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 David Hume

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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Ven Ago 10, 2007 10:13 pm

Sai io credo che sia un pò sottovalutato anche se sicuramente ha il suo spazio tra i filosofi.
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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Sab Ago 11, 2007 1:07 am

Di più direi lo stesso carattere critico dell'uomo, attraverso il suo scetticismo ha mostrato come anche la stessa libertà delle nostre azioni non sia concepibile dalla stessa ragione mostrando un paradosso libero arbitrio-determinismo, secondo Hume se le tue azioni non fossero determinate dagli eventi passati, allora esse saranno completamente casuali e quindi saranno scollegate dal tuo carattere, i tuoi desideri, preferenze, valori, ecc. Allora come si potrebbe essere responsabili di azioni che non dipendono dal nostro carattere? E come si potrebbe ritenere qualcuno responsabile delle proprie azioni che, come abbiamo già detto, sono aleatorie?
Oltretutto Hume mette in discussione il principio di causa effetto che ha un suo fondamento nella storia della scienza e della ragione.

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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Gio Ago 16, 2007 10:05 am

Più che per le obiezioni a questa o quell’altra opinione scientifica, filosofica o semplicemente convalidata dal consenso comune (quali quelle dirette contro i concetti di causa, sostanza, o contro presupposti religiosi e morali) mi pare che Hume debba essere valutato per la sua capacità e il suo coraggio di mettere in dubbio il significato stesso della ragione e la fiducia di poter erigere su di essa un mondo della verità, cioè un sistema fisico o metafisico al riparo dal dubbio: un Hume, quindi, disposto – se fosse necessario - a mettere in crisi le stesse basi empiriche sulle quali sembra reggersi la sua filosofia e che si richiamano alla fine solo per la loro forza di opposizione. Può darsi che io vada troppo oltre, con questa interpretazione di Hume come scettico radicale, anzi come colui che sarebbe in grado di attuare veramente, e con logica più serrata, quel metodo del dubbio o quella epoché che vengono attribuiti a Cartesio come condizione per arrivare a una vera filosofia.
Con l’aggiunta che lo scetticismo non rappresenta per Hume una semplice premessa ma un risultato definitivo, a cui giunge dopo aver analizzato quelle che riteneva le vere e sole facoltà di conoscenza dell’uomo, in modo da ritenersi autorizzato a mettere in crisi le proposizioni di verità che l’uomo si è costruito, sia sul piano scientifico che metafisico, e naturalmente morale e religioso, in millenni di storia….Direi che ha fatto quello che Cartesio non ha fatto: dimostrare che il dubbio non è una tentazione satanica o l’invenzione di un filosofo in un momento di malinconia, ma ha una base reale, e che quindi la verità deve fare i conti con esso e non affidarsi a una formula fortunata tanto da arrivare a dimostrare l’esistenza di Dio. (Una trovata che può sembrare paradossale, questa immaginaria dialettica tra due filosofi che si trovavano, come si dice, su versanti diversi ed incomparabili, quali l’empirismo e il razionalismo).
Forse il limite di Hume sta nell’essersi fermato lì e non essersi chiesto, magari in un diario segreto, che cosa, oltre il fantasma di Dio, può opporsi a questo collasso dell’esperienza – ed è il punto sul quale s’impernierà il lavoro di Kant, riconoscente a Hume per averlo strappato dal dogmatismo ma proteso a rimettere insieme i brandelli della verità.
(Vorrei suggerire, senza pretesa di uscire da un’opinione privata, che lo scetticismo humiano non ha bisogno di difensori visto che sembra spingersi oltre il riconoscimento dell’infondatezza dell’io in un vortice nichilistico e senza ripari (se non l’illusione di cui ci fasciamo), mentre l’unica salvezza dall’abisso del dubbio potrebbe venire proprio da ciò cui egli si rifiutava di credere, cioè dalla verità assoluta: che è ciò che né lui né alcun altro filosofo scettico può controbattere, sostenuta com’è da un argomento ben più cogente di quello del “mentitore”. Poiché la verità assoluta c’è, anche se non la conosciamo e qualunque essa sia – fisica o metafisica, razionalismo o empirismo, Satana o Dio - e anche se – come lo scettico pensa – la verità non c’è: perché allora sarebbe questa, l’assoluta verità).
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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Ven Ago 17, 2007 8:39 pm

Bige ha scritto:
Mi spiace ma che la verità assoluta sia <che non esiste alcuna verità> è una palese contraddizione. Come può essere una verità che non esiste alcuna verità, se non esiste alcuna verità? L' abisso del dubbio quindi persiste, e probabilmente sempre persisterà.

Tertium non datur; oltre questo è contro il principio di non contraddizione e quindi se la tesi scettica è quella che non esiste alcuna verità, tanto meno una assoluta è assurdo andarla ricercare nella fede e in Dio, dove si parla di verità rivelate e dietro la cui speculazione c'è solo un rapporto di fiducia e non una vera e propria speculazione razionale effettuata tramite ricerche ed indagini filosofiche.

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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Lun Ago 20, 2007 12:28 pm

Mi pare, Bige, che tu sia d’accordo con me solo finché approvo Hume senza riserve, e che se uno scettico è portato a concludere che una verità assoluta non c’è è proprio questa la dimostrazione che crede in una verità assoluta e quindi ha torto. Ti sembra infatti impossibile che possa ritenersi verità il fatto che non esiste verità ed è inutile chiederlo a Hume. ….
Ci sono più cose in cielo e in terra di quante ipotizzi la filosofia, perché lasciando da parte la logica aristotelica che a questi livelli (ben oltre il cielo delle stelle fisse) forse non ha valore, proviamo a pensare se per noi – cioè per la nostra specie di “homo sapiens” - non è proprio così, almeno per ora e presumibilmente per un certo numero di anni avvenire: almeno se esisteranno ancora religiosi e filosofi che rifiutano ciò che dicono gli altri e credono solo in ciò che dicono loro. E supponiamo che esistano nel cosmo un milione (ma i cosmologi pensano di più) di pianeti simili al nostro, con tanto di evoluzione biologica e comparsa di specie intelligenti (o quasi): mi sai dire se tutti sarebbero d’accordo che la verità esiste ed è quella che vedi tu? Del resto tu concludi dicendo che l’abisso del dubbio persiste e persisterà sempre….Ma è qui il punto cruciale, poiché proprio se non lo si raggiunge, cioè è soltanto una meta, l’assoluto è davvero assoluto, e non si potrà mai dubitare che esista, magari un soffio oltre il nostro cervello. E questo è l’unico conforto possibile per chi muore senza essere in possesso della verità, ed è anche l’unica confutazione possibile da rivolgere a uno scettico quasi assoluto come David Hume.
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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Mer Ago 22, 2007 8:34 pm

Bige ha scritto:
Ma è proprio qui che sbagli: io non credo un bel niente e non sono in grado di stabilire un accidente in quanto non ho gli strumenti necessari per farlo. E che dir si voglia nessun altro li ha. Io non credo ne che esista una verità, ne che non esista. Semplicemente non lo so e l' unica cosa che vedo davanti a me con certezza è il dubbio.

Forse il sapere è sempre in crescita, come un albero a infinite ramificazioni, appena si arriva al termine di un ramo si nota che la punta ha milioni di ramificazioni e così via, forse non è necessario averla totale ma assolutizzare piuttosto quelle che già abbiamo e che avremo sicché il nostro bagaglio di conoscenze potrà tendere solo all'infinito.

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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Ven Ago 24, 2007 3:47 pm

Come - Bige - noi hai verità? Ma se dici: “io non credo un bel niente e non sono in grado di stabilire un accidente in quanto non ho gli strumenti necessari ….e nessun altro li ha….non credo né che esista una verità, né che non esista, ecc. ecc:”: e non è questa un’affermazione, della tua verità, ben netta e scandita visto che nemmeno aggiungi - come qualche scettico ha fatto - che non credi neppure in quello che dici (e sarebbe ugualmente un’affermazione di verità)? Credi pure: nessuno si sottrae alla morsa della verità, anzi dell’assoluta verità – anche se non sa formularla e anche se essa prende l’aspetto di una non-verità. E’ il famoso e imbattibile paradosso che investe lo scettico - anche se aspira all’alloro di nichilista.
Questo non significa (tanto per passare alla seconda parte del tuo messaggio) che non si possa, piuttosto che proclamare, cercare questa verità – confortati dal fatto che anche lo scettico in fondo ci crede - cioè che non si possa o si debba passare dal vento nero di una verità che fugge davanti a noi, alla possibilità di coglierne qualche lembo, per non dire di arrivare a comprendere che cosa essa sia. C’è il rischio infatti che tutto si risolva in un singhiozzo di nausea davanti alle mille formule che religioni e filosofie hanno sgranato in un ininterrotto rosario. E forse la verità a cui potrò arrivare io non sarà tanto dissimile da ciò che senti dentro di te, e che bisogna avere il coraggio ancora e sempre di interrogare anche se ciò non ti salva dalla condanna mortale che pesa su noi e sull’intero universo. Come vedi, quello che dico non è il discorso di un ottimista. E chi può essere ottimista davanti agli orrori che ci circondano e al pullulare di favole che li giustificano? O è questo – questo nulla che forse oggi ancora non c’è ma sicuramente verrà e non lascerà scampo, la sola grazia in cui possiamo sperare? La catarsi della tragedia e la sola prova della bontà di un dio?
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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Sab Ago 25, 2007 6:15 pm

Nietzsche non mi pare un modello cui tu - bige - ti possa appellare, vista la quantità di asserzioni apodittiche che costellano i suoi aforismi, mentre le obiezioni sono da lui mosse alle verità espresse dagli altri e usate come mezzi, talvolta solo emotivi (= risentimenti), per affermare il suo diritto a dire una verità. ….Penso che saprai distinguere, d’altra parte, fra il credere a quelle "certezze immediate" di cui accusi gli intellettuali e il credere in una verità che esiste anche se non sappiamo vederla e tanto meno esprimerla con l’eleganza di Nietzsche. Ma, del resto, che scopo ha questo dibattito? Io dico soltanto che la selva di dubbi che ti gremiscono esiste in quanto una verità assoluta esiste, senza per questo consigliarti di andarne in cerca ma anzi spingendoti ad affilare le armi contro chiunque mostri di avere una fede – ben ricordando che chi, come Cartesio, non è andato a fondo coi dubbi, ne diviene una vittima.
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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Dom Ago 26, 2007 7:07 pm

Certo che bisogna coltivare il dubbio, Bige, e in maniera ben più radicale di come lo usa, per esempio, Cartesio. Ma non vedi che più si estende il dubbio e più si rafforza la certezza di una verità assoluta? Infatti, perché dubitiamo, perché nessuna posizione raggiunta ci basta, se non perché anche estendendo all’infinito l’orizzonte del dubbio, ci sarà sempre questa chimera intatta della verità?
Dunque vedi che cosa mi spinge a essere certo che una verità assoluta ci sia? Proprio il fatto che non la raggiungiamo – e non è una mossa teatrale ma perfettamente logica, di quella logica che, quando è assoluta, diventa fede (la fede nella verità, non una fede religiosa!). Perché la verità assoluta (ed ecco che vengo a spiegarti la mia certezza) non è determinata e quindi non può essere posta in dubbio: può essere questo o quello, può essere una verità fisica (se solo l’universo fisico esiste) o una verità metafisica (se esiste qualcosa come l’atto puro aristotelico o il Dio dei cristiani), può essere che l’essere sia tutto come voleva Parmenide o che equivalga all’acqua, al fuoco, al nulla. Alla volontà shopenhaueriana, al sì detto da Nietzsche alla vita….Ebbene? ma una verità assoluta ci deve essere, anche se non sappiamo afferrarla, e perfino se la verità assoluta è che noi siamo pazzi e che essa quindi non c’è – così come credi tu: e dunque anche tu, con la verità che è solo tua e di nessun altro, credi nell’assoluto (o soltanto lo cerchi? – il che sarebbe un impegno forse più modesto ma condivisibile).
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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Lun Set 03, 2007 6:14 pm

Ma noi non stiamo parlando di una cosa o un fantasma qualsiasi come gli uomini K, fossero pure i nostri padroni, ma della verità assoluta! Cioè di quella verità che – qualunque cosa sia (ho detto, a titolo di esempio: essere o nulla, fisica o metafisica, dio o satana ) ci mostra che cosa è vero non a livello meridiani o paralleli, ma nel centro stesso del mondo….cioè quello che qualsiasi filosofo vorrebbe – a rischio anche di un salto mortale – aver colto per poterlo mettere al centro del suo sistema….. e se tu affermi che non è questo che cerchi, ma soltanto una tua personale verità, cioè un’opinione, ho paura che un giorno o l’altro ti verrà a trovare il fantasma di Parmenide, che ha professato agli albori della filosofia la stessa logica a cui io, umilmente, ho osato rifarmi.
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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Gio Set 06, 2007 6:54 pm

[<La scoperta delle leggi dei numeri é stata fatta in base all'errore già in origine dominante che ci siano più cose uguali (ma in realtà non c'é niente di uguale), o che perlomeno ci siano cose (ma non ci sono 'cose'). L'ammissione della molteplicità presuppone sempre già che ci sia qualcosa che si presenta come molteplice: ma proprio qui regna già l'errore, qui già fingiamo esseri e unità che non esistono. Le nostre sensazioni di spazio e di tempo sono false, giacchè, vagliate conseguentemente, conducono a contraddizioni logiche. In tutte le determinazioni scientifiche noi calcoliamo sempre inevitabilmente con alcune grandezze false: ma, poichè queste grandezze sono per lo meno costanti, come ad esempio la nostra sensazione dello spazio e del tempo, i risultati della scienza acquistano lo stesso perfetto rigore e sicurezza nella loro reciproca connessione; su di essi si può continuare a costruire- fino a quell'ultimo limite, dove le erronee premesse, quegli errori costanti, riescono in contraddizione con i risultati................. Le leggi dei numeri sono totalmente inapplicabili: esse valgono solo nel mondo umano. E' illusione che conosciamo qualcosa quando abbiamo una formula matematica per ciò che avviene: abbiamo solamente indicato, descritto: nulla di più!>]

Traduzione : descrizione di un fenomeno non vuol dire conoscere cosa sia quel fenomeno nè perchè esso avvenga.

Conseguenza : per l'uomo è impossibile conoscere il cosa e il perchè (non so per il superuomo)
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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Ven Set 07, 2007 12:11 am

[No, neanche il superuomo può. Ma il superuomo nemeno necessita di sapere il cosa ed il perchè. Egli non cerca più ragioni ed abbraccia l' ignoto e l' irrazionale, vivendo la vita nella sua interezza senza il bisogno di alcuna giustificazione.]

Mmmh.......Un pò un "carpe diem".........Non so se si tratta proprio del super uomo, ma detto così lo posso condividere, anche se, personalmente, ho un'innata curiosità che, come quei bambini rompib.....con gli occhialetti, mi porta sempre a chiedere...perche ?
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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Mer Set 12, 2007 7:21 pm

Bige ha scritto:
marius1936 ha scritto:
Mmmh.......Un pò un "carpe diem".........Non so se si tratta proprio del super uomo, ma detto così lo posso condividere, anche se, personalmente, ho un'innata curiosità che, come quei bambini rompib.....con gli occhialetti, mi porta sempre a chiedere...perche?
Innanzi tutto scusa per il ritardo dela mia risposta ma in questi giorni non ho avuto un solo momento libero...
Come sai Nietzsche non era un sistematico, e rispondere alla tua domanda a bruciapelo soddisfacentemente è un pò complicato. Il superuomo è colui che è in grado di accettare la dimensione tragica e dionisiaca dell' esistenza, di dir di si alla vita, di reggere la morte di dio e la perdita delle certezze assolute, di far propria la prospettiva dell' eterno ritorno, di emanciparsi dalla morale (e quindi dal cristianesimo), di porsi come volontà di potenza, di procedere oltre il nichilismo, di affermarsi come attività interpretante e prospettica. Questo è il superuomo. Egli non ha bisogno di sistemi che giustifichino la sua esistenza perchè accetta il turbine travolgente e privo di senso che la vita è.

Non ti preoccupare.......Come avevo anticipato ho fra le mani un'edizione TET del 1934 di "Così parlò Zaratustra", curata da Barbara Allason....

Ho cominciato a leggerlo con qualche idea "preconcetta", ma poi mi ha riservato delle sorprese....
Non lo ho letto tutto, ma, se posso, vorrei esporti alcune mie impressioni...
Anzitutto è un testo che si presta facilmente a forzature e strumentalizzazioni per chi non ha gli "anticorpi intellettuali" atti a "decriptarlo"....
Poichè è un testo che non deve essere letto necessariamente secondo un ordine, ho cominciato dalla "libera morte" che mi ha chiarito cosa dice, sia pur tra le righe, N. in merito alla maniera di sfuggire alle insidie dell'eterno ritorno........Lascio a te eventuali ulteriori considerazioni che io preferisco evitare........
Andando avanti nella lettura ho tratteggiato i lineamenti di uno strenuo "cercatore"........
Il suo mi pare un urlo di protesta e di dolore causato dalla consapevole incapacità di trovare ciò che cerca.....E contemporaneamente una splendida invettiva (da traslare, direi, al giorno d'oggi) sull'ipocrisia dei comportamenti umani, giocata con l'arma dei paradossi e dello scandalo (soprattutto in chiave anticlericalista).
Il superuomo, quindi, come rifugio e al tempo stesso reazione da "sbattere in faccia" a chi (o Chi) non sa dare alcuna risposta alle domande più profonde dell'animo umano....
Penso che non condividerai questa interpretazione, ma, ti assicuro, è scevra da ogni approfondimento di critica letteraria e fatta "a caldo" dalla semplice lettura, sia pure parziale, del testo......
Io poi sono un "impressionista" Rolling Eyes
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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Ven Set 14, 2007 10:36 am

Bige ha scritto:
marius1936 ha scritto:
Sono d' accordo che Così parlò Zarathustra non sia un testo che debba essere letto necessariamente secondo un ordine, tuttavia a patto che si conosca bene il suo pensiero. In caso contrario la lettura casuale può dare luogo a terribili fraintendimenti. Ho l' impressione (correggimi se sbaglio) che tu abbia inteso che Nietzsche consigli il suicidio come mezzo per sfuggire all' eterno ritorno, ma se è così ti sbagli. Infatti, la prima reazione di fronte all' eterno ripertersi del tutto -il terrore ed il senso di "peso"- è propria dell' uomo, mentre la gioia entusiastica per "l' eterna sanzione" dell' essere si manifesta come tipica del superuomo e della sua accettazione totale della vita. Non è un caso che l' eterno ritorno, secondo Nietzsche, sia lo spartiacque tra gli uomini ed i superuomini: guarda a proposito il capitoletto (anche se è quello di comprensione più difficile) "La visione e l' enigma".

[/i].


Ho riportato nel topic l"eterno ritorno" alcuni passi della "libera morte" che, quanto meno, fanno pensare che N., se non cerca il suicidio, certo non è disposto a morire di vecchiaia nel suo letto.....
In questo rincorrere la morte ci vedo quasi una notazione "romantica" (vedi la morte su campo di battaglia) del tipo : "Fratelli, ciò che facciamo in vita riegheggia nell'eternità".............

Quanto alla "visione e l'enigma", riporto questo stralcio che vorrei tu mi spiegassi....

""Chi è il pastore, cui il serpente strisciò in tal modo entro le fauci ? Chi è l'uomo cui le più grevi e le più nere fra le cose strisceranno nelle fauci ?
Il pastore poi morse, così come gli consigliò il mio grido e morse bene !
Lontano da sè sputò la testa del serpente ; e balzò in piedi. Non più pastore, non più uomo - un trasformato, un circonfuso di luce che rideva !
Mai al mondo aveva riso un uomo come lui rise !
Oh fratelli, udii un riso che non era di un uomo e ora mi consuma una sete, un desiderio nostalgico, che mai si placa.
La nostalgia di questo riso consuma : come sopporto di vivere ancora !
Come sopporterei di morire ora !"

A me pare, correggimi se sbaglio, una nostalgia di D-o, come scriverebbe qualcuno qui nel forum.... Rolling Eyes
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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Mar Set 18, 2007 7:46 pm

Bige ha scritto:
Come ti avevo già preannunciato La visione e l' enigma è il passo di più difficile comprensione all' interno dello Zarathustra. Esso può essere interpretato in molti modi, tuttavia il senso generale di questa "parabola" è riconducibile al tema dell' eterno ritorno: L' uomo (=il pastore) può trasformarsi in creatura superiore e ridente (=il superuomo), solo a patto di vincere la ripugnanza soffocante del pensiero dell' eterno ritorno (=il serpente, simbolo della circolarità), mediante una decisione coraggiosa nei suoi confronti (=il morso alla testa del serpente).
Ogni istante ha valore in quanto tale. Accettare ciò implica una metamorfosi, vuol dire andare oltre l'uomo. Dopo essersi liberato dal serpente, il pastore è un uomo nuovo, anzi, un superuomo; egli ride, accetta ogni momento della vita per se stesso, senza derivarne il senso dal passato o dal futuro. Ecco qui spiegato lo spartiacque tra uomini inferiori e superuomini che l' eterno ritorno è, e del quale ho parlato nel post precedente.

Mmmh......D'accordo......Ma allora mi chiedo qual'è il concetto di etica in N. ?
Continuando a leggere, infatti, sebbene con toni duri e aspri N. predica un'etica del bene.........Una sua morale che, sia pure nella "ripugnanza" che, a suo dire, gli suscita è, cmq. una morale condivisibile.
Non ti pare che questo sia un "compromesso" a cui N. stesso scende ?
Dovendo tirare le somme e "staccare" realmente la testa del serpente, mi sarei aspettato toni ben più aspri.......Quei toni tipo il diritto a prevalere del più forte, la selezione della razza, il superuomo inteso come colui che, resosi conto che le leggi dell'esistenza sono dominate dal principio dell'evoluzione fisica e intellettuale, educa se stesso egli altri ad agire freddamente per porsi in questo olimpo da cui godere pienamente della propria consapevole superiorità..........Insomma quei concetti "deviati" o "strumentalizzati" di cui si parlava e che io non ho riscontrato........

Come, invece, ho intuito un profondo travaglio interiore dovuto al credere nell'eterno ritorno e, al contempo, non volerne accettare le estreme conseguenze (tra cui l'inutilità dell'etica o della morale, se non quella edonistica ed egoistica).......Un cortocircuito, insomma......
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MessaggioTitolo: Re: David Hume   Mar Giu 24, 2008 6:49 pm

Bige ha scritto:
...non riesco ancora a comprendere che cosa ti spinga ad essere così certo dell' esistenza di questa "verità assoluta". Ma in fondo, che cosa intendiamo esattamente con verità assoluta? E soprattutto, abbiamo veramente bisogno di questa verità assoluta? Perchè l' uomo non ha il coraggio di abbracciare invece l' incerto, l' instabile, il dinamico? Perchè preferisce ancora il falso al dubbio? E quanto dolce ed innocente sarebbe il mondo, nel dubbio! Quale dignità assumerebbe l' uomo, nel dubbio! Di quale ammirazione e rispetto sarebbe degno l' uomo, spogliato del certo -del vero! Ma sto solo vaneggiando: una cosa del genere non accadrà mai, almeno non finche io sarò ancora vivo. Ora questo modus cogitandi è solo di pochi, pochissimi, forse soltanto mio. E ciò non fa altro che accrescere la mia amarezza...

Io credo che, paradossalmente, l'uomo abbracci il dubbio nello stesso momento in cui si convince che debba esistere una verità assoluta. Quando si parla di verità assoluta, si ha sempre l'impressione che si parli di un luogo dorato e celestiale posto in chi sa quale meandro dell'universo, un qualche cosa di perfetto e ammaliante- sembra quasi il piacere infinito del buon Leopardi-; eppure, niente vieta che la verità assoluta non sia, invece, una banalità, un qualche cosa per cui non valeva nemmeno la pena di mettersi a cercare.
Tant'è che la maggior parte degli individui, coloro, ovvero, che non pensano alla possibile assoluta verità, nemmeno si avvalgono del beneficio del dubbio, poichè non ritengono un loro interessa dubitare di conoscere o meno quel qualcosa, poichè quel qualcosa non è nemmeno un loro interesse.
Al contrario, invece, l'uomo dubita della sua conoscenza nel momento in cui si convince che, al di là delle mille possibili antinomie, deve esistere una verità, che seppur ci sfugge, essa dev'essere vera, e deve rendere falsi tutti i suoi contrari.
Dunque, ripeto, nel momento in cui dubiti della tua conoscenza, ammetti che deve pur esiste qualcosa di intelleggibile o meno che tu non conosci. E, inversamente, solo ammettendo una verità assoluta che trascenda dalla verità soggettiva, puoi dubitare.
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