi riconosco per nulla nelle cose che ho detto o fatto.....
Questo si può spiegare con il fatto che una persona cambia (oppure con un Alzaimer precoce ('affraid')

Una cosa è certa...So che ho vissuto tutte quelle cose ed ero sempre io..
La freccia del tempo si sposta (e anche il cervello('Razz')
, ma l'identità di me stesso è invariata......

Questa identità, fuori dalla freccia del tempo, è per me l'anima......
Forse uno psicologo parlerebbe di superio (super ego).......
Andando leggermente O.T. (e sperando che T. non si inc.....) io attribuisco all'anima la capacità di superare la morale eugenetica - forse meglio dire egoistica (che pure pervade l'esperienza materiale), poichè in grado di trascenderla in vista di una morale più ampia.......
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marius1936
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Lun Set 24, 2007 10:21 pm

Ma dove mi hai portato...?
Fuori dallo spazio - tempo ?

In che area siamo......Questo posto non ha un nomeeee..
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Lun Set 24, 2007 10:22 pm

io vedo uno sdoppiamento di persona:
la tua identità che rimane invariata nel tempo
ed il tuo io-biologico (il cervello) che muta nel tempo.
è giusto? correggimi.
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Lun Set 24, 2007 10:57 pm

No è esatto.......

Adesso il topic ha anche un nome....... What a Face

Siamo dagli strizzacervelloooo.....Lo sapevo che andava a finire così Suspect
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Lun Set 24, 2007 11:59 pm

No è esatto.......
cioè come ......
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Mar Set 25, 2007 8:52 am

Scusami, ma non ho molto tempo......Vado di fretta.....
Cmq il concetto è più o meno questo.........

L'identità personale (il vero io) si mantiene nel tempo, nonostante cambi il contesto materiale in cui deve operare.
Questo io, come vedi, sfugge alle logiche del divenire, del "panta rei".....E' come se avesse bloccato il tempo....
E, secondo me, questo io possiede gli archetipi di una morale più "ampia", sia nella scelta del bene, che del male.
Nell'esperienza terrena è difficile distinguere tra anima e semplice attività cerebrale, perchè le due si confondono anzi la seconda, spesso, "disorienta" la prima con il suo bombardamento sensoriale.
Ma la sola attività cerebrale, per come avvengono i mutamenti, da quando si è bambini a quando si è vecchi, non spiega, a mio avviso, perchè l'identità rimane quella. Si dovrebbe essere "altro", rinascere ogni secondo come essere completamente nuovo. E non basta la memoria a fungere da "collante" visto che anche i computer ce l'hanno e molto più potente della nostra.
La perdita di memoria o di coscienza non significa perdita di identità, ma "ingovernabilità" della macchina cervello, da parte dell'autista anima....
Questo è il mio "sbiadito" concetto di anima espresso in termini, spero, più o meno razionali....
Se vado oltre si finisce a discutere di teologia..........
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Mar Set 25, 2007 12:14 pm

Pensi sia utile?

Teoria Junghiana della personalità
a cura di Daniela Grazioli


Vediamo una breve descrizione di alcuni fondamentali costrutti teorici junghiani, tali costrutti sono i concetti junghiani di “Sé”, “Io”, inconscio individuale, inconscio collettivo, archetipo.

L’INCONSCIO PERSONALE E COLLETTIVO

Come per Freud anche per Jung l’inconscio è un costrutto ipotetico che si può solo inferire, poiché per definizione non è osservabile direttamente. Tuttavia, per Jung l’inconscio è la radice della coscienza e perciò la precede, mentre per Freud l’inconscio è il prodotto della rimozione e perciò segue la coscienza.
Per Jung l’inconscio non contiene solo tracce di esperienze dimenticate o rimosse (inconscio personale), ma anche uno strato più profondo dove è depositato il patrimonio psicologico dell’umanità, l’inconscio collettivo.
L’inconscio collettivo si distingue dall’inconscio personale o individuale che è proprio di ogni individuo, in quanto in quest’ultimo ci sono contenuti che un tempo erano consci e in seguito sono scomparsi dalla coscienza perché dimenticati o rimossi, i contenuti dell’inconscio collettivo invece non sono mai stati nella coscienza, ma sono “ereditati”, in quanto fanno parte del patrimonio ereditario comune a tutti gli uomini.
Il contenuto dell’inconscio personale è formato soprattutto da “complessi”, quello dell’inconscio collettivo è costituito essenzialmente da archetipi.


ARCHETIPI

Della nozione di archetipo Jung da due versioni.
Nella prima, gli archetipi sono forme a priori che organizzano l’esperienza, “modelli di comportamento innati”, come esempio Jung porta “il pulcino che non ha imparato il modo con cui uscirà dall’uovo, ma lo possiede a priori”. Gli archetipi sono ereditati, sono forme a priori d’apprendimento, disposizioni a fare esperienza in un modo piuttosto che in un altro, non sono determinati dal punto di vista del contenuto, ma solo della forma, e anche qui in misura limitata.
Nella seconda accezione l’archetipo è un’immagine primordiale, una figura o processo che si ripete nel corso della storia, primariamente è una figura mitologica, che si può considerare come la risultante d’innumerevoli esperienze tipiche di tutta l’umanità passata e presente. Tali immagini o figure archetipe abitano nell’inconscio collettivo di ogni uomo e data la loro potente vitalità simbolica godono di una certa autonomia ed è possibile che si liberino da ogni controllo cosciente.

L’IO E IL SE’

La relazione Io/Sé è l’asse portante della concezione junghiana della psiche. Il Sé abbraccia coscienza ed inconscio, è la somma del potenziale di un individuo e la totalità della sua personalità, è allo stesso tempo il centro unificatore e il perimetro di tale totalità.
L’Io invece è il centro del campo di coscienza di un individuo, non coincide con la totalità della sua psiche, è solo il soggetto della sua coscienza, mentre il soggetto della sua psiche totale, che comprende anche l’inconscio personale e collettivo, è il Sé. L’Io, in quanto centro della coscienza del soggetto, possiede un alto grado di continuità ed identità con se stesso, costituisce il senso, la percezione che l’individuo ha della propria identità che, malgrado molteplici mutamenti, continua a sentire stabile ed uguale nel tempo. Al proprio io/coscienza l’individuo riferisce tutte le sue esperienze, sia quelle interne, sia quelle esterne.
La relazione che intercorre tra l’Io e il Sé è di due tipi: il Sé infatti, è sia il momento iniziale della vita psichica, sia la sua realizzazione e meta.
All’inizio il Sé è antecedente all’Io/coscienza che emerge dal Sé, in questo caso il Sé è visto come l’espressione indifferenziata di tutte le possibilità umane, dal quale l’Io si emancipa affermando identità e differenze proprie al particolare individuo a cui quell’io appartiene, ed uscendo così dalla notte dell’indifferenziato.
Come meta e momento ulteriore e più vasto rispetto all’ambito circoscritto dell’io/coscienza, il Sé diventa l’orizzonte per una nuova ricerca di senso e significato nella costruzione dell’Io. Questa seconda figura del Sé diventa attiva nella seconda parte della vita, quando l’Io è abbastanza forte per reggere il confronto con il Sé. Questo percorso costituisce il processo d’individuazione, il cui scopo è il raggiungimento della propria autenticità, di ciò che “essenzialmente” ognuno “è”.
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Mar Set 25, 2007 4:43 pm

Pensi sia utile?

Cavolo, sembra tutto collegato !!! Dopo N. vado a copiare anche Jung……
Scherzi a parte è molto interessante.
Cerco di darti la mia interpretazione.

L’INCONSCIO PERSONALE E COLLETTIVO

Come per Freud anche per Jung l’inconscio è un costrutto ipotetico che si può solo inferire, poiché per definizione non è osservabile direttamente. Tuttavia, per Jung l’inconscio è la radice della coscienza e perciò la precede, mentre per Freud l’inconscio è il prodotto della rimozione e perciò segue la coscienza.
Per Jung l’inconscio non contiene solo tracce di esperienze dimenticate o rimosse (inconscio personale), ma anche uno strato più profondo dove è depositato il patrimonio psicologico dell’umanità, l’inconscio collettivo.
L’inconscio collettivo si distingue dall’inconscio personale o individuale che è proprio di ogni individuo, in quanto in quest’ultimo ci sono contenuti che un tempo erano consci e in seguito sono scomparsi dalla coscienza perché dimenticati o rimossi, i contenuti dell’inconscio collettivo invece non sono mai stati nella coscienza, ma sono “ereditati”, in quanto fanno parte del patrimonio ereditario comune a tutti gli uomini.
Il contenuto dell’inconscio personale è formato soprattutto da “complessi”, quello dell’inconscio collettivo è costituito essenzialmente da archetipi.


Diciamo che entrambe le descrizioni ben si accordano con le teorie evoluzionistiche e con il darwinismo in particolare, sia pure con sfumature diverse……In questo senso Freud, dando particolare importanza alla sessualità nei modelli comportamentali, indirettamente conferma la presenza di quelli che io chiamo archetipi “eugenetici” della coscienza collettiva, che, per l’etica comune, possono essere anche condannabili, ma ai quali, in realtà, non si può attribuire alcuna categoria morale……Non sono né buoni, né cattivi, ma sono e basta……

ARCHETIPI

Della nozione di archetipo Jung da due versioni.
Nella prima, gli archetipi sono forme a priori che organizzano l’esperienza, “modelli di comportamento innati”, come esempio Jung porta “il pulcino che non ha imparato il modo con cui uscirà dall’uovo, ma lo possiede a priori”. Gli archetipi sono ereditati, sono forme a priori d’apprendimento, disposizioni a fare esperienza in un modo piuttosto che in un altro, non sono determinati dal punto di vista del contenuto, ma solo della forma, e anche qui in misura limitata.
Nella seconda accezione l’archetipo è un’immagine primordiale, una figura o processo che si ripete nel corso della storia, primariamente è una figura mitologica, che si può considerare come la risultante d’innumerevoli esperienze tipiche di tutta l’umanità passata e presente. Tali immagini o figure archetipe abitano nell’inconscio collettivo di ogni uomo e data la loro potente vitalità simbolica godono di una certa autonomia ed è possibile che si liberino da ogni controllo cosciente.


Confermo quanto detto sopra, sottolineando ancora una volta il concetto che, la complessità delle strutture sociali umane, a partire dalla formazione dei primi “clan”, ha portato, nella “coscienza collettiva”, archetipi meno primordiali, tipo le regole della cosiddetta “convivenza civile” che consentono a un branco di sopravvivere meglio rispetto a singoli individui.......... Si tratta, ovviamente, di una visione puramente materialista dell’esistenza.


L’IO E IL SE’

La relazione Io/Sé è l’asse portante della concezione junghiana della psiche. Il Sé abbraccia coscienza ed inconscio, è la somma del potenziale di un individuo e la totalità della sua personalità, è allo stesso tempo il centro unificatore e il perimetro di tale totalità.
L’Io invece è il centro del campo di coscienza di un individuo, non coincide con la totalità della sua psiche, è solo il soggetto della sua coscienza, mentre il soggetto della sua psiche totale, che comprende anche l’inconscio personale e collettivo, è il Sé. L’Io, in quanto centro della coscienza del soggetto, possiede un alto grado di continuità ed identità con se stesso, costituisce il senso, la percezione che l’individuo ha della propria identità che, malgrado molteplici mutamenti, continua a sentire stabile ed uguale nel tempo. Al proprio io/coscienza l’individuo riferisce tutte le sue esperienze, sia quelle interne, sia quelle esterne.
La relazione che intercorre tra l’Io e il Sé è di due tipi: il Sé infatti, è sia il momento iniziale della vita psichica, sia la sua realizzazione e meta.
All’inizio il Sé è antecedente all’Io/coscienza che emerge dal Sé, in questo caso il Sé è visto come l’espressione indifferenziata di tutte le possibilità umane, dal quale l’Io si emancipa affermando identità e differenze proprie al particolare individuo a cui quell’io appartiene, ed uscendo così dalla notte dell’indifferenziato.
Come meta e momento ulteriore e più vasto rispetto all’ambito circoscritto dell’io/coscienza, il Sé diventa l’orizzonte per una nuova ricerca di senso e significato nella costruzione dell’Io. Questa seconda figura del Sé diventa attiva nella seconda parte della vita, quando l’Io è abbastanza forte per reggere il confronto con il Sé. Questo percorso costituisce il processo d’individuazione, il cui scopo è il raggiungimento della propria autenticità, di ciò che “essenzialmente” ognuno “è”.


Questa è la parte più interessante…………..Solo che mescolerei un po’ le carte, ossia : “prima” e “dopo” l’Io, “durante” l’Io/Sé.

Tu che ne pensi ?
L'Io è materiale o spirituale ?
E se è materiale che definizione daresti di etica e/o morale se non quella riveniente dalla "coscienza collettiva" e, quindi, dagli archetipi darwinisti freudiani che "sono" e basta....?
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Mar Set 25, 2007 11:56 pm

dal mio punto di vista:

Per me il metafisico, il sopranaturale, l'Assoluto, lo Spirituale,
l'Anima, il dopo vita, l'Universale, l'astratto, ecc. non esistono.
l'idea, il concetto, esistono solo in mente come enti astratti logici
piu' a scopo virtuale-didattico che reale e concreto.
Morti io e l'umanità non rimane nessun "reale" di ciò che abbiamo pensato.

Detto questo, domani continuo con

L'Io è materiale o spirituale ?
E se è materiale che definizione daresti di etica e/o morale
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Mer Set 26, 2007 9:55 am

Eccomi nuovamente!
Ricordo la mia definizione di “morale” come riguardante l'individuo singolo nel suo agire coerente alle sue intenzioni, e come “etica” una sorta di morale istituzionalizzata per il gruppo e i suoi singoli. Per cui a volta sussiste concordanza e a volta no tra morale ed etica. Le leggi sono quelle del diritto positivo.
Per così dire il tuo IO non essendo spirituale, già da qui puoi capirne la risposta.
archetipi darwinisti freudiani”, cosa sono?
Non esistendo una sostanza non soggetta ai sensi (spirituale), tutto è materiale.
Ora anche il tuo IO o anima o sé o ego sono denominazioni di realtà materiali, quindi soggetti ai sensi. Esistono fenomeni diciamo “astratti”, ma non spirituali come il pensiero o la fantasia o il sentimento o la memoria fin quando non vengono manifestati fisisicamente, esternati con dei segni “concreti”, ciò non giustifica l'esistenza di una sostanza spirituale come un IO o un'anima !
Esistono fin quando esiste il substrato cognitivo neurobiologico evoluto.
Morto l'essere uomo-individuo, tutto non esiste piu' se non nel ricordo di altri individui o fonti memorizzate.
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Mer Set 26, 2007 4:43 pm

“ archetipi darwinisti freudiani”, cosa sono?

Eh Eh......Non essendo filosofo, nè psicologo posso permettermi queste "licenze poetiche"...
Cmq prendo a prestito una pertinente citazione di Bige

Ne la "Genealogia della Morale" di nietzsche, si fa risalire il concetto di cattiva coscienza (inteso come bisogno di violenza e azione che ognuno porta nel profondo) all' interiorizzazione degli istinti animali, i quali non possono più essere sfogati verso l' esterno a piacimento dall' uomo, perchè imbrigliato in una società con delle regole che limitano la libertà. Voi cosa pensate della cattiva coscienza? Siete d' accordo?


Tu, poi, dici :

Non esistendo una sostanza non soggetta ai sensi (spirituale), tutto è materiale.

Ora, facendo questa dichiarazione, non puoi rimanere "in mezzo al guado"............

N. ha "visto" il problema e, probabilmente, ne è rimasto "accecato"........
Il motivo è che se accetti questa realtà devi anche accettarne le conseguenze e, cioè, che le categorie con cui giudichi il bene e il male nei comportamenti umani sono soggetti quanto meno all'epokè.......

L'uomo è solo volontà e azione....E il fine ultimo giustifica ogni mezzo......
Mi rendo conto che sono dichiarazioni "dure", ma io non riesco a trovare alternative razionali..

Ovviamente io mi dissocio da questo tipo di approccio, ma non ne vedo altri se la psiche (affettività, astrazione, memoria, odio, passione) è solo dovuta a neuroni e collegamenti sinaptici......

Altrimenti anche la tua è una morale "edulcorata", un'illusione di morale che, in realtà, è solo un comportamento indotto da fattori biologici.....
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Mer Set 26, 2007 8:05 pm

è un comportamento indotto da fattori biologici..... la morale,
ricondotta ad un tipo di ordine dall'etica !
forse no sbaglio a dire che la "morale" rispecchiando la natura profonda dell'uomo è identica da tutte le parti e per tutti i tempi, è l'etica che cambia e vi sono etiche diverse in diverse situazioni storiche per diversi singoli gruppi !
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Mer Set 26, 2007 8:30 pm

forse no sbaglio a dire che la "morale" rispecchiando la natura profonda dell'uomo è identica da tutte le parti e per tutti i tempi, è l'etica che cambia e vi sono etiche diverse in diverse situazioni storiche per diversi singoli gruppi !

Su questo posso concordare.............Se ne potrebbero fare esempi di etiche diverse in diverse situazioni storiche........

E la physis è potente nel codice genetico di ogni uomo..........
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Mer Set 26, 2007 8:56 pm

immagino x congetture di interpretare,
questa tua "physis" potrebbe ridursi alla "personalità" dell'individuo.

da un lato l'inventario della personalità biologica come patrimoniuo genetico e dall'altro le influenze culturali dell'ambiente. giusto?
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Mer Set 26, 2007 9:11 pm

In linea di massima si.........Ovviamente se si ragiona in termini puramente "materialisti"
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Mer Set 26, 2007 9:17 pm

vedo di scriverti brevemente una cosa sull'anima e la genetica.
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Mer Set 26, 2007 9:31 pm

Ok resto in contatto........
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Mer Set 26, 2007 11:25 pm

domani, ciao !
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Gio Set 27, 2007 10:36 am

Ecco, dovevo solo cercarlo nel mio arkivio!

anima e genetica molecolare

Chi considera l’evoluzione un’«ipotesi», o una «teoria», implicitamente ne inficia il valore scientifico. Al contrario, l’evoluzione è oggi un fenomeno scientifico ed è il cardine interpretativo di tutti i fenomeni vitali. Come sanno tutti coloro che utilizzano il metodo scientifico per condurre ricerche in biologia, nessun risultato sperimentale è in contrasto con i meccanismi, scientificamente provati, dell’evoluzione. Egualmente nessuno mette più in dubbio l’unità sostanziale di tutti gli esseri viventi nelle molecole di Dna come informazione genetica di tutti gli organismi, nella cellula come organizzazione fondamentale di tutti gli esseri viventi, cioè nella continuità fenomenologica evolutiva.

In essenza, la teoria evolutiva proposta da Darwin è molto semplice e stabilisce, in linguaggio scientifico moderno, che l’informazione genetica complessiva (genoma) di una popolazione riproduttiva cambia nel volgere di ogni generazione perché la combinazione di geni che adatta meglio l’individuo all’ambiente di vita ne permette anche il maggiore successo riproduttivo (cioè la prole più abbondante) e quindi necessariamente il complesso di quei geni meglio adattati all’ambiente sarà più rappresentato nel genoma della generazione successiva.

L’unità concettuale della scienza della vita è stata raggiunta grazie al lavoro paziente di un gran numero di gruppi di ricerca nel corso degli ultimi 150 anni e si è confermata nei successi degli studi recenti sui genomi. Tutti gli scienziati in campo biologico oggi condividono la certezza che, data la definizione di «vita» (intesa come capacità di riprodursi in modo autonomo in un ambiente definito), la storia della vita si svolge ad opera di un’apparente antinomia, cioè da una parte la successione di «eventi totalmente casuali», ma resi molto probabili dalle leggi dei grandi numeri, e dall’altra la «successione di eventi necessari», basati sulla capacità riproduttiva, cioè sulla definizione stessa di vita.

La storia della vita sulla terra vede un prima ed un poi, prima e dopo la comparsa della cellula. Inizialmente, nel giovane pianeta terra, ha agito l’evoluzione chimica prebiotica che ha portato alle prime forme cellulari. Successivamente alla comparsa della prima cellula, è avvenuta la moltiplicazione e la differenziazione evolutiva delle infinite forme di vita, fino ad oggi e nel futuro che seguirà.

Nel corso del raffreddamento progressivo del pianeta terra, durante un periodo lungo duemila milioni di anni, in un numero incalcolabile di luoghi diversi e di condizioni energeticamente e chimicamente variamente favorevoli, a partire dagli elementi chimici presenti, si sono formate molecole nuove e continuamente diverse, fino a che casualmente alcune di queste (probabilmente molecole di Rna) hanno acquisito la capacità di replicarsi, formando lentamente e stentatamente un’altra molecola identica a se stessa, ma dando così inizio alle forme più elementari di vita. Queste prime molecole di acidi nucleici si sono incontrate altrettanto casualmente con altri complessi molecolari. Quelli che favorivano l’accelerazione del processo di replicazione hanno mantenuto la loro condizione di vantaggio cooperativo, fino ad arrivare a formare i primi aggregati di molecole configurati in un’organizzazione cellulare. Ognuna delle condizioni qui descritte viene oggi riprodotta in laboratorio, ma l’insieme di tutte queste condizioni non è verificabile se non disponendo di un numero enorme di laboratori e di tempi estremamente dilatati. Ma ne è calcolata la probabilità e verificata la possibilità, con conclusioni di certezza.

A questo punto ha avuto inizio il processo evolutivo vero e proprio, continuato nel corso dei tremilacinquecento milioni di anni che hanno seguito la formazione delle prime cellule. Come l’evoluzione chimica prebiotica, anche l’evoluzione biologica è basata sulla casualità di eventi probabili e sulla necessità di vantaggi riproduttivi.

Gli eventi casuali sono di due ordini, biologici a carico del Dna e fisici a carico dell’ambiente. Ogni qualvolta un organismo si riproduce, replica la sua informazione genetica ed il Dna neo-formato ha una probabilità chimicamente verificata (una su 100.000-1.000.000 per ogni gene) di subire modifiche; per capire meglio cosa questo significhi, ognuno di noi alla nascita aveva almeno un gene mutato rispetto a quello dei propri genitori. Egualmente l’ambiente, sotto l’influsso di una molteplicità di condizioni non prevedibile a priori (dalle macchie solari, all’impatto di meteoriti, ai movimenti tettonici, alla deforestazione nel Mato Grosso) si modifica continuamente. Le mutazioni casuali del Dna e le modificazioni casuali dell’ambiente di vita fanno emergere una nuova situazione biologica, che si afferma, permane immutata o recede a seconda se la capacità riproduttiva di quegli organismi è maggiore, neutra o peggiore. Quindi la combinazione di eventi casuali, genetici ed ambientali, configura nel vantaggio riproduttivo una «necessaria modificazione» della conformazione genetica dell’intera specie, cioè l’evoluzione.

Per quale motivo il semplice enunciato della storia evolutiva della vita (e soprattutto il suo insegnamento nelle scuole) suscita reazioni di tali vastità sociologica e impatto politico? Forse perché la religiosità rimasta bambina non sa affrontare l’indeterminatezza e l’imprevedibilità dei meccanismi evolutivi, il cui procedere nega qualsiasi finalismo. A questi affannati credenti, per non cadere nella disperazione, non resta che negare l’unità delle diverse forme di vita e combattere l’evoluzione. Chi ha bisogno di basare la sua religiosità (e la sua certezza di essere continuamente castigato o premiato dall’onnipotente) sulle meraviglie del creato e sulla particolarità intellettiva (l’anima?) dell’uomo, non può accettare che le cellule del cervello umano funzionino come quelle del topo, che il suo essere ad immagine e somiglianza di Dio sia dovuto a molecole di Dna descrivibili in termini materialmente chimici, che il Dna responsabile della costruzione di un essere umano sia identico a quello di uno scimpanzé per almeno il 98% e infine che vi sia un’assoluta continuità evolutiva fra il genoma della mosca e quello del re del creato.

Per difendere il loro bisogno di certezze soprannaturali, gli antievoluzionisti si accaniscono contro gli scritti di Darwin e gridano la loro vittoria sull’evoluzione, quando dimostrano l’inesattezza di qualcuna delle asserzioni del suo fondatore risalenti al 1859, come se da allora, con gli strumenti della moderna ricerca biologica, altre migliaia di scienziati non avessero approfondito, e integrato, e sempre confermato, quella che allora era una coraggiosa ipotesi ed ora è una certezza scientifica. Ogni tanto, tanto raramente da fare notizia sui media, un qualche «pensatore» trae spunto da osservazioni isolate e non sperimentalmente riproducibili, o da esperimenti concreti che arricchiscono con nuove sfaccettature le conoscenze attuali sull’evoluzione, per affermare baldanzosi la morte dell’odiata unità biologica e dell’eresia evolutiva. Sarebbe come se affermassi che i cavalli non sono quadrupedi perché un mio amico mi ha riferito che ha visto galoppare un cavallo a tre zampe ed inoltre perché si è dimostrato che nel 2003, a Brisbane, è nato un cavallo a cinque zampe.

Alla fine degli anni Ottanta la diatriba antievolutiva sembrava limitarsi all’affermazione del creazionismo prospettato dai sette giorni della Genesi. La battaglia era talmente di retroguardia da essere confinata a pochi integralisti protestanti delle aree rurali degli stati meridionali degli Usa. Poi, all’inizio degli anni Novanta, si è rinunciato a combattere l’evoluzione e la si è invece riaffermata, ma come strumento talmente geniale (il disegno intelligente) da dover essere necessariamente opera di un essere superiore, un creatore.

Attiene alla fede e non si scontra necessariamente con i dati scientifici l’affermazione che l’atto creativo iniziale (big bang?) comprende anche tutte le leggi della probabilità, della chimica, della fisica e del vantaggio riproduttivo che prefigurano l’evoluzione, inclusa la capacità dell’uomo di modificare sperimentalmente tutto questo. L’atto creativo iniziale onnicomprensivo non è dimostrato, ma egualmente non è confutabile.

Al contrario, il cosiddetto «disegno intelligente» si configura nelle parole dei suoi proponenti come una serie ininterrotta di interventi creativi di Dio, finalistici e mirati, che indirizzerebbero le mutazioni del Dna, le modificazioni ambientali e le continue modulazioni del genoma delle specie viventi. Soprattutto, l’intervento diretto del creatore sarebbe necessario ed evidente nel salto qualitativo fondamentale, inteso come introduzione dell’intelligenza e dell’anima nella materia bruta delle scimmie antropomorfe. Sennonché, nei molti laboratori di biotecnologia diffusi in tutto il mondo cristiano, musulmano, ebraico, buddhista e induista, i ricercatori sono oggi capaci di modificare a loro piacimento il genoma di organismi batterici, vegetali ed animali, per aumentarne scientemente la capacità riproduttiva o per determinarvi stati patologici, mimando ad esempio le malattie dell’uomo in topi resi transgenici. Quei ricercatori sono in grado di modificare il genoma umano nelle cellule dei tessuti, nei procedimenti di terapia genica somatica, e potrebbero egualmente fare lo stesso per l’informazione genetica del pre-embrione, se non li trattenessero ovvie considerazioni etiche. Il numero di organismi transgenici presenti nei laboratori di biotecnologie supera oggi il milione. Tutti questi organismi, opera dell’intelligenza umana, sembrano sfuggiti al disegno intelligente perchè prescindono da lui, lo prevaricano. Le biotecnologie sono opera del diavolo che vince sul creatore? Oppure, più semplicemente, il «disegno intelligente» esiste solo nel pensiero debole di chi non sa affrontare laicamente né la storia della vita sulla terra, né la ricerca dei valori della sua stessa vita.

Antonio Fantoni
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Gio Set 27, 2007 11:11 am

Rispondo rapidamente al signor Fantoni.....

Si tutto ciò che scrive è vero....L'ho scritto anche io.

Fai attenzione a questa frase.

Nel corso del raffreddamento progressivo del pianeta terra, durante un periodo lungo duemila milioni di anni, in un numero incalcolabile di luoghi diversi e di condizioni energeticamente e chimicamente variamente favorevoli, a partire dagli elementi chimici presenti, si sono formate molecole nuove e continuamente diverse, fino a che casualmente alcune di queste (probabilmente molecole di Rna) hanno acquisito la capacità di replicarsi, formando lentamente e stentatamente un’altra molecola identica a se stessa, ma dando così inizio alle forme più elementari di vita.

Come vedi lui tratta il nocciolo del problema di sfuggita (e secondo me volutamente)....

Infatti se sul meccanismo mutazione + selezione naturale nessuno discute, mi si deve spiegare statisticamente quante probabilità ci sono che, anche in 2 mld di anni, gli elementi chimici inorganici della tavola periodica di Mendeleev abbiano potuto "casualmente" combinarsi per dare origine al primo organismo autoreplicante, con insito lo splendido meccanismo darwiniano....

Ricordi il Boeing 747 ?
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Gio Set 27, 2007 2:22 pm

io penso, molto poco essendo i numeri estremamente grandi !
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marius1936
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MessaggioTitolo: Re: Mente, Io ed Anima   Gio Set 27, 2007 2:31 pm

Lo penso anch'io Wink
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