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 Appunti sparsi: Logica

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MessaggioTitolo: Appunti sparsi: Logica   Dom Set 16, 2007 6:42 pm

E’ universale ciò che ritrovi in altre molte cose, una cosa che
esista realmente non può essere onnipresente in molte cose perché non può
dividersi tra esse, per cui gli universali non possono esistere come cose
autonome.

Il nome della cosa diventa una convenzione significante per comunicare e l’idea di universale che se ne può trarre, esiste solamente in astratto nella mente dell’uomo.

Infatti l’idea è “similitudo rei in intellectu espressa” e ne consegue che la parola o il nome o il termine è “signum sensibile ideas nostras manifestans” .
(èciò che sostengo)

****

Il medioevo occidentale considerato tra il VI sec. e il XV sec., diviso in alto e basso, risulta un periodo molto creativo. Ogni ri-scoperta diventa fonte e
stimolo di nuove scoperte.

Caratteristica tra le maggiori dell’età media sono le traduzioni delle opere dell’antichità greca e romana e commentari.
Tra i primi testi greci che vengono spolverati dalle biblioteche monastiche sono i libri di logica di Aristotele e degli Stoici, vengono tradotti direttamente dal greco in latino con successivi “commentari”. Questa prima ondata si riferisce ai primi secoli del medioevo e ci si riferisce alla “logica vetus”. La logica vetus presenta la logica aristotelica interpretata dai commentatori neoplatonici, e contiene al suo interno anche alcune problematiche derivate dalla logica stoica. Principale autore è Severino Boethius. I testi importanti sono quelli di Aristotele:
Categoriae
e De Interpretatione (Περ
ρμηνείας).
Poi seguono altri libri di logica vetus quali:
commentari
di Boethius con il Liber de Divisione,

il De Interpretatione di Apuleio,
Le Isagoge di Porfirio,
Le Decem Categoriae dello Pseudo- Agostino,
Le Etymologiae di Isidoro de Se villa,
Le Institutiones di Cassiodoro,
Le Institutiones di Pisciano,
L'Institutio logica di Galeno,
Il De definitione di Mario Vittorino (attrib.).
Ed altre secondarie, ma non di minor importanza.
Per capire l’importanza degli studi di logica nel rinascimento medioevale con
Anicius Manlius Severinus Boethius (ca. 480-524. Roma), vedi l’elenco dei suoi lavori:
De consolatione philosophiae
De differentiis topicis
De diffinitione
De disciplina scholarium
De divisione
De fide catholica
De institutione arithmetica
De institutione musica
De persona et duabus naturis contra Eutychen et Nestorium
De rhetorica cognatione
De syllogismo categorico
De syllogismo hypothetico
Dunitate Trinitatis
Dialogi in Porphyrium a Victorino translati
Epitaphium Elpidis
In Categorias Aristotelis
In librum Aristotelis de interpretatione commentaria minora
In librum Aristotelis de interpretatione commentaria maiora
In Porphyrium commentaria
In Topica Ciceronis commentaria
Interpretatio analyticorum priorum Aristotelis
Interpretatio analyticorum posteriorum Aristotelis
Interpretatio Elenchorum Sophisticorum Aristotelis
Interpretatio Euclidis geometriae
Interpretatio Topicorum Aristotelis
Introductio ad Syllogismos categoricos
Locorum rhetoricorum distinctio
Porphyrii Isagoge translatio
Quomodo substantiae bonae sint
Utrum Pater et Filius et Spiritus Sanctus
de Divinatione substantialiter praedicentu

Rilacciandomi alla proposta di T., continuo il discorso già abbozzato prima dove vi parlai dell’ estensione e comprensione dei concetti, estendendolo alla “divisione”, ragione per cui scelsi il testo di Boethius il De Divisione, 505-9 dc. (Mi attengo al Migne PL 64,875-892).
Divisione: concetto di per sé di capitale importanza per la conoscenza e il retto procedere nell’argomentare, il “distinguo” per non cader in errore ed in inganno. Tutte le discipline nessuna esclusa dono soggette alla operazione logica della divisione come alla definizione. Non solo le scienze sistematiche come è una parte (es.) la Botanica ne sono soggette, vedi il genere e la specie, il sistema bi-nominale del Linneo, ma tutte chi in modo piu vistoso chi meno lo sono.
Oserei dire che la divisione non solo è necessaria nei sillogismi, ma è una
elaborazione necessaria di sopravvivenza, sono le primarie conoscenze istintuali che facciamo dalla nostra esperienza, dobbiamo distinguere, fare operazioni mentali di divisione, “il fuoco brucia? Bene non tocco la fiamma” ecco una divisione, una classificazione, un distinguo, una necessita di catalogare, di etichettare, di denominare, di definire.

Oserei dire pure “dividi et impera”, oppure D-o stesso quando creò divide la creazione da se stesso e creò poi i Cieli e la terra …. e separò la luce dalle tenebre. Quasi ad indicarci che nella divisione arriva la conoscenza, la Luce.
Boethius è l’anello congiungente tra l’antichità e quella che sarà la “logica nova”. La logica nova, una seconda ondata di ri-scoperta dell’antichità, di Aristotele e Platone, e della logica stessa, ma questa forse la vedremo successivamente.
Le operazioni logiche sono tre: la definizione, la divisione e l’argomentazione, però solo le due rime sono per ora di nostro interesse in quanto rivolte ai concetti o idee, la terza è infatti rivolta alle proposizioni o hai giudizi.
Noi pensiamo praticamente sia piu utile questo schema: la divisione, la definizione e poi l’argomentazione. In fondo la divisione è il metodo che ci permette di costruire una corretta definizione per accedere alle “categorie”.
Vorrei ricordare che, e categorie aristoteliche procedono grazie ai due processi: della diàiresis, la divisione dell'uno e dei molti, e della synagoghé, il ricondurre dei molti all'uno.
Il primo trattato pervenutoci, avente come oggetto scientia divisio, e
quello di Boetius che da notizia di un De divisione scritto da Andronico
da Rodi e conosciuto da Plotino e da Porfrio.

La prima formulazione del metodo della divisione si deve a Platone, ma la sua definitiva sistemazione fu opera anche di Aristotele, degli stoici e dei loro scolari: infatti vedi la presenza in Cicerone, Seneca, Quintiliano ecc. di distinzioni e di precisazioni ci testimonia che il metodo ( come avvenne del resto per l'intero corpus della logica antica) appartiene non ad un unico autore, ma alIa cultura tradizionale impartita nella scuola, cu1tura alla cui
costituzione parteciparono sia l'Accademia sia i1 Liceo sia la Stoa.

Il trattato sulla divisione di Boezio dipende dai Topica di Cicerone e dai Topici di Aristotele. Boethius vuole non contrapporre, ma accumunare Platone e Aristotele al filtro della logica stoica.
Vediamo ora velocemente cosa è “la definizione” e sue regole per procede piu serenamente.
Aristotele la definisce “oratio significans quod quid est”, attenzione non è un giudizio! La definizione di un uomo non è >, ma solo “animale ragionevole”.

Regole per una buona definizione:

Primo, si componga di genere prossimo e differenza specifica.
Questa e la piu importante e significa: Ogni definizione deve esprimere
ciò che il definito ha di comune con g1i a1tri esseri e poi ciò che gli è proprio.
Ora ciò che è comune è compreso tutto nel « genere prossimo » (mentre
non lo è nel genere remoto) ed i1 proprio nella « differenza specifica »:
perciò la definizione si deve comporre di due parti aventi tra loro questo
rapporto.
In senso proprio va1e solo per la definizione essenzia1e; ma in senso lato
si app1ica a tutte.

Es.: Uomo = animale - razionale.
Vocabolo = Segno sensibi1e - idea nostra che si manifesta.
Idea = Similitudo rei -in intellectu expressa.
Intelligenza = Facoltà mentale -conoscitiva delle essenze.
Anche nelle definizioni piu grossolane si fa in questo modo.
Orologio = macchina - che segna le ore;
Aeroplano = macchina volante ecc..

(per chi è abituato a tradurre da certe lingue come il finlandese o il cinese,
trova esperienza di questo fatto linguistico; il vocabolo ha in sé già espressa la definizione, es. “puhelin” macchina per parlare in fin. o per il cin.
"Tien-Chu" padrone del cielo per D-o nella versione cattolica),

In tal modo i1 definito viene ad essere collocato a1 suo posto preciso
nella sca1a deg1i esseri.
Corollari.
a) Perciò sono errate queste definizioni:
Uomo = essere pensante (Descartes).
Intelligenza = faco1tà conoscitiva.
Apprensione, apprehensio = è quello che ci procura l'idea.
b) L 'osservanza di questa regoa include quella dell'altra:
« definitio conveniat omni et soli definito », cosa che si controlla osservando se la definizione è convertibile, ciioè se il soggetto può prendere il posto del predicato e viceversa. Ad es.: 1'uomo è un anima1e, non è convertibile.
Secondo, Sit clarior deftnito (altrimenti e inutile). - Non lo è ad es. la
definizione di « Massa » data da Newton: massa è la « quantità di materia di cui è formato il corpo » ; «quantità di materia » è piu oscuro di «massa ». Per questo il definito non entri nella definizione ( se no si e dacapo )
e questa non sia negativa (se è possibi1e, perché ad es. « Spirito » non lo
si puo definire che negativamente ).
Terzo, Sia breve e sarà piu esatta e piu faci1e da ricordare.

Ora facciamo un’applicazione di quanto detto:

Si debbe definire “giustizia”, cerco il genere prossimo e trovo tra i tanti
“virtu’”,
poi cerco la differenza specifica e trovo tra le tante l’elemento comune “il dare a ciascuno il suo dovuto”, dopo aver saputo fare “divisione” ricompongo il tutto e do la definizione, <buona a dare (virtu’) a ciascuno il suo dovuto >>
ecco trovata la definizione di “giustizia” ed eccone il giudizio:
la giustizia (definiendum) è la virtu’ che da a ciascuno il proprio (definiens).
Questo tipo di definizione è anche chiamata definizione connotativa o analitica o per genere e differenza. Ancora un es.: il triangolo è un poligono a tre angoli.

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MessaggioTitolo: Re: Appunti sparsi: Logica   Lun Set 17, 2007 7:01 pm

Vediamo in Platone la divisione (e definizione).

Le approssimazioni di Platone non furono tuttavia infruttuose.
Egli sembra essere stato il primo a progredire da una dialettica negativa al concetto di dimostrazione positiva; per Platone scopo della dialettica non è la confutazione delle opinioni degli avversari, ma una 'definizione dell'essenza' positiva. Facendo ciò attirò defini-
tivamente l'attenzione sulla logica dei predicati, ed è probabilmente per questo motivo che la logica di Aristotele prese la forma che prese. Il principale obiettivo che Platone si poneva era quello di
scoprire le essenze, cioè di trovare enunciati che insieme definissero che cosa un oggetto è. A tale scopo scoperse un metodo particolare -il primo procedimento logico inferenziale elaborato coscientemente a noi noto -, precisamente la sua famosa 'caccia' alla definizione mediante divisione ( diairesis ). In quale misura egli fosse conscio non soltanto di usare un tale metodo ma anche di sforzarsi di dargli la formulazione piu chiara possibile lo vediamo nel famoso testo del Sofista in cui il metodo, prima di essere messo in pratica, viene applicato a un facile esempio.


STRANIERO
Devi dunque indagare in comune con me, cominciando dal principio: in primo luogo, come pare a me, dal sofista. Cerca dunque di esprimere discutendo con me che cosa è il sofista. In questo momento abbiamo in comune soltanto il nome, ma della cosa a cui entrambi
applichiamo il nome è possibile che tu abbia una nozione
e io un'altra. Bisognerebbe invece mettersi sempre d'accordo sulla cosa stessa per mezzo di una definizione, piuttosto che, prescindendo da questa, basarsi sul nome soltanto. D'altra parte la razza dei sofisti su cui abbiamo intenzione di compiere una ricerca è difficile da cogliere o
da definire; ed è ammesso da tutti fin da tempo immemorabile che se si devono trattare adeguatamente argomenti molto vasti, essi devono essere studiati nei loro casi piu semplici e piu facili, procedendo soltanto in seguito agli argomenti sommi. E poiche so che la razza dei Sofisti è pesante e difficile da cogliere, suggerirei di mettere prima alla prova il metodo che deve essere applicato ad essa su qualche soggetto piu facile. A meno che tu non abbia da suggerirmi un modo di procedere migliore.
TEETETO Non ne ho.
STRANIERO Vorresti dunque che elaborassimo un qualche
esempio piu comune che serva da modello per l'argomento maggiore?
TEETETO Si.
STRANIERO Che cosa c'è di ben noto e non importante, e
tuttavia suscettibile di definizione come ogni argomento
maggiore? Che ne diresti del pescatore con la lenza? Egli
è familiare a tutti noi, pur non essendo un personaggio
molto interessante o importante.
TEETETO Non lo è.
STRANIERO Sospetto tuttavia che ci fornirà il tipo di definizione e di metodo di indagine (la divisione) di cui abbiamo bisogno.
TEETETO Benissimo.
STRANIERO Cominciamo con il chiederci se è un uomo che ha arte o che non ha arte, ma qualche altra capacità.
TEETETO È certamente un uomo che ha arte.
STRANIERO Di arti, tuttavia, non ce ne sono due tipi?
STRANIERO Avendo dunque visto che tutte le arti sono
d'acquisto oppure creative, in quale delle due classi por-
remo l' arte di pescare con la lenza ?
TEETETO Evidentemente tra quelle d'acquisto.
STRANIERO E la classe di quelle d'acquisto può essere
divisa in due parti: la prima di chi spontaneamente procede a scambi con chi pure spontaneamente attende a quest'opera, che può svolgersi mediante doni, salari o rimunerazioni; l'altra invece ha quale meta d'impadronirsi di qualche cosa o per mezzo d'azioni o per mezzo di parole. Quest'ultime le chiameremo arti di costrizione.

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MessaggioTitolo: Re: Appunti sparsi: Logica   Lun Set 17, 2007 7:15 pm

TEETETO Ciò è implicito in quanto è stato detto.

STRANIERO E le arti di costrizione non possono venire a

loro volta suddivise ?

TEETETO Come?

STRANIERO La costrizione che si fa palesemente può essere chiamata lotta, quella che si fa di nascosto può essere chiamata caccia.

TEETETO Si.

STRANIERO E non vi è alcun motivo per non dividere ulteriormente l'arte della caccia.

TEETETO Come faresti la divisione ?

STRANIERO La dividerei in caccia a prede vive e caccia a

prede inanimate.

TEETETO Si, ammesso che ci siano i due tipi.

STRANIERO Certo che ci sono; ma, poiche la caccia a cose

inanimate non ha un nome particolare, eccettuate alcune

specialità nell'arte del palombaro e qualche altra attività

secondaria, la tralasceremo; la caccia a cose vive la chiameremo caccia animale.

TEETETO Si.

STRANIERO E non si potrà forse dire secondo verità che

la caccia animale ha due divisioni, la caccia ad animali terrestri, distinta in molte altre specie e che ha molti nomi, e la caccia ad animali natanti in genere, e precisamente la caccia ad animali natanti in un fluido.

TEETETO Indubbiamente.

STRANIERO E degli animali natanti in un fluido, una parte

sono alati, una parte acquatici.

TEETETO Certamente.

STRANIERO E la caccia a tutti gli uccelli si chiama, nella

totalità, uccellagione.

TEETETO È vero.

STRANIERO La caccia agli animali che vivono nell'acqua si

chiama complessivamente pesca.

TEETETO Si.

STRANIERO Quest'ultimo tipo di caccia non lo si potrebbe
dividere ulteriormente in due sezioni principali?
TEETETO Quali?
STRANIERO C'è il tipo che li cattura con le reti, e quello
che li cattura colpendoli.
TEETETO Che cosa intendi con ciò, e come hai compiuto
la distinzione (distinguo=dividere) ?
STRANIERO Per quel che riguarda il primo tipo, tutto ciò
che racchiude e trattiene impedendo di uscire è naturale
si debba chiamare un recinto chiuso.
TEETETO Certo.
STRANIERO Quindi le nasse, le reti, i lacci, i panieri e altri
simili strumenti possono tutti essere chiamati recinti di
chiusura?
TEETETO È vero.
STRANIERO E quindi questo primo .tipo può essere chiamato caccia con recinti di chiusura, o qualche cosa del
genere?
TEETETO Si.
STRANIERO L'altro tipo, che si svolge mediante colpi con
ami e fiocine a tre punte può essere chiamata con una sola parola caccia di percussione, ameno che tu, Teeteto,
non sappia trovare un nome migliore.
TEETETO Lasciamo andare il nome. Quello che tu suggerisci va benissimo.
STRANIERO C'è un modo di cacciare colpendo che è praticato di notte e alla luce di un lume e che è chiamato
da chi lo pratica pesca col lume.
TEETETO Senza dubbio.
STRANIERO Ma la pesca che si fa in pieno giorno è chiamata con il nome generale di pesca con gli uncini, perche
le fiocine hanno in punta degli uncini.
TEETETO Sicuro; si dice proprio cosl.
STRANIERO Di questa pesca con gli uncini, quella in cui si
colpisce il pesce dall'alto in basso è chiamata pesca con
la fiocina, perche questo è il modo in cui sono per lo piu
usate le fiocine a tre punte.
TEETETO Si, è spesso chiamata cosl.
STRANIERO Ne rimane quindi soltanto un tipo.
TEETETO Quale ?
STRANIERO Quello in cui si usa un amo e il pesce non è
colpito in una parte del corpo a caso, come con la fiocina,
ma soltanto intorno alla testa e alla bocca, ed è poi tirato fuori dal basso in alto con bastoni e canne. Qual è il
nome esatto di questo modo di pescare, Teeteto?
TEETETO Credo che abbiamo scoperto l' oggetto della nostra ricerca.
STRANIERO In questo momento, dunque, tu e io ci siamo
messi d'accordo non soltanto sul nome dell'arte del pescare con l'amo, ma anche sulla definizione della cosa
stessa. Una metà dell'arte in generale è d'acquisto; una
metà poi del tipo d'acquisto è arte di costrizione; metà di
questa è caccia; metà della caccia è caccia ad animali, della quale metà è caccia ad animali natanti in un fluido; di
questa, d'altra parte, la metà inferiore è pesca e metà della pesca è caccia di percussione; una parte della caccia di
percussione è pesca con gli uncini, e metà di questa, in
quanto pesca che colpisce con un amo e tira fuori dal
basso in alto, è l'arte che stavamo cercando e che, dalla
natura dell'operazione, viene chiamata pesca con l'amo.
TEETETO La dimostrazione è veramente completa.

Questo procedimento non è evidentemente conclusivo: come Aristotele ha energicamente dimostrato , esso comporta una successione di asserzioni, non una dimostrazione; può essere utile come metodo, ma non è logica formale.
La logica formale è riservata ad Aristotele. Un esame attento
del contenuto delle sue opere logiche ci rende però certi che tutto ciò che è contenuto nell'Organon è condizionato in un modo o nell'altro dalla prassi del platonismo. I Topici sono probabilmente soltanto un'elaborazione cosciente dei numerosi logoi di uso comune nell ' Accademia; anche gli Analitici, per quanto siano creazione originale dello stesso Aristotele, si basano evidentemente sulla 'divisione', che è migliorata e portata a livello di un vero processo logico (operazione logica). Questo è il secondo grande servizio reso da Platone alla logica formale: il suo pensiero ha reso possibile la nascita di questa
scienza con Aristotele.
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MessaggioTitolo: Re: Appunti sparsi: Logica   Mer Set 19, 2007 2:57 pm

Appunti tratti da un'altra sezione:

*******************************

La risposta è semplice e dentro la divisione di "metafisica":
se intendiamo l'oggetto della metafisica come
"ente in quanto ente" ed applichiamo dalla logica il concetto di estensione e comprensione dell'idea applicata ad ente troviamo una definizione di estensione di ente ed una di comprensione di ente quali sono per la prima il maggior insieme di oggetti (concreti ed astratti) che possono enumerare l'idea di ente ovvero "il di quanti lo si dice" esempio: "essere in sè, in toto" pertanto si chiama questa divisione della metafisica "ontologia o metafisica generale".
La seconda è l'applicazione della comprensione dell'idea di ente ed è l'insieme delle cose che sono rappresentate in una idea ovvero il che cosa vi si dice, esempio: in "uomo" si comprende la nozione di essere, di vivente, di essere sensitivo, di essere sensitivo e razionale
(animale razionale), quello di maschio, quello di Trismegistus.
Così ci troviamo ad una definizione particolare di ente con la minor sua estensione e ciò che è della metafisica particlare.
Ora se l'oggetto di studio della metafisica generale è l'ente per l'ente o ontologia, nella metafisica particolare ci troviamo tanti enti quanti oggetti sono di studio (sempre "in sè" per distinguere l'approccio dell cosidette scienze) come l'uomo x antropologia razionae, il bello o l'estetica, il buono o l'etica, il giusto o del diritto, l'universo o cosmologia e D-o come teologia ( teologia razionale distinta dalla teologia rivelata).
Per cui non esiste opposizione tra teologia e metafisica.
Ripeto:
l'importanza della conduzione di una definizione e della sua divisione,
questo lo sottolineava sempre già il buon Aristotele !
Ciò significa che da come si parte (postulati) così si finisce in differenti modi.

Non a caso abbiamo una terminologia tecnica precisa, esempio:
tauton x identico,
heteron x diverso,
diaphoron x differente,
heteron to heidei x differente per specie,
homoion x simile
antikeimeon x opposto,
enantion x contrario,
etc, etc,

**************************

Abbiamo già visto come
le idee, i concetti possono essere “estensivi e comprensivi”, non dimentichiamo
che le idee o concetti possono essere divisi in quanto alla comprensione ed
alla estensione. Per la prima avremo idee adeguate o no, chiare e distinte o
no, positive o no, proprie o no, dirette o riflesse. Per quanto riguarda l’estensione
le idee possono dividersi in:


singolare, particolare
ed universale. Attenzione nell’idea universale
possiamo avere l’idea collettiva e quella analoga.


Certo l’importanza da
te sottolineata all’idea universale, muove tutta la problematica degli
“universali”. Come universali comporta il coinvolgimento dell’origine dei
giudizi e delle categorie.


In piu se implichiamo
la comunicazione, mettiamo in gioco la linguistica nelle sue parti sia
semantica che pragmatica e sintattica. Il problema è assai complesso. Vediamo
almeno a darne un abbozzo !





L’idea universale o
gli universali (tipico del pensiero intellettuale) è una caratteristica dell’essere
umano con il linguaggio articolato. Uno si integra con l’altro.


Quando la nostra mente
si fa l’idea di una cosa, per astrazione abbandona le note particolari, i
caratteri individuali cogliendone l’essenza piu estensiva, generale e la
riproduce in sé in modo piu o meno chiaro e distinto. Ora l’essenza di quella
realtà concreta noi per un processo cognitivo l’abbiamo ritrovata in parte
comune ad altre realtà concrete per cui quelle caratteristiche le troviamo in
tutte, ecco l’universale. Faccio l’esempio pratico: ho una sedia stile impero,
ho una tipo barocca, un’altra di stile funzionale, ho una forma di sedile con
appoggio schiena, ecc. ebbene mi sono fatto un’idea di sedia o di cosa è una
sedia, il che non è una barca a remi.


Notiamo che l’universale
non si trova nella realtà, ma è un prodotto mentale mio, esiste fin quando io
vivo, poi io morto le sedie continuano l’universale di sedia muore con me o con
la scomparsa dell’umanità. Peno cui l’uomo primitivo abbia capacità di produrre
universali, ma pochi e poco chiari.


L’uomo moderno ha una
capacità maggiore grazie anche allo sviluppo del linguaggio.


Io sono nominalista
moderato.

*********************************

E’ bene fare
nuovamente chiarezza nella definizione dei termini.


Qual è il valore dei
termini universali ? Ecco il problema logico degli universali. Dico problema logico,
perché l'esistenza di termini universali da luogo a parecchi problemi: c'e
quello del valore di essi, che e il problema logico; c'e quel del come
sorgano in noi, come si formino le nozioni universali, che è un problema
psicologico; c'e quello del come debba essere costituita la realtà affinché le
nozioni universali abbiano valore, che è un problema metafisico. Noi qui ci
interessiamo del problema logico, ma per risolverlo dovremo accennare anche
agli altri.


Prima di studiare
teoreticamente il problema degli universali facciamo qualche cenno storico. Il
problema degli universali di nome e un problema caratteristicamente
medioevale cme giustamente fa notare l’amico Trismegistus, in realtà interessa ogni epoca
della filosofia. Esso è gia esplicitamente posto da Socrate con la teoria del
concetto, ripreso e approfondito nella teoria delle idee di Platone, discusso
di nuovo e risolto diversamente da Aristotele. Nella filosofia medioevale il
problema sorge dallo studio


dell ' Isagoge di
Porfirio e del relativo commento di Boezio. Nelle Isagoge, Porfirio dice di non voler trattare perché
troppo difficili questi problemi : 1) se i generi e le specie esistano o siano
mere costruzioni dell'intelletto; 2) posto che esistano, se siano corporei o
incorporei; 3) posto che siano incorporei, se siano nelle cose sensibili o
siano separati (come voleva Platone). Dice di non voler risolvere questi problemi,
ma intanto li pone e il suo traduttore e commentatore latino, Boezio, tenta
invece una soluzione che, in fondo, e quella del realismo moderato. I
medioevali. studiando Boezio, trovarono posto e risolto in un certo modo il
problema degli universali e ci lavorarono sopra.


Si distinguono per
solito quattro tipi di soluzione:


1) nominalismo (Non
ci sono concetti universali, noi conosciamo solo gli individui; gli universali
sono puri nomi, flatus vocis) ;


2) concettualismo (Ci
sono concetti universali, ma ad essi non corrisponde nessuna realtà, quindi i
concetti universali sono privi di valore);


3) realismo
esagerato (Ci sono concetti universali e ad essi corrispondono delle realtà
che sono pure universali. Si suole addurre come esempio di realismo esagerato
la teoria platonica delle idee, ma probabilmente si tratta di una
interpretazione un po' rozza del platonismo;


4) realismo
moderato o concettualismo realistico (Ci sono concetti universali ed
hanno valore, sebbene la realtà sia fatta di individui, perché il significato
dei concetti universali si realizza negli individui).


Non dobbiamo credere,
come ho gia accennato, che il problema degli universali scompaia nella
filosofia moderna; resta, ma sotto altri nomi : come problema dell'origine
delle idee, problema dell'apriorismo della conoscenza. L 'empirismo ad es. e
una forma di nominalismo;


infatti ridurre, come
fa l'empirismo, il concetto o l'idea a immagine sensibile, significa negare i
concetti universali, poiché l'immagine sensibile e sempre individuale, e sempre
immagine di questo oggetto.


Ripeto io essendo
allievo della scuola neopositivista (empiriocriticismo) sono nominalista.

*******************************************
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