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 La perfezione

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benbow



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MessaggioTitolo: La perfezione   Mer Ago 29, 2007 3:24 pm

Vorrei sapere, da un punto di vista filosofico, come si potrebbe definire il concetto di perfezione e quali pensatori si sono occupati di questo concetto.
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Gio Ago 30, 2007 12:54 am

La perfezione potrebbe essere ricondotta alla Teoria del Bello all'Estetica, sono molti i Filosofi che si sono occupati di questo, da Kant a Hegel, da Kierkegaard a Nietzsche, da Lukács a Benjamin e così via.

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Marcet sine adversario virtus
(Lucius Annaeus Seneca minor)
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Lun Ott 15, 2007 5:29 pm

Mi piace questo duello sull’estetica che abbiamo ingaggiato con conclusioni così diverse….Ma vedo che questa volta citi anche il bello: e seppure attraverso di esso trascendiamo in qualche modo il significato di estetica come dottrina del bello artistico per salire al bello metafisico inserito di quella sorta di triade o trinità di sommi valori – vero, bello e buono - che dall’epoca del neoplatonismo sembra costituire il diadema della metafisica (oltre che l’idea fissa dei classicisti) non riesci a convincermi. Certo vero e bene sono sempre le stelle polari della nostra esperienza, ma il bello? Non conserva riottosamente la sua natura di emozione piacevole e transitoria? E possiamo veramente accogliere l’interpretazione platonica di un’idea del bello vicina a quella del bene? E se accogliamo l’interpretazione kantiana di bello disinteressato…..è lo stesso, è l’ombra di una realtà che non si può porre al sommo dei nostri interessi filosofici, anche se la filosofia religiosa l’ha applicato a questo universo come per renderlo degno del Creatore. Si può immaginare che un buco nero sia in grado di emanare, se non la volgare fotonica luce, una fosca bellezza? Sì, perché Dio lascia pur sussistere anche il brutto e il mostruoso, dirai, magari relegandolo nell’inferno. Ebbene no, quel vedere Dio nell’alto dei cieli azzurri in un paesaggio di aure e gorgheggi non mi pare affatto degno di Dio, anche se, sulla spinta entusiastica di pensatori settecenteschi e romantici, possiamo ascendere a quel superiore grado del bello che si definisce “il sublime”.
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Lun Ott 15, 2007 8:14 pm

io ti posso dire che "imperfezione" (opposto di perfezione)
è quando manca un completamento per raggiungere il fine a cui sei destinato.

esempio:
un'auto gli manca una ruota, poi sarebbe perfetta perchè avrebbe raggiunto il suo fine di camminare, avendo il motore, l'autista con patente in regola, la benzina nel serbatorio ecc. ecc.
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Lun Ott 15, 2007 8:17 pm

una definizione botanica sarebbe perfetta qualora avesse
gi termini di genere e di specie, forse anche di sottospecie o varietà.
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Lun Ott 15, 2007 8:19 pm

non è detto che una cosa perfetta sia giusta!
esempio il classico delitto perfetto è eticamente condannevole !
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Lun Ott 15, 2007 8:21 pm

non è detto che un quadro sia bello perchè è perfettamente eseguito a regola d'arte !
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Dom Dic 30, 2007 5:34 pm

A mio parere la PERFEZIONE è la compresenza, il connubio di perfezione come assenza di imperfezione e di imperfezione come assenza di perfezione
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Dom Dic 30, 2007 5:37 pm

Non concepisco la vera perfezione come la sola assenza di tutto ciò che è imperfetto perchè la PERFEZIONE necessita di conoscere tutto ciò che è assolutamente libero da imperfezioni ma anche tutto ciò che è assolutamente libero da perfezioni, quindi PERFEZIONE= perfetto e imperfetto [/img]
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Mar Giu 24, 2008 6:20 pm

Perfezione...uhm...
Direi che intendo per perfetto ciò che è causa sui.

Per il resto, rimando ogni mia considerazione a un prossimo futuro di maggior saggezza. U_u
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Sab Lug 19, 2008 12:30 am

La perfezione é preannuncio di morte per l'ente finito. Sono convinto che ponendo un atto, ed esso adeguasse perefttamente il suo fine, la totalità del mio essere si annichilerebbe con la sua posizione. Non a caso qualcuno del forum ha scritto che perfezione é l'assenza di ogni imperfezione. Applicato ad un ente o ad un individuo finito, ciò significa negarne l'esistenza. In altri termini la perfezione s'addice ad un ente infinito e necessario. La clausola della necessità é in ordine alla sua esistenza concreta.

almeno così mi sembra di pensare
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Sab Lug 19, 2008 7:49 am

La risposta di Pavel potrebbe essere interpretata come una critica al famoso argomento ontologico di sant’Anselmo, secondo cui se Dio è l’essere perfettissimo (“quello di cui non si può pensare nulla di maggiore”) certamente esiste perché altrimenti mancherebbe, alle sue qualifiche, quella dell’esistenza. Si sa che Anselmo fu controbattuto dal monaco Gaunilione (“dalla definizione di Dio come essere di cui non si può pensare nulla di maggiore non se ne può ricavare l’esistenza, come dal concetto di un’isola perfettissima non si può dedurre la sua esistenza reale”), e infine da Kant che ha definitivamente sepolto questo argomento.
Io credo che l’errore stesse però nel concetto di perfezione che non può essere equiparato a quello di esistenza sia pure al massimo grado – tanto meno a quello di bellezza estetica come qualcuno degli interlocutori sembra qui sostenere - ma include o meglio si risolve nel concetto di perfezione morale o bene assoluto, che addirittura può cozzare contro quello di realtà come mi sembra che Pavel voglia affermare e come hanno creduto non solo i pessimisti che si incontrano al bar, ma poeti, artisti, filosofi di ogni epoca e continente.
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Dom Lug 20, 2008 2:28 am

La perfezione é preannuncio di morte per l'ente finito. Sono convinto che ponendo un atto, ed esso adeguasse perfettamente il suo fine, la totalità del mio essere si annichilerebbe con la sua posizione. Non a caso qualcuno del forum ha scritto che perfezione é l'assenza di ogni imperfezione. Applicato ad un ente o ad un individuo finito, ciò significa negarne l'esistenza. In altri termini la perfezione s'addice ad un ente infinito e necessario. La clausola della necessità é in ordine alla sua esistenza concreta. (pavel)

Credo di non aver capito cosa intendi: ti riferisci al fatto che è impossibile che enti imperfetti e finiti possano coesistere con una perfezione assoluta?

Io credo che l’errore stesse però nel concetto di perfezione che non può essere equiparato a quello di esistenza sia pure al massimo grado – tanto meno a quello di bellezza estetica come qualcuno degli interlocutori sembra qui sostenere - ma include o meglio si risolve nel concetto di perfezione morale o bene assoluto, che addirittura può cozzare contro quello di realtà come mi sembra che Pavel voglia affermare e come hanno creduto non solo i pessimisti che si incontrano al bar, ma poeti, artisti, filosofi di ogni epoca e continente. (emmeci)

Cosa intendi quando dici che il concetto perfezione non può essere equiparato a quello di esistenza?

E cosa intendi per bene assoluto di preciso?
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Dom Lug 20, 2008 8:12 am

A Fato avverso (“Cosa intendi quando dici….?”). Io risalgo alle parole di Anselmo, che nel Proslogion parte dal concetto di Dio come “id quo maius cogitari nequit” (“ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore”). Ora a me sembra che qui si faccia questione di una “grandezza” che appare come un puro agglomerato di attributi, ai quali si deve aggiungere quello di esistenza senza il quale Dio non sarebbe ciò che di più grande ecc. ecc. Insomma mi pare che quel concetto a priori di Dio sia concetto di una perfezione estensiva o cumulativa, che non so quanto collimi col concetto (se è veramente un concetto) che di Dio ha un uomo di fede, e in cui in ogni caso sembra assente un riferimento a quel bene assoluto senza il quale il suo essere rimane per così dire sterile e senza vita, un po’ come è quello, fissato da Spinoza, di un Dio che è la somma di ogni attributo e ogni modo, cioè un grande mare in cui tutte le onde finiscono per essere uguali. Ma naturalmente qui noi parliamo del concetto anselmiano e non del nostro (tuo o mio) concetto di Dio.
Quanto alla definizione dell’assoluto, credo che sarebbe una contraddizione in termini tentarla: dell’assoluto non si può dare definizione se non a patto di renderlo relativo – cioè l’assoluto si può sì cercarlo ma non possederlo.
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Dom Lug 20, 2008 2:24 pm

Ho capito, quindi questa è un'ulteriore critica alla prova di S. Anselmo, ovvero tu vedi, oltre al salto dal piano logico a quello ontologico, anche un vero e proprio fraintendimento nel concetto di Dio...
Non ci avevo mai pensato.
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Dom Lug 20, 2008 6:32 pm

….e scusandomi, Fato Avverso, di mettere forse ancora più disordine nelle tue idee, ecco una nuova interpretazione dell’argomento ontologico, che potrei mettere sotto il titolo: “Il vero credente è l’ateo”.
Sì perché non è la difficoltà di obbedire a Dio e agli ordini di una chiesa, non è lo sforzo di vincere il peccato ciò che può tormentare uno spirito come quello di Anselmo, ma proprio l’esistenza dell’insipiente cioè dell’ateo, facendogli intuire la miseria della propria fede anzi di ogni fede e la possibilità che l’ateo non sia il nemico di Dio ma il suo vero amico.
Il vero credente, si potrebbe pensare in un momento di follia, non è colui che rispetta la religione degli avi. Non è colui che si adopera per migliorare la religione. Non è colui che aspira a una religione ideale, una religione d’amore, una religione da conservarsi come viatico fino alla morte. Vero credente è colui che ha un’idea della fede talmente alta da non poterla riconoscere in nessuna religione presente, passata o futura, e un anelito di Dio che nessuna chiesa può soddisfare….Vero credente è colui che crede in qualcosa di così semplice e prossimo all’assoluto da rifiutare ogni dogma e ogni attributo che si possa donare a Dio – perfino quell’attributo dell’esistenza che per Anselmo era il sommo cui può arrivare il pensiero. Ma forse è questo il vero argomento ontologico: quello che afferma un Dio talmente sublime da non poterlo riconoscere in nessuna religione di questo pianeta: quindi un Dio che non c’è, perché un Dio che c’è non può essere Dio.
Un argomento in cui è difficile credere, se non assurdo? Eppure questa è l’essenza, è il cuore della fede, il cuore del cuore della fede: ciò che essa è nel suo germogliare prima di farsi parola o pensiero e prima di entrare nelle litanie di una chiesa.
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Dom Lug 20, 2008 9:58 pm

Contro S.Anselmo si potrebbe anche dire che vero credente non è colui che cerca razionalmente la prova dell'esistenza di Dio, ma ha fede in Lui incondizionatamente... No?


Ultima modifica di Fato Avverso il Lun Lug 21, 2008 8:12 pm, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: La perfezione   Lun Lug 21, 2008 8:22 am

Sì, Fato Avverso, e questa obiezione se la deve aver fatta lui stesso, considerato che se nel Proslogion, come si è visto, ha formulato quella prova a priori dell’esistenza di Dio che ha fatto epoca, basandosi sul principio che la ragione ha il compito di tradurre la certezza della fede in evidenza razionale (“intelligo ut credam”), nelle opere successive modifica il suo atteggiamento e afferma che è necessario porre la fede a fondamento dell’indagine razionale. Come vedi, un atteggiamento che non si oppone più alla posizione di Tertulliano (la fede basta a sé stessa, “credo quia absurdum”) e solleva problemi che travaglieranno la filosofia scolastica e che non sono stati evidentemente ancora risolti se noi, che cerchiamo ragioni, siamo accusati di ostinato relativismo…..
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