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MessaggioTitolo: Siete credenti?   Gio Lug 26, 2007 4:07 pm

Credete nell'esistenza di Dio? parliamone..
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trismegistus
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Maschio
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Gio Ago 09, 2007 12:48 am

Non credo all'esistenza di Dio, credo piuttosto nella sua costruzione e nel concetto metafisico che c'è dietro e all'identificazione di esso con il super-ego o il super-io.
Sarebbe però interessante una dimostrazione della sua smentita esistenza in modo che la speculazione che vi è dietro da secoli smetta di esistere.

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latriplice



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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Gio Ago 09, 2007 1:51 am

Sostenere come fanno alcuni, che un Dio crei i vari enti e gli universi rendendoli poi incapaci per tutta l’eternità’ di reintegrarsi in Esso, significa ammettere una serie di incongruenze e lacune da cui difficilmente si potrà uscire, oltre al fatto che questo Dio, così concepito, presenta una buona dose di cinismo.
Si può affermare:
1) Se Dio e’ causa e gli enti sono effetti, si dovrà riconoscere che gli effetti possono reintegrarsi nella causa perché essi sono modificazioni di quella. Così nella dimensione grossolana, l’energia si risolve in massa e questa può risolversi in energia. Un effetto non può essere distinto dalla causa, ne’ quindi causa ed effetto possono considerarsi dualità assoluta. Anzi, l’effetto e’ la stessa causa che si configura come una determinata “modalità” di essere.
2) Se gli enti autocoscienti sono emanazione o creazione di Dio, allora essi sono della stessa natura di Dio, anche se esprimenti suoi “particolari” aspetti, dal momento che dal nulla , o da una assoluta non-realta’, nulla può venire ad essere. Se la natura e’ identica, ci si chiede, in che senso una sola natura debba trovarsi in contrapposizione con sé stessa.
3) Se gli enti autocoscienti non avessero la possibilità di “comprendere” il proprio “Genitore” e di ritornare ad Esso, sarebbero eternamente manchevoli, incompiuti, alienati e orfani, e se fossero tali non vi sarebbe per essi alcuna espansione di coscienza, ne’ perfezione che possa colmare la loro eterna ed assoluta incompiutezza. Sotto questa prospettiva la stessa concezione dell’evoluzione postulata dai dualisti diventa una “concessione” superflua, perché non risolve il problema essenziale, risultando solo un giuoco inutile e beffardo.
4) Se gli enti e l’universo sono creazioni con un inizio, devono avere anche una fine; ora, quando essi avranno termine dove andranno? Si dissolveranno nel nulla? Il nulla non esiste nella realtà, può esistere solo come categoria mentale. Se, invece, non hanno nascita e fine, allora sono infiniti ed eterni quanto la causa prima, e poiché due infiniti paralleli o contrapposti non possono coesistere perché si annullerebbero reciprocamente, si può dedurre che i due non possono non essere unità indivisa.
5) Se Dio e’ Persona e ha in sé Intelligenza e Potenza, perché sarebbe portato a creare o emanare degli enti e dei dati che sarebbero poi eternamente manchevoli e alienati? E se anche si postulasse un mediatore tra Dio e gli uomini, che fungesse da legame, rimarrebbe pur sempre il fatto che questi ultimi sarebbero ugualmente privati di ricongiungersi al “Genitore”.
6) Se Dio, in quanto totalità, e’ unità assoluta, potrà mai trovarsi in esso una dualità irriducibile?

Da quanto brevemente e’ stato esposto, si deduce che gli enti non sono altro – nella loro più profonda essenza – che la causa prima, e non possono non esserlo e solo in modo apparente possono credersi incompiuti, limitati e separati.
L’ente può “credersi” un….serpente, ma in effetti e’ sempre stato e sempre sara’ la … corda. Può circoscriversi, può limitarsi, se lo crede, ma cio’ sara’ sempre in termini di relatività, di apparenza; può considerarsi un uomo un Deva, o altro, ma e’ pur sempre Brahman, che appare questo o quello.
“E’ per virtù di maya che Brahman appare universo” dicono i Veda.
La piu’ grande tragedia che possa capitare ad un vivente e’ quella – seguendo la concezione di alcune dottrine evoluzionistiche- di essere creato da un Ente supremo, per il semplice motivo di evolversi all’infinito; cosi’ egli e’ forzatamente sospinto ad elevarsi per espandere sempre più orizzontalmente la sua coscienza e chiedere maggiore perfezione, la quale rimane pur sempre relativa perché la progressione della perfezione e’ all’infinito. L’ente, per quanto possa innalzarsi e dilatarsi, ha di fronte a sé un ulteriore gradino da superare che, sebbene superiore al precedente,e’ugualmente manchevole e imperfetto di fronte al susseguente.
In altri termini, si asserisce un dualismo assoluto: da una parte un Perfetto ( lo si deve ammettere se si postulano degli enti perfettibili ), dall’altra una molteplicità – da esso creata – che e’ imperfetta o perfettibile all’infinito, senza una fine, senza la speranza della completa maturazione.
E l’ente, sapendo a priori che il suo destino “forzato” e’ pur sempre l’imperfezione, quindi l’incompiutezza e il conflitto, non può- legge permettendo- non fermarsi dov’e’, nel posto o nel gradino su cui gia’ si trova, rifiutando quel processo evoluzionistico all’infinito che si dimostra, in ultima analisi, come un procedere senza soluzione o, peggio ancora, come una tragica beffa. Tra un individuo umano imperfetto e un Ente-Logos, o un ancor più eccelso Essere imperfetto, e’ consigliabile rimanere un individuo umano, se non altro per la minore responsabilità che si ha.
Quando il problema evolutivo lo si pone in termini di un “sempre più”, di “carriera gerarchica o spirituale”, nella coscienza dell’ente non può non scatenarsi un grande travaglio, una tensione e perfino uno spirito di competizione. Quando gli enti sono trascinati forzatamente ad accrescersi a dismisura in un perpetuo divenire senza fondo, costretti a ricevere mansioni e responsabilità di sempre maggiore importanza e ampiezza, la vita diventa lotta, diventa angoscia senza neanche la consolazione della soluzione. Altri evoluzionisti sostengono invece che gli enti, nati imperfetti e manchevoli, evolvendo nel tempo-spazio, raggiungeranno l’assolutezza. Questi concedono qualcosa di più dei precedenti evoluzionisti, ma fanno dipendere l’Assoluto dal tempo. Il termine “divenire” qui e’ appropriato perché, invero, l’ente-zero non e’ Assoluto, ma lo “diverrà”. In altri termini, per codesti evoluzionisti il tempo, o il divenire, porta all’ESSERE: però il Budda, in accordo con tutte le Tradizioni, sostiene che, “andando”, non si arriva mai. Ma come si può divenire se gia’ non si e’? e se gia’ si e’non v’e’ alcun motivo per divenire. Se il termine evoluzione significa passare da uno stato di natura ad un altro, cio’ significa invalidare il principio d’identità’ dell’essere, il che non e’ conforma a ragione, perché un dato la cui natura e’ A non può trasformarsi in uno la cui natura e’ B. Un meno non può divenire un più, e un non-Dio un Dio.
Se l’ente non ha in sé la potenzialità di Essere, mai potrà raggiungere lo stato dell’Essere, Inoltre il tempo-spazio non e’ altro che una “finzione” mentale, un sistema di coordinate che risponde ad una categoria di pensiero. L’Assoluto non può dipendere da condizioni di tempo-spazio-causa, perché non vive di categorie mentali. L’Assoluto o l’Infinito e’ totale pienezza che si completa in sé stesso. Il divenire porta al divenire e l’Essere porta all’Essere. Una quantità di ignoranza più una quantità di ignoranza divengono solo due quantità di ignoranza, non gia’ la conoscenza.
Nel divenire, e teorizzando il divenire, si pospongono necessariamente i problemi fondamentali dell’ente. Chi vuole uscire dal divenire-movimento-cangiamento (samsara) deve fermarsi, deve reintegrarsi nel “Motore Immobile”che, con la sua sola presenza, da’ vita a tutte le apparenze.
L’Assoluto - come si e’ gia’ accennato- non e’ tempo infinito, considerato come una successione o durata illimitata, ne’ spazio infinito, considerato come infinita grandezza ( questi si trovano sul piano del relativo), ma l’Assoluto, nella sua vera accezione, e’ senza tempo, senza spazio, senza-secondo. Un dato comune agli evoluzionisti – ma cio’ e’ una conseguenza inevitabile – e’ di considerare l’”esperienza” un basilare e indispensabile fattore di evoluzione, di avanzamento, di progresso. L’esperienza, essendo un procedimento di ordine empirico e dualistico, non puo’ portare all’Essere, al Non-Agente, al Motore Immobile. L’Essere non può dipendere da cose che appartengono alla dimensione del contingente, del fenomenico o della maya, perche’ non dipende, come prima si e’ detto, da tempo-spazio-causa.
L’esperienza empirica e’ l’effetto dell’azione, e’ frutto dell’agire; l’esperire implica muoversi. L’azione e’ karma – usato questo termine nel contesto più ampio- e il karma e l’avidya (ignoranza del se’) sono i fattori indissolubili che portano alla trasmigrazione. Karma-azione e’ desiderio irrequieto e fame di acquisizioni che servono come appoggio e giustificazione per la perpetuazione dell’io. L’esperienza-azione implica estroversione, uscir fuori dalla propria aseità, ma la realizzazione e la compiutezza non si trovano fuori dell’Essere; l’Essere lo si realizza solo con un atto di consapevolezza immediata, di “enstasi”che non e’ frutto dell’agire o dello sperimentare, ma del “Contemplare”, del “Vedere”, del “Conoscere”; ne’, ancora, si può ricondurre la realizzazione ad una esperienza sensibile. Diremo che l’ente, una volta proiettatosi fuori di se’, “oblia” il suo stato naturale, costringendosi nella sperimentazione samsarica (mito di Narciso), ma e’ proprio quando la sperimentazione cessa che l’ente, ripiegando su sé stesso, si ritrova Essere senza moto.
L’esperienza empirica, più che lo strumento di ascesi, e’ strumento che perpetua la dualità Essere-divenire. Possiamo affermare che l’autentica esperienza porta al riconoscimento della non-esperienza, porta al riconoscimento del morire all’esperienza, e cio’ e’ un aspetto sivaita, essendo Siva il principio che va di là dalle forme, di là dai nomi, di là dalla sperimentazione. Di conseguenza, la stessa liberazione-realizzazione non implica un “muoversi”, un “trasformarsi in altro”, un alterarsi, un mutarsi, ma implica solo un comprendersi, un riconoscersi,un Essere.
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Heraclitus



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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Gio Ago 09, 2007 7:02 pm

latriplice ha scritto:
Sostenere come fanno alcuni, che un Dio crei i vari enti e gli universi rendendoli poi incapaci per tutta l’eternità’ di reintegrarsi in Esso, significa ammettere una serie di incongruenze e lacune da cui difficilmente si potrà uscire, oltre al fatto che questo Dio, così concepito, presenta una buona dose di cinismo.

Premetto che sono agnostico nell'esistenza di un generico dio come entità trascendente primigenia, ma ateo nei confronti di un dio che a causa di una morale assoluta basata sulla volontà divina punisce in modo eterno chi va contro tale morale. Sono in ricerca di qualcosa che faccia l'uomo degno di vivere, non un qualcosa che dopo un attimo è come se non ci fosse stato. Inoltre sono d'accordo che nella vita terrena il male gratuito (malattie, terremoti...) esiste e Dio poteva crearci divinità aventi sia libero arbitrio che benevolenza. Poteva far sì che noi potevamo avere sia la libertà di fare il male ma senza essere inclinati a farlo (così io ho la libertà di buttarmi dal balcone di casa mia ma non sono inclinato a farlo). Ma è chiaro che bene nel cristianesimo è ciò che Dio vuole non ciò che noi ci è piacevole al corpo. Inoltre le più atroci sofferenze e i più bei piaceri sensuali di questo mondo sono zero rispetto all'infinitamente positivo premio eterno in paradiso e rispetto all'infinitamente negativo castigo eterno dell'inferno.

latriplice ha scritto:

Si può affermare:
1) Se Dio e’ causa e gli enti sono effetti, si dovrà riconoscere che gli effetti possono reintegrarsi nella causa perché essi sono modificazioni di quella. Così nella dimensione grossolana, l’energia si risolve in massa e questa può risolversi in energia. Un effetto non può essere distinto dalla causa, ne’ quindi causa ed effetto possono considerarsi dualità assoluta. Anzi, l’effetto e’ la stessa causa che si configura come una determinata “modalità” di essere.

Capisco il concetto. Se io scrivo un romanzo (oppure se io invento un videogioco al computer) i personaggi dentro il romanzo (o il videogioco) non sono "fatti" della stessa sostanza di me. Secondo le religioni monoteiste infatti Dio crea la materia "dal nulla" e poi parlando la fa apparire ("sia la luce..." e la luce fu) come quando in un romanzo i personaggi appaiono quando l'autore ne parla per la prima volta. E qui si nota appunto il nichilismo dei monoteismi. Dio dall'abisso del NULLA crea noi. Tra noi e Dio c'è un abisso. L'esistenza vera di Dio crea mediante il logos-parola-pensiero l'esistenza falsa del mondo. Ma come conciliare tale dualità autore-romanzo, pensatore-pensieri, creatore-mondo creato?

latriplice ha scritto:

2) Se gli enti autocoscienti sono emanazione o creazione di Dio, allora essi sono della stessa natura di Dio, anche se esprimenti suoi “particolari” aspetti, dal momento che dal nulla , o da una assoluta non-realta’, nulla può venire ad essere. Se la natura e’ identica, ci si chiede, in che senso una sola natura debba trovarsi in contrapposizione con sé stessa.

Esatto, siamo della stessa natura di Dio! Anche noi possiamo pensare con un logos-pensiero-parola, creare mondi, romanzi. Ma solo parte di noi, l'anima è questa facoltà. Ma è una particella divina quaest'anima? O invece è come un'onda mutevole nell'oceano dell'esistenza, che nasce e muore in un lembo piatto e immobile ( che però se visto da vicino ha movimenti impercettibili che faran nascere altre onde che però non avran memoria delle precedenti)? Ma noi non siamo eterni, dipendiamo da genitori che ci hanno generato, cibo, acqua, amori, ma soprattutto rincorriamo sofferenti progetti e felicità che Dio già ha realizzato da sempre! Ecco, dovremo esser felici di ciò che si ha qui e ora senza è però attaccarsi a tali cose, sapendo che prima o poi svaniranno, senza rinunciare a progetti a lungo termine ma senza rattristarsi del mancato raggiungimento di essi? Ma come far ciò, come fare a vivere nel mondo della realtà e non in quello dei desideri e attaccamenti?

latriplice ha scritto:

3) Se gli enti autocoscienti non avessero la possibilità di “comprendere” il proprio “Genitore” e di ritornare ad Esso, sarebbero eternamente manchevoli, incompiuti, alienati e orfani, e se fossero tali non vi sarebbe per essi alcuna espansione di coscienza, ne’ perfezione che possa colmare la loro eterna ed assoluta incompiutezza. Sotto questa prospettiva la stessa concezione dell’evoluzione postulata dai dualisti diventa una “concessione” superflua, perché non risolve il problema essenziale, risultando solo un giuoco inutile e beffardo.

Quante volte abbiam sentito a domande come: non poteva Dio risparmiare quel bambino da quella terribile malattia mortale? La risposta Dio ha un progetto per lui che non comprendiamo! Ma quale bambino non scapperebbe ha un suo padre che lo picchia senza motivo dicendo che ciò serve a un progetto? Che ingiustizia fu il peccato originale! Come possono le colpe di Adamo (ma non lo creò perfettamente buono?) ricadere sui figli?

latriplice ha scritto:

4) Se gli enti e l’universo sono creazioni con un inizio, devono avere anche una fine; ora, quando essi avranno termine dove andranno? Si dissolveranno nel nulla? Il nulla non esiste nella realtà, può esistere solo come categoria mentale. Se, invece, non hanno nascita e fine, allora sono infiniti ed eterni quanto la causa prima, e poiché due infiniti paralleli o contrapposti non possono coesistere perché si annullerebbero reciprocamente, si può dedurre che i due non possono non essere unità indivisa.

Quando un io e un tu si riconoscono come una sola cosa? Quando io nelle tue sofferenze e gioie vedo le mie sofferenze e gioie. Io non termino con la mia pelle, io sono infinito e sono anche tu e tu e tu. Ogni mio atomo si ricambia e si mischia con l'altro. Com'è difficile accorgersi di ciò!

latriplice ha scritto:

5) Se Dio e’ Persona e ha in sé Intelligenza e Potenza, perché sarebbe portato a creare o emanare degli enti e dei dati che sarebbero poi eternamente manchevoli e alienati? E se anche si postulasse un mediatore tra Dio e gli uomini, che fungesse da legame, rimarrebbe pur sempre il fatto che questi ultimi sarebbero ugualmente privati di ricongiungersi al “Genitore”.
6) Se Dio, in quanto totalità, e’ unità assoluta, potrà mai trovarsi in esso una dualità irriducibile?

Triste il ruolo di mediatore... un dio incarnato che dopo trent'anni di vita terrena scompare e lascia solo un passaparola da discepolo a discepolo, come se quelle parole fossero diverse da quelle di ogni altro mortale di passaggio. Perchè dire che la persona che salva è più importante del mezzo di salvezza?

latriplice ha scritto:

Da quanto brevemente e’ stato esposto, si deduce che gli enti non sono altro – nella loro più profonda essenza – che la causa prima, e non possono non esserlo e solo in modo apparente possono credersi incompiuti, limitati e separati.
L’ente può “credersi” un….serpente, ma in effetti e’ sempre stato e sempre sara’ la … corda. Può circoscriversi, può limitarsi, se lo crede, ma cio’ sara’ sempre in termini di relatività, di apparenza; può considerarsi un uomo un Deva, o altro, ma e’ pur sempre Brahman, che appare questo o quello.
“E’ per virtù di maya che Brahman appare universo” dicono i Veda.
La piu’ grande tragedia che possa capitare ad un vivente e’ quella – seguendo la concezione di alcune dottrine evoluzionistiche- di essere creato da un Ente supremo, per il semplice motivo di evolversi all’infinito; cosi’ egli e’ forzatamente sospinto ad elevarsi per espandere sempre più orizzontalmente la sua coscienza e chiedere maggiore perfezione, la quale rimane pur sempre relativa perché la progressione della perfezione e’ all’infinito. L’ente, per quanto possa innalzarsi e dilatarsi, ha di fronte a sé un ulteriore gradino da superare che, sebbene superiore al precedente,e’ugualmente manchevole e imperfetto di fronte al susseguente.

Quanto lacerante è questa dualità! Ma come riconoscere un'unità finale non contraddittoria una "storia con lieto fine" a certi tragici epiloghi di esistenze finite che dovrebbero almeno aver bisogno di un'altra possibilità? (senza ricorrere al riconoscere il mondo terreno come falsità rispetto a quello eterno).

latriplice ha scritto:

In altri termini, si asserisce un dualismo assoluto: da una parte un Perfetto ( lo si deve ammettere se si postulano degli enti perfettibili ), dall’altra una molteplicità – da esso creata – che e’ imperfetta o perfettibile all’infinito, senza una fine, senza la speranza della completa maturazione.
E l’ente, sapendo a priori che il suo destino “forzato” e’ pur sempre l’imperfezione, quindi l’incompiutezza e il conflitto, non può- legge permettendo- non fermarsi dov’e’, nel posto o nel gradino su cui gia’ si trova, rifiutando quel processo evoluzionistico all’infinito che si dimostra, in ultima analisi, come un procedere senza soluzione o, peggio ancora, come una tragica beffa. Tra un individuo umano imperfetto e un Ente-Logos, o un ancor più eccelso Essere imperfetto, e’ consigliabile rimanere un individuo umano, se non altro per la minore responsabilità che si ha.
Quando il problema evolutivo lo si pone in termini di un “sempre più”, di “carriera gerarchica o spirituale”, nella coscienza dell’ente non può non scatenarsi un grande travaglio, una tensione e perfino uno spirito di competizione. Quando gli enti sono trascinati forzatamente ad accrescersi a dismisura in un perpetuo divenire senza fondo, costretti a ricevere mansioni e responsabilità di sempre maggiore importanza e ampiezza, la vita diventa lotta, diventa angoscia senza neanche la consolazione della soluzione. Altri evoluzionisti sostengono invece che gli enti, nati imperfetti e manchevoli, evolvendo nel tempo-spazio, raggiungeranno l’assolutezza. Questi concedono qualcosa di più dei precedenti evoluzionisti, ma fanno dipendere l’Assoluto dal tempo. Il termine “divenire” qui e’ appropriato perché, invero, l’ente-zero non e’ Assoluto, ma lo “diverrà”. In altri termini, per codesti evoluzionisti il tempo, o il divenire, porta all’ESSERE: però il Budda, in accordo con tutte le Tradizioni, sostiene che, “andando”, non si arriva mai. Ma come si può divenire se gia’ non si e’? e se gia’ si e’non v’e’ alcun motivo per divenire. Se il termine evoluzione significa passare da uno stato di natura ad un altro, cio’ significa invalidare il principio d’identità’ dell’essere, il che non e’ conforma a ragione, perché un dato la cui natura e’ A non può trasformarsi in uno la cui natura e’ B. Un meno non può divenire un più, e un non-Dio un Dio.
Se l’ente non ha in sé la potenzialità di Essere, mai potrà raggiungere lo stato dell’Essere, Inoltre il tempo-spazio non e’ altro che una “finzione” mentale, un sistema di coordinate che risponde ad una categoria di pensiero. L’Assoluto non può dipendere da condizioni di tempo-spazio-causa, perché non vive di categorie mentali. L’Assoluto o l’Infinito e’ totale pienezza che si completa in sé stesso. Il divenire porta al divenire e l’Essere porta all’Essere. Una quantità di ignoranza più una quantità di ignoranza divengono solo due quantità di ignoranza, non gia’ la conoscenza.
Nel divenire, e teorizzando il divenire, si pospongono necessariamente i problemi fondamentali dell’ente. Chi vuole uscire dal divenire-movimento-cangiamento (samsara) deve fermarsi, deve reintegrarsi nel “Motore Immobile”che, con la sua sola presenza, da’ vita a tutte le apparenze.
L’Assoluto - come si e’ gia’ accennato- non e’ tempo infinito, considerato come una successione o durata illimitata, ne’ spazio infinito, considerato come infinita grandezza ( questi si trovano sul piano del relativo), ma l’Assoluto, nella sua vera accezione, e’ senza tempo, senza spazio, senza-secondo. Un dato comune agli evoluzionisti – ma cio’ e’ una conseguenza inevitabile – e’ di considerare l’”esperienza” un basilare e indispensabile fattore di evoluzione, di avanzamento, di progresso. L’esperienza, essendo un procedimento di ordine empirico e dualistico, non puo’ portare all’Essere, al Non-Agente, al Motore Immobile. L’Essere non può dipendere da cose che appartengono alla dimensione del contingente, del fenomenico o della maya, perche’ non dipende, come prima si e’ detto, da tempo-spazio-causa.
L’esperienza empirica e’ l’effetto dell’azione, e’ frutto dell’agire; l’esperire implica muoversi. L’azione e’ karma – usato questo termine nel contesto più ampio- e il karma e l’avidya (ignoranza del se’) sono i fattori indissolubili che portano alla trasmigrazione. Karma-azione e’ desiderio irrequieto e fame di acquisizioni che servono come appoggio e giustificazione per la perpetuazione dell’io. L’esperienza-azione implica estroversione, uscir fuori dalla propria aseità, ma la realizzazione e la compiutezza non si trovano fuori dell’Essere; l’Essere lo si realizza solo con un atto di consapevolezza immediata, di “enstasi”che non e’ frutto dell’agire o dello sperimentare, ma del “Contemplare”, del “Vedere”, del “Conoscere”; ne’, ancora, si può ricondurre la realizzazione ad una esperienza sensibile. Diremo che l’ente, una volta proiettatosi fuori di se’, “oblia” il suo stato naturale, costringendosi nella sperimentazione samsarica (mito di Narciso), ma e’ proprio quando la sperimentazione cessa che l’ente, ripiegando su sé stesso, si ritrova Essere senza moto.
L’esperienza empirica, più che lo strumento di ascesi, e’ strumento che perpetua la dualità Essere-divenire. Possiamo affermare che l’autentica esperienza porta al riconoscimento della non-esperienza, porta al riconoscimento del morire all’esperienza, e cio’ e’ un aspetto sivaita, essendo Siva il principio che va di là dalle forme, di là dai nomi, di là dalla sperimentazione. Di conseguenza, la stessa liberazione-realizzazione non implica un “muoversi”, un “trasformarsi in altro”, un alterarsi, un mutarsi, ma implica solo un comprendersi, un riconoscersi,un Essere.

Sento quasi una nostalgia di frammenti di presunti ricordi di un'antica unità... ma qual è stata la causa di questa caduta? Se non ricordo la mia colpa perchè qualcosa sembra punirmi ancora? Perchè tale condizione umana per millenni ritenuta causata dal pagamento di un peccato originale? Oppure siamo tutti già salvi e dobbiamo solo accorgerci che lo siamo?
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Crono
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Dom Ago 26, 2007 10:13 pm

La religione è stata creata dagli uomini come forma di controllo delle masse, e con il passare degli anni si riducerà fino a scomparire (almeno spero)!
Con la religione si sono create guerre, massacri e omicidi. Guardando la storia passata nn vedo molti benefici della religione!
Il dio, creazione dell'uomo anche questa, per paura e per spiegare l'inspiegabile!
OK, sarò duro e offensivo, ma quello che penso è: Le persone che credono in qualcosa di superiore (DIO) sono persone con estreme debolezze!
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TheDruid
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MessaggioTitolo: Siete credenti?   Lun Ago 27, 2007 11:22 am

La mia risposta è no.
Ma manca forse un soggetto, o forse si da per sottinteso che si parli di fede crsitiana.
Dico questo perchè da non molto tempo tempo, ho concepito e imparato a percepire, qualcosa, che va molto vicino al concetto di Dio, ma è ben altro che una così gretta illusione antropocentrica.
Questo mi ha dato modo di riflettere molto sulle origini delle religioni, in un analisi che va oltre il livello storico, ma direi quasi puramente psicologico.
Ho imparato a percepire il fatto di essere parte di un disegno piu' grande, imparato a sentirmi parte attiva e di un universo, ma continuo a rifiutare violentemente le religioni.
Ma a mio parere esse oramai non necessitano di essere ulteriore bersaglio della critica efferata che è stata riservata loro da tempo.
Il cristianesimo è un animale moribondo, e forse dovremmo lasciargli il tempo di morire in pace, ha fatto storia, se non ci fosse stato probabilmente saremmo caduti nella sua trappola in futuro...
Ora abbiamo imparato, ora possiamo dire che per lui non cè piu' spazio, ma continuare a infliggergli condanne anche sul momento di morte potrebbe farlo ricadere sotto la perversa logica del martirio da lui stessa ideata, così che poi potrebbe essere rivalutato in avvenire, come vittima dei tempi.
Lasciate che si uccida con le sue stesse mani, lo sta già facendo e nessuno avrà rimorsi...
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Aschilio
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Ven Ago 31, 2007 12:36 pm

trismegistus ha scritto:
Non credo all'esistenza di Dio, credo piuttosto nella sua costruzione e nel concetto metafisico che c'è dietro e all'identificazione di esso con il super-ego o il super-io.
Sarebbe però interessante una dimostrazione della sua smentita esistenza in modo che la speculazione che vi è dietro da secoli smetta di esistere.
Simpatico trimegistus...nel tuo ragionamento l'esistenza di Dio è stata surrogata con la sua costruzione e il suo concetto metafisico e, come se non bastasse, con la sua identificazione con il super-ego... così parlò trimegistus... alias Zaratustra?.... ma credere nel super-uomo piuttosto che credere in Dio è in definitiva la stessa cosa...perchè è credere in una identità inesistente....in altre parole l'esistenza di Dio equivale all'esistenza del superuomo: se Dio non esiste, non esiste il superuomo o super-ego o super-io...è una costruzione logica...se sbaglio corregetemi.
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Ven Ago 31, 2007 2:08 pm

Aschilio ha scritto:
Simpatico trimegistus...nel tuo ragionamento l'esistenza di Dio è stata surrogata con la sua costruzione e il suo concetto metafisico e, come se non bastasse, con la sua identificazione con il super-ego... così parlò trimegistus... alias Zaratustra?.... ma credere nel super-uomo piuttosto che credere in Dio è in definitiva la stessa cosa...perchè è credere in una identità inesistente....in altre parole l'esistenza di Dio equivale all'esistenza del superuomo: se Dio non esiste, non esiste il superuomo o super-ego o super-io...è una costruzione logica...se sbaglio corregetemi.

Non sono Zarathustra, ma forse potrei diventarlo...
Coumque la differenza tra Dio e Übermensch o meglio super-Io (o super-Ego) è che nel secondo caso si ammette 'artificiosità dell'oggetto contemplato, della sua natura fisiologica di epifenomeno o di debolezza nervosa, nel senso che si mostra la sua genesi da una nostra paura o nevrosi di non capire la realtà e in una condizione di pre-Scienza o pre-Filosofia una costruzione artificiale di tale natura pareva l'unica soluzione naturale o forse era quella più economica o l'unica che le allora condiioni naturali e sociali permettevano.

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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Ven Ago 31, 2007 9:18 pm

Sono Ateo, anche se la ragione mi porta a considerare il fatto di essere agnostico.

Il punto è che non credo assolutamente ad alcuna forma di religione creata dall'uomo.

Considero però tutto possibile in questo universo e sono pronto anche ad ammettere l'esistenza di un improbabile essere, o essenza o cosa che abbia crato noi, o l'universo, o una parte di esso ecc.
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Mer Set 05, 2007 10:27 am

Le tue affermazioni hanno fatto sorgere in me parecchi dubbi..
In che cosa consiste il tuo concetto di eventualità?
Assomiglia forse al Pascaliano: Conviene scommettere sull'esistenza di Dio. Se cè si vince, se non cè non si perde nulla?
E poi io non penso si possa essere agnostici in materia religiosa.
Se la si considera come qualcosa nato dopo l'uomo, non ha senso dirsi agnostici, cosa che invece si può fare se si ritiene che sia più antica dell'uomo, (forza generatrice?)
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Gio Set 06, 2007 1:17 pm

Non riesco a credere a D-o, seppure l'idea mi piaccia assai !
Ma sono obbligato a credere a qualcosa di verosomigliante a D-o per l'esperienza che fa il nostro popolo di ebrei,
D-o è innanzi a noi !
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Mer Set 19, 2007 1:55 am

Se posso vorrei fermare un attimo l'attenzione sul fatto che Pascal, ha creato, sì, la prima calcolatrice, per far un favore al padre che amministrava il denaro del Re; quindi la storia delle probabilità è dovuta solo al fatto che la statistica era di sua completa conoscenza essendone uno studioso, e la statistica era molto di moda a corte.
E' così che Pascal spiegava i numeri a quelle menti abituate al giochi di corte. Idea
Ma è anche vero che il pensiero n. 144 preso a caso da da le " Pensées" rivela un'altro personaggio:

- Noi conosciamo la verità non soltanto con la ragione, ma anche con il cuore ( sulla distinzione pascaliana tra raison e coeur P. Serini, Pascal pp 237-46). In quest'ultimo modo conosciamo i principi primi; e invano il ragionamento, che non vi ha parte, cerca di impugnare la certezza. I love you

E io credo che questi pensieri siano più profondi perchè sono indirizzati a tutti, e quindi i suoi ragionamenti personali.

A volte è molto importante conoscere il contesto in cui certi modi di ragionare, non certo ragionamenti, vengono fatti e detti. Question
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Ven Set 21, 2007 10:21 pm

Si . sono credente.
Non vorrai sapere ciò che pensa un credente?
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Sab Set 22, 2007 9:28 am

Non vorrai sapere ciò che pensa un credente?

io ne sarei soddisfatto, non cosa pensa un credente,
ma cosa credi tu.
Penso sia opportunità di dare testimonianza della tua espereienza religiosa, vero ?
Shalom
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Mer Set 26, 2007 9:10 pm

A dir la verità per prima cosa credo nel mondo come mio alter ego; poi, credo pure che, attraverso il mondo, io possa giungere definitivamente alla conoscenza ( in senso biblico, quindi non solo astrazione, ma anche conoscenza fisica) del mio Dio.
Mi reputo un vero credente per il semplice fatto che cerco ininterrottamente la stada per giungere a Dio, seguendo le tracce lasciate da Gesù,che secondo me non era nè Ebreo e nè Cristiano ma Universale; oppure meglio, era un po' Ebreo, un po' Cristiano, un po' Gentile, un po' samaritano, un po' Romano, un po' Esseno, un po' zelota, un po battista,ecc, un po' tutti.
Generato e non creato, fiamma tra le fiamme, ma non fuoco che divori ( compito di Dio quello di bruciare, l'eliminazione del male,come sosteneva il Battista, ed anche Gesù).
Cerco di usare la testa per capire ciò che devo capire, e per quello che non capisco ho fede che prima o poi lo capirò, anche se la mia testa è un po' duretta.
Salve
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Mer Set 26, 2007 9:15 pm

complimenti , quasi mi fai invidia, povero me.
io sono un nostalgico di D-o !
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Mer Set 26, 2007 9:55 pm

No, no mi fare i complimenti, perchè non mi conosci, conosci solo il mio modo di pensare che ovviamente spera ed è ottimista, proprio perchè, la vita, come Giobbe insegna è: gioia, sofferenza, e, ancora +gioia.
Ora io sono nella fase di meno sofferenza; cioè, se gioia fosse un prato da percorrere, sofferenza sarebbe una montagna da scalare e da discendere per un po', fino al giardino che è +gioia; + perchè vede il il prato sotto, ma non vede più la montagna sopra. Quindi per me un cammino obbligato: 1) gioia ( la prima ora), 2) sofferenza (essere coerenti con il messaggio dando l'esempio e scontro con il mondo ed il mondano, miglioramento dell'ego e di conseguenza dell'alter ego=fuori di noi) per l'ineluttabilità del destino, 3) + gioia (vedere più da vicino e conoscere più nel profondo) + desiderio di Dio + paradiso ( giardino) + gioia.
Salve
Salve.
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Mer Set 26, 2007 11:27 pm

sai che ho una esperienza da eremita?
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Dom Dic 30, 2007 5:45 pm

DIO è la piena realizzazione dell'uomo. Se e siste l'uomo perchè non dovrebbe esistere la piena realzizzazione dell'uomo?
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Dom Gen 13, 2008 10:06 pm

Non sono d'accordo con te Bige. Se affermi che l'uomo è la piena realizzazione di se stesso asserisci implicitamente che egli è perfetto, completo e irriducibile. Come mai allora la sua interiorità lo spinge a desiderare qualcosa i cui connotati sono diversi dai suoi (Dio)? Perchè desiderare la perfezione quando si è perfetti? Ma, addirittura, perchè desiderare? Il desiderio non è fore espressione di una mancanza? Cosa si desidera? Ovviamente qualcosa che non si possiede!
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Dom Gen 13, 2008 10:09 pm

Ammettiamo anche che Dio non esista. Perchè desiderarlo? Perchè inventarlo? Qualcuno risponderebbe: per spiegare l'inspiegabile. E perchè bisogna spiegare l'inspiegabile? Cosa porta l'uomo a definire, a determinare, insomma a filosofare? Perchè allora la filosofia se l'uomo è la realizzazione di se stesso, e quindi la verità? Perchè la ricerca della verità se l'uomo stesso è la verità?
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MessaggioTitolo: Re: Siete credenti?   Mer Giu 05, 2013 12:51 am

DIO ESISTE.Non lo possiamo vedere perché i nostri sensi sono molto limitati,come il sole quando è coperto dalle nuvole non possiamo vederlo ma ne percepiamo l'esistenza grazie alle sue emanazioni,luce,calore;similmente DIO non possiamo vederlo ma ne percepiamo esistenza grazie alle sue emanazioni,stelle,pianeti,galassie,universi,esseri viventi.
Grazie mille .
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